Icop vara l’aumento di capitale per l’ops su Trevi
Icop vara l’aumento di capitale per l’ops su Trevi
Dal cda via libera alla ricapitalizzazione da 8,7 milioni. La società riduce al 66,67% la quota per rendere efficace l’operazione e vede sinergie per 140 milioni l’anno. Ma deve battere Webuild

di Sara Bichicchi 21/08/2026 02:00

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Icop va avanti con l’ops su Trevi. La società della famiglia Petrucco, specializzata in trivellazioni e fondazioni speciali per infrastrutture, ha deliberato ieri un aumento di capitale da 8,7 milioni di euro (più sovrapprezzo) a servizio dell’offerta pubblica di scambio (ops) lanciata a fine giugno sul competitor. Il cda di Icop ha deciso anche di ridurre al 66,67% dei diritti di voto la soglia minima perché l’operazione vada in porto.

L’ops è completamente carta contro carta e prevede che per ogni azione Trevi portata in adesione siano assegnate 0,133 nuove azioni Icop. Sulla base dei prezzi di chiusura del 26 giugno scorso, ultima seduta prima dell’annuncio al mercato, il corrispettivo valorizza un’azione Trevi 4,163 euro, con un premio del 20,1% calcolato alla stessa data.

La sfida con Webuild

Icop deve però battere la concorrenza di Webuild. Il colosso delle costruzioni, già azionista di Trevi con quasi il 5%, è sceso in campo con un’offerta pubblica di acquisto (opa) concorrente. La proposta in questo caso è di 4,5 euro per azione, tutti in contanti, con un esborso massimo di 280 milioni per Webuild.

Il 29 giugno, giorno della comunicazione dell’opa, queste condizioni implicavano un premio di circa il 4,2% rispetto al giorno precedente e del 29,8% sulla quotazione del 26 giugno, prima dell’iniziativa di Icop. Il 20 agosto il titolo di Trevi ha terminato la seduta invariato a 4,6 euro, mantenendosi a un livello superiore a entrambe le offerte.

L'esame della Consob e le richieste di chiarimento

Nel frattempo sia Icop sia Webuild hanno depositato presso la Consob il documento d’offerta. L’Authority guidata da Guido Stazi non si è ancora espressa sul materiale di Webuild, consegnato un paio di giorni fa, mentre il 13 agosto ha chiesto informazioni aggiuntive a Icop, sospendendo i termini dell’istruttoria per massimo 15 giorni.

Il piano industriale di Icop e la crescita con Trevi

Icop ha inoltre richiesto (e ottenuto) il passaggio dal mercato Egm al listino principale e ha varato un piano industriale stand alone che punta a un fatturato di 900-950 milioni nel 2029 con un ebitda di 170-190 milioni. Il punto di partenza sono i 428 milioni di ricavi (+135%) del 2025. Ma con Trevi i conti cambiano.

I Petrucco stimano infatti vendite aggiuntive tra 120 e 140 milioni all’anno e un boost compreso tra 55 e 75 milioni a livello di ebitda. Se l’acquisizione andasse in porto Icop potrebbe, quindi, arrivare a 1,7 miliardi di vendite aggregate nel 2029, con un ebitda rettificato che balzerebbe a 280 milioni stando alle proiezioni del piano industriale. (riproduzione riservata)