????Il cambiamento climatico non aspetta le scelte politiche. Tradotto: bisogna muoversi con le decisioni riguardo le concessioni idroelettriche. Questo il messaggio che ha voluto mandare Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, durante la presentazione, presso la diga di Cancano in Valtellina, di un nuovo robot subacqueo utile alla manutenzione degli invasi idroelettrici.
«Al settore idroelettrico italiano servono circa 15 miliardi di euro di investimenti. Noi abbiamo 2 GW di capacità su 21 totali in Italia, quindi avremmo a budget oltre 1 miliardo di investimenti», ha detto Mazzoncini. «Queste operazioni vanno fatte assolutamente perché la morfologia delle montagne è cambiata, gli impianti erano progettati su una configurazione dei ghiacciai che non esiste più». E ha aggiunto: «Se aspettiamo la scadenza di tutte le concessioni nel 2029 che poi vengono assegnate con gara, gli investimenti non partiranno prima del 2031 o 2032. Bisogna muoversi a fare la quarta via».
L’Italia spinge per un rinnovo delle concessioni attraverso un sistema che prevede una negoziazione con gli attuali gestori - con l’intervento di Arera - per garantire che la remunerazione sia corretta e una parte dell’energia venga rilasciata ai settori energivori attraverso l’idro release. Questa sarebbe una strada per l’affidamento alternativa rispetto alla gara pubblica, all’affidamento in house o al parternariato pubblico privato. Mazzoncini pensa che uno schema del genere potrebbe funzionare, ma occorre perfezionarlo a livello nazionale e negoziarlo con l’Europa: «La finalità di tutto il Pnrr era accelerare gli investimenti, la nostra convinzione è che questa quarta via sia completamente coerente con le finalità del piano».
L’ostacolo principale a questa quarta via sono gli accordi presi dall’Italia con l’Europa nell’ambito del Pnrr, che vincolano Roma a fare gare pubbliche per gli impianti. Si tratta di un unicum nel continente, infatti la Francia ha da poco adottato un meccanismo di autorizzazione e proroga agli attuali gestori molto simile alla soluzione che si vorrebbe applicare anche a livello nazionale.
Senza il rinnovo delle concessioni, le aziende non riescono a investire sul territorio tutte le risorse che servirebbero per innovare ed efficientare le dighe. In attesa di una decisione, A2A va avanti con altri interventi di miglioria e oggi, 17 settembre, ha presentato un innovativo robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza necessità di svuotarlo. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Watertracks, società francese specializzata in soluzioni robotiche avanzate.
Basti pensare che oggi per pulire il fondale si usa prevalentemente la fluitazione: un'operazione che richiede lo svuotamento dell'invaso e l'utilizzo dell'acqua per trasportare a valle il materiale, con tempistiche spesso lunghe. Un intervento del genere per la diga di Cancano significa perdere una quantità d’energia pari alla produzione in un anno di 10mila impianti solari da 3KWh. «Di fronte agli effetti del cambiamento climatico, innovare significa ripensare la gestione delle nostre infrastrutture: utilizzare la robotica per rendere più efficiente la manutenzione degli invasi contribuisce a tutelare una risorsa preziosa come l’acqua, a beneficio sia della produzione di energia green sia dei territori», ha dichiarato Mazzoncini.
Il progetto, denominato Teti in onore della dea greca dell’acqua, ha l’obiettivo di rendere più efficiente il sistema in attesa di poter fare interventi ancora più importanti. Si tratta di un tassello in più sulla strada che porta alla decarbonizzazione, anche se l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 sembra irrealistico: «Non abbiamo una soluzione per raggiungere questo traguardo», ha spiegato l’ad di A2A. «Sappiamo che le rinnovabili potranno fare tanto, ma non se il nucleare ci sarà e in che modo verrà implementato. L'unica cosa che sappiamo è che dobbiamo continuare a popolare la nostra “cassetta di attrezzi” e trovare soluzioni innovative».
In pratica, il robot è un mezzo cingolato che opera direttamente sul fondale. Due frese rotanti laterali smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa e trasferito in un'area dedicata, lontano dalle prese d'acqua. La sperimentazione del nuovo mezzo dovrebbe concludersi a ottobre e i risultati sono promettenti. Adesso A2A punta a estendere questa tecnologia a tutti i suoi impianti idroelettrici e potenzialmente anche ad altri bacini idroelettrici sul territorio nazionale. (riproduzione riservata)