Il Btp decennale torna a rendere il 4%: ecco cosa significa per i portafogli obbligazionari
Il Btp decennale torna a rendere il 4%: ecco cosa significa per i portafogli obbligazionari
L’incertezza geopolitica e la volatilità del petrolio continuano a pesare sui titoli di Stato, che prezzano sempre più una nuova stretta monetaria della Bce

di Marco Capponi 11/08/2026 11:55

Ftse Mib
53.716,90 13.21.48

+0,10%

Dax 30
26.345,77 13.21.58

+0,08%

Dow Jones
53.975,98 13.14.58

-0,11%

Nasdaq
26.605,73 7.25.15

-0,32%

Euro/Dollaro
1,1542 13.06.54

-0,09%

Spread
78,36 13.36.38

+0,12

Continua la pressione sui titoli di Stato europei ed italiani. Nella mattinata di martedì 11 agosto il Btp decennale ha superato di nuovo - l’ultima volta in chiusura era stata il 31 luglio - il 4% di rendimento.

Una dinamica che in realtà interessa in modo sincronizzato tutti i principali titoli sovrani dell’Eurozona: anche il Bund tedesco, infatti, è tornato al 3,2%. Per questo lo spread, il differenziale tra i due titoli, rimane sostanzialmente stabile tra 78 e 79 punti base.

Cosa sta succedendo

La dinamica in atto è figlia delle aspettative su un nuovo rialzo dei tassi da parte della Bce, che si inserisce in un contesto di forte incertezza geopolitica e di volatilità sulle materie prime energetiche, con il prezzo del petrolio ancora in crescita per il secondo giorno consecutivo dopo che il raffreddamento delle prospettive di una tregua rapida in Iran.

«L'atteggiamento attendista della Banca Centrale Europea, con particolare attenzione agli effetti di secondo impatto sull'inflazione e all'evoluzione dei mercati energetici, suggerisce un'elevata probabilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base a settembre», spiega Mauro Valle, head of fixed income di Generali Asset Management. «Eventuali ulteriori interventi dipenderanno dall'evoluzione dei dati macroeconomici e del quadro inflazionistico».

Le forti vendite sui Treasury Usa

Contestualmente, da qualche seduta a questa parte si sta assistendo a un ciclo di vendite sul Treasury Usa, con il decennale che ora rende circa il 4,7%. «Il mercato sta iniziando a interrogarsi sulla credibilità della Fed» di Kevin Warsh, «con un rischio crescente che la banca centrale resti in ritardo rispetto all’evoluzione del ciclo inflazionistico», evidenzia Valle.

I rendimenti dei T-bond, attualmente sopra il 4,7%, «i collocano nella parte alta del range osservato negli ultimi mesi. Tuttavia, non si possono escludere ulteriori rialzi, soprattutto qualora le aspettative di breakeven inflation dovessero tornare a salire», segnala l’esperto.

Le implicazioni per il portafoglio

In questo contesto, Valle si mostra ottimista verso il Btp, anche alla luca della tenuta dei conti pubblici e dei dati macro italiani. «I Btp hanno risentito del rialzo generalizzato dei tassi, ma un contesto economico ancora solido dovrebbe favorire un restringimento dello spread» sotto gli 80 punti base, «a condizione che l'incertezza politica rimanga contenuta».

Al contrario, sottolinea l’esperto, «la Francia presenta prospettive meno favorevoli: i rischi politici potrebbero aumentare dopo l'estate, con l'avvicinarsi della competizione presidenziale e il permanere delle preoccupazioni legate alla sostenibilità dei conti pubblici». Alla luce di ciò, l’allocazione del money manager «continua a privilegiare i titoli di Stato italiani, affiancati da posizioni lunghe su obbligazioni dell’Unione Europea, titoli governativi spagnoli e greci, mentre permane una sottoponderazione dei titoli francesi».

Per quanto riguarda il posizionamento sulla curva dei rendimenti, «la strategia continua a favorire le scadenze brevi e intermedie, mantenendo al contempo una posizione corta sul tratto lungo della curva, in particolare sul segmento trentennale, ritenuto più esposto a pressioni al rialzo dei rendimenti». (riproduzione riservata)