New York, San Francisco e Los Angeles sono le metropoli a cui si pensa in riferimento ai super ricchi americani. E in effetti, al di là dell’immaginario comune, sono nella classifica delle città del mondo con più miliardari, rispettivamente al primo, ottavo e decimo posto.
Un nuovo trend, però, come riporta il Financial Times, sta vedendo diversi paperoni, tra cui Mark Zuckerberg, spostarsi nella tradizionale grande assente delle metropoli americane preferite dagli high net worth individual: la capitale Washington DC.
Dando uno sguardo a dove tradizionalmente vivono - o investono - gli uomini più ricchi del mondo, la capitale americana non compare mai, almeno fino a questo momento.
Elon Musk, per esempio, aveva sempre fatto la spola tra Los Angeles e la Silicon Valley, prima di vendere le sue proprietà immobiliari per 100 milioni di dollari e spostarsi in Texas, a Boca Chica, in una piccola casa da 50 mila dollari: una mossa sorprendente, ma il proprietario di Tesla non fa certo scelte ordinarie.
Jeff Bezos ha case a Seattle, New York e alle Hawaii, ma la sua residenza principale è a Indian Creek, «l’isolotto dei miliardari» nei pressi di Miami.
Anche Larry Page e Warren Buffet hanno sempre investito sulla California, con quest’ultimo che, va citato, ha continuato a vivere nella sua modesta casa di Omaha, nel Nebraska.
Washington DC, invece, è sempre stata considerata un posto per parlamentari e funzionari: una città ricca, certo, ma con meno sfarzo e blasone rispetto a quelle citate sopra. Una residenza per burocrati, più che per i paperoni a stelle e strisce, insomma.
Il vento però sta cambiando e soffia proprio verso la capitale portando con sè Mark Zuckerberg, che nella scorsa primavera ha effettuato il terzo acquisto immobiliare più costoso nella storia della città: una villa da 23 milioni di dollari a Woodland Normanstone, il quartiere più esclusivo di Washington.
In città vivono già da tempo Eric Schmidt, ex ceo di Google, e il produttore cinematografico, ex ingegnere di Ebay, Jeff Skoll.
Non solo individui: anche società come Netflix, Nvidia e OpenAI stanno aumentando la loro presenza a Washington e il motivo, per persone fisiche e giuridiche, sembra essere il medesimo: essere vicini a Trump.
La prossimità fisica rispetto ai centri di potere sembra essere diventato un bisogno impellente per i detentori di grandi capitali da quando Donald Trump, con la sua politica decisionale, è tornato alla Casa Bianca.
Un segnale di questo nuovo corso, a ben vedere, si era già notato un anno fa. In occasione della cerimonia di insediamento di Donald Trump, andata in scena - è il caso di dirlo - il 20 gennaio 2025: Zuckerberg, ovviamente Musk, Altman, Bezos, Cook e altri tra i più ricchi del mondo erano presenti all’Inauguration day, con tanto di foto tra le prime file e reverenze da parata regale.
Eppure non tutti erano dei suoi storici sostenitori, anzi. Il cambio di casacca più clamoroso è stato proprio quello del fondatore di Facebook, che aveva bandito Donald Trump dalle proprie piattaforme social per poi redimersi e donare un milione di dollari per la cerimonia d’insediamento del tycoon, una volta eletto.
Non solo, quindi, Donald Trump ha avuto la forza, e il potere, di attrarre a sè i favori dei super ricchi d’America, sta facendo di più: ha fatto comprendere ai potenti americani che essere dalla sua parte è necessario, ma essere anche fisicamente con lui risulta molto conveniente.
E chissà se Washington diventerà davvero una nuova Versailles. (riproduzione riservata)