Icop, Equita alza il target dopo i conti. Norges è azionista con lo 0,35%
Icop, Equita alza il target dopo i conti. Norges è azionista con lo 0,35%
Il broker promuove Icop a buy dopo un semestre sopra le attese. Sullo sfondo la sfida per Trevi, mentre il fondo sovrano norvegese entra nel capitale con una quota dello 0,35%

di  di Elena Dal Maso 12/08/2026 14:50

Ftse Mib
53.795,99 16.33.40

+0,17%

Dax 30
26.399,21 16.33.52

+0,03%

Dow Jones
53.793,13 16.38.39

+0,00%

Nasdaq
26.604,28 16.33.51

+0,60%

Euro/Dollaro
1,1552 16.18.41

+0,07%

Spread
77,20 16.48.55

+0,06

I conti del primo semestre e il nuovo piano industriale rafforzano la scommessa di Icop su Trevi, proprio mentre si accende la sfida con Webuild per il controllo della società di Cesena. Equita Sim, advisor finanziario di Icop nell’offerta pubblica di scambio (ops) su Trevi, promuove il titolo da hold a buy e alza il target price da 34,50 a 37 euro, indicando un potenziale di rialzo di circa il 27% rispetto alle quotazioni correnti. Nel frattempo, dai dati sulle partecipazioni pubblicati da Norges Bank IM emerge che il fondo sovrano norvegese detiene lo 0,35% di Icop.

Semestre sopra le attese

I ricavi di Icop sono saliti del 79% a 287 milioni di euro nel primo semestre, contro i 270 milioni attesi dal broker, mentre l’ebitda è raddoppiato a 52 milioni (+101%), rispetto ai 46 milioni stimati. Il margine ebitda ha superato il 18%, oltre il 17% previsto da Equita. La posizione finanziaria netta è negativa per 171 milioni, quindi con liquidità netta, sostanzialmente in linea con le attese. Il portafoglio ordini si mantiene a 1,5 miliardi, considerando i contratti già firmati, pari a circa 2,9 volte i ricavi del 2025. La società ha inoltre confermato la guidance per il 2026.

Il nuovo piano

Il nuovo business plan 2026-2029 prevede una crescita media annua dei ricavi del 16% e dell’ebitda del 18%. Secondo Equita, la visibilità è sostenuta dal backlog, da un book-to-bill superiore a 1 (il rapporto tra nuovi ordini acquisiti e ricavi realizzati nello stesso periodo). La crescita dovrebbe essere alimentata dall’espansione delle attività nelle fondazioni negli Usa, dallo sviluppo del microtunnelling in Europa e negli Stati Uniti e dall’accelerazione dei lavori marittimi. Il broker ha alzato del 4% la stima dei ricavi 2029, a 907 milioni, e del 6% quella sull’ebitda, a 172 milioni, portando il target stand alone a 37 euro. Equita vede inoltre un potenziale target fino a 42 euro per Icop nell’ipotesi di successo dell’ops su Trevi. Il gruppo combinato diventerebbe, secondo il broker, il quarto maggiore operatore globale specializzato nell’ingegneria del sottosuolo.

La sfida per Trevi

È proprio l’operazione su Trevi a rappresentare il principale catalizzatore. Il 28 giugno Icop ha promosso un’ops volontaria sul 100% di Trevi Finanziaria Industriale, con un rapporto di concambio di 133 azioni Icop ogni 1.000 azioni Trevi. L’operazione è subordinata al raggiungimento di almeno il 90% dei diritti di voto e al delisting di Trevi. A fine luglio Webuild ha però presentato un’offerta concorrente in contanti a 4,50 euro. Secondo Equita, la combinazione Icop-Trevi presenta una forte complementarità geografica e industriale: Icop è più esposta ai mercati privati europei e statunitensi, mentre Trevi ha una maggiore presenza nel settore pubblico Usa, in Medio Oriente e nell’area Asia-Pacifico.

Sinergie e valutazioni. Il management di Icop stima a regime, nel 2030, ricavi aggiuntivi per 120-140 milioni e 55-75 milioni di ebitda grazie alla combinazione. Secondo Equita, nel 2029 il gruppo combinato potrebbe raggiungere 1,7 miliardi di ricavi e oltre 300 milioni di ebitda, con un margine vicino al 18% e un incremento dell’utile per azione del 24%. (riproduzione riservata)