Dopo la tregua di due settimane tra Usa e Iran raggiunta nelle prime ore di mercoledì 8 aprile, le borse hanno tirato un grande sospiro di sollievo. In base all'accordo in dieci punti stipulato con gli Stati Uniti, l'Iran consentirà un passaggio giornaliero limitato delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, principale via di transito per circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.
Ma è subito apparsa un’intesa fragile che ha mostrato segnali di tensione: il presidente Donald Trump nella serata del 9 aprile ha accusato Teheran di non rispettare gli accordi di apertura dello Stretto, mentre Israele prosegue gli attacchi in Libano. Adesso gli occhi sono puntati sul primo ciclo di colloqui previsti per l’11 aprile tra gli inviati Usa, guidati dal vicepresidente J.D. Vance, E le autorità iraniane.
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Gli incontri si terranno in Pakistan, Paese che ha gestito la mediazione con il forte sostegno della Cina. Intanto si fa sempre più concreto lo spettro della stagflazione, crescita debole e inflazione.
di due settimane tra Usa e Iran raggiunta nelle prime ore di mercoledì 8 aprile, le borse hanno tirato un grande sospiro di sollievo. Salvo poi tornare la prudenza. D. Gli incontri si terranno in Pakistan, Paese che ha gestito la mediazione con il forte sostegno della Cina.
«Lo scenario resta quindi incerto: situazione geopolitica instabile, reazione delle banche centrali non chiara e sullo sfondo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti», ricorda Matteo Ramenghi, capo degli investimenti di Ubs Wealth Management (si veda articolo a fianco). Ma rimane il fatto che «all’annuncio delle tregua azioni e obbligazioni sono salite sensibilmente recuperando oltre la metà delle perdite da fine febbraio», aggiunge Andrea Delitala, gestore di Pictet Asset Management. E, come nota Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, addirittura «la borsa americana, si trova oggi praticamente allo stesso livello del 27 febbraio», alla vigilia dell’invasione dell’Iran da parte degli Usa, «con il Nasdaq addirittura più in alto».
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Secondo lo scenario di base di Fugnoli la guerra, Libano a parte, non riprenderà nel breve-medio termine e il traffico attraverso Hormuz si normalizzerà o quasi nel giro di qualche settimana. «Non è una certezza e la possibilità che la guerra riprenda rende ragionevole l’acquisto di un po’ di protezione. Se saranno soldi sprecati, tanto meglio». Nel frattempo c’è molta liquidità parcheggiata come emerge dalle ultime analisi di BofA e Morningstar perché a marzo diversi investitori retail e istituzionali sono usciti dai mercati per la paura della guerra. Liquidità in attesa di capire quando rientrare anticipando una possibile schiarita in Medio Oriente. Come sottolineano gli analisti di Nomura: «Sembra che lo scenario a cui i mercati stiano reagendo sia quello in cui lo stretto di Hormuz venga riaperto e le due parti riescano a negoziare una tregua più duratura». Ma la prudenza in questa fase è d’obbligo.
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«Dati i ritardi inevitabili, l’impatto dello shock dei prezzi dell’energia sull’economia globale continuerà a farsi sentire per diversi mesi», affermano gli esperti di Nomura. Sono impostati proprio per bilanciare crescita e protezione i due portafogli in Etf elaborati da JustEtf e Moneyfarm con un’ottica di tre-cinque anni per muoversi in una fase come l’attuale in cui il mercato non si fida perché sta prezzando sollievo ma non una soluzione. Come dire: non è il momento di restare completamente fuori ma nemmeno di comportarsi come tutto sia risolto. Per questo i portafogli sono composti da quattro moduli: una componente che punta su opportunità cicliche post tregua, una di crescita, una quota di asset stabilizzatori di portafoglio e una parte di liquidità fondamentale per sfruttare eventuali cali e proteggersi da nuovi momenti di volatilità improvvisa.
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«Al centro, un’allocazione del 30% in un Etf azionario globale a basso costo per avere un’ampia esposizione ai mercati. A questa si affiancano opportunità tematiche: destiniamo il 15% ai semiconduttori, intercettando un trend di crescita strutturale in cui le aziende Usa sono attese investire 650 miliardi di dollari. Per affrontare le vulnerabilità energetiche emerse in Medio Oriente, allochiamo un ulteriore 15% alla filiera delle batterie», spiega Alessandro Capuano, head of trading di Moneyfarm.
Sul fronte della stabilizzazione, «ci posizioniamo per una ripresa post-crisi, allocando il 10% in oro fisico. Una scelta che rappresenta una copertura più efficace nel caso in cui i prezzi del greggio si normalizzino al ribasso. Inseriamo inoltre un 10% in obbligazioni a lunga duration come protezione contro i rischi di recessione, privilegiando l’esposizione Usa rispetto a quella europea in presenza di shock inflazionistici. Infine, un 20% in titoli di Stato a breve termine offre liquidità, consentendo al contempo di bloccare rendimenti interessanti nell’attuale contesto», dice Capuano.
«Più che inseguire i movimenti di breve periodo, può avere senso, almeno per una componente più attiva del portafoglio e con un orizzonte di medio termine, adottare un approccio orientato alla costruzione, puntando su un equilibrio tra crescita, diversificazione e stabilità», sottolinea Lorenzo Demaria, country manager Italia di JustEtf.
Per la componente azionaria, «il cuore è rappresentato da una esposizione alla crescita, costruita a partire dalla tecnologia statunitense, intorno al 30/35%, che continua a configurarsi come il motore di sviluppo dei mercati globali». Accanto a questa esposizione più concentrata, una quota del 20% è dedicata all’azionario globale diversificato. «Sul fronte più legato alle opportunità cicliche, si può considerare un’esposizione all’Europa al 15%. Pur rimanendo una delle aree più esposte e vulnerabili a shock energetici, proprio questa sensibilità può trasformarsi in un’opportunità nel caso di stabilizzazione o calo dei prezzi di petrolio e gas. Sempre in ottica ciclica, una quota di circa 10%-15% potrebbe essere allocata sulle small cap statunitensi, che rappresentano una leva interessante sul miglioramento del sentiment», dice Demaria.
A bilanciare queste componenti più orientate alla crescita, «trovano spazio gli elementi che possiamo definire stabilizzatori. Ad esempio, un 10% sul settore sanitario potrebbe offrire una buona combinazione tra difesa e partecipazione ai trend di lungo periodo», prosegue Demaria, «infine una 10%-15% in liquidità o, meglio, in strumenti a breve termine rappresenta un elemento chiave in un contesto come quello attuale».Simulando un portafoglio con queste caratteristiche, costruito utilizzando Etf selezionati in base al patrimonio maggiore tra quelli disponibili su Justetf, nell’ultimo anno si sarebbe registrato un rendimento del 24,30%. «Allo stesso tempo, guardando a un orizzonte più ampio, dal 2019, primo anno per cui si dispone di una base dati coerente, un portafoglio di questo tipo avrebbe mostrato una capacità di tenuta e crescita tale da posizionarsi al di sopra di un classico indice globale come l’Msci World», conclude Demaria. (riproduzione riservata)