A poco più di un mese dall’attacco all’Iran di Usa e Israele si vedono già gli effetti della guerra sul turismo in Italia ed è possibile fare qualche previsione in vista dell’estate.
Secondo un’analisi di Lybra Destination, l’hub di intelligence turistica di Zucchetti Hospitality, i flussi di visitatori dall’estero non si sono fermati e proseguiranno durante l’estate, sebbene in maniera differenziata di città in città e, soprattutto, sulla base del luogo di provenienza dei turisti.
Uno dei primi effetti della guerra è stato un calo dei voli in tutto il mondo. Il timore per l’escalation e di nuovi blocchi ha portato a una diminuzione del 58% delle ricerche di biglietti aerei per l’Italia dal 28 febbraio, data dell’inizio del conflitto, mentre durante la prima settimana di guerra si è visto un ribasso delle ricerche alberghiere tra il 4% e il 7%.
Un fenomeno prevedibile, anche se nei giorni successivi il traffico di ricerche di strutture ricettive in Italia ha ricominciato ad alimentarsi, o meglio, a ricomporsi in maniera diversa rispetto a prima.
Una brusca frenata si osserva da parte dei turisti asiatici, che per venire in Italia affrontano viaggi a lungo raggio e prenotano con largo anticipo: fattori disincentivanti in un periodo di grande instabilità internazionale.
A compensare questo deficit, però, ci pensano europei e nordamericani: consumatori più flessibili, da un lato, e più attendisti rispetto all’idea di cancellare un viaggio.
Se quindi il traffico aereo registra nel complesso un calo dell’1,6% rispetto a un anno fa, la leva più importante in un momento di incertezza diventa il prezzo: il segmento low cost cresce del 2,6%, mentre i grandi hub internazionali scendono del 4,9%.
Crescono i viaggiatori provenienti da Canada (+5%), Germania (+2%), Regno Unito (+1%) e il turismo domestico (+3%).
A diminuire di più sono i turisti australiani (-19%), che, quale ulteriore elemento negativo, spesso fanno scalo a Dubai o comunque in Medio Oriente per arrivare in Europa.
Un altro fattore che nota Lybra Destination è la percezione del rischio da parte dei viaggiatori provenienti da alcuni Paesi. Diminuiscono, per questo motivo, le presenze in Italia di francesi (-12%), spagnoli (-10%) e statunitensi (-9%).
Quali città subiranno maggiormente questi cali in estate? Tendenzialmente quelle interessate da un turismo intercontinentale e business, molto sensibile agli shock geopolitici. Così Venezia (-15%), Milano (-12%) e Firenze (-4,7%) saranno le città a soffrire maggiormente, a livello turistico, la crisi internazionale in atto.
Analizzando le prenotazioni estive, ci sono luoghi che al contrario osserveranno un’impennata nelle presenze. È il caso di Palermo (+20,9%), Roma (+15,6%) e Napoli (+3,1%), città in cui la combinazione tra turismo internazionale e domestico è più marcata.
«Per interpretare correttamente queste dinamiche, gli operatori distinguono tra ricerche e prenotazioni: le prime indicano l’intenzione futura, le seconde la domanda già consolidata», spiega Fulvio Giannetti, ceo di Lybra Tech.
«È qui che si gioca la partita: il calo delle ricerche non significa estate compromessa, bensì che la domanda si forma più tardi. Un turismo quindi più reattivo, non più debole. Il quadro che emerge è quello di un settore capace di assorbire rapidamente gli shock senza perdere solidità. L’impatto della guerra è evidente, ma circoscritto nel tempo». Conclude Giannetti: «Di conseguenza l’estate non appare a rischio, ma cambia il suo profilo: più prudente, più selettivo, meno prevedibile. Il turismo non si ferma. Si adatta. Ed è proprio in questa capacità di cambiare rapidamente che si misura oggi la sua forza». (riproduzione riservata)