I portafogli dei grandi gestori europei sono pieni di liquidità: ecco dove la investiranno
I portafogli dei grandi gestori europei sono pieni di liquidità: ecco dove la investiranno
La paura di recessione dei gestori Ue è ai minimi dal 2007 e la liquidità nei portafogli è in sovrappeso. Ecco a cosa guardano i money manager per riportarla sui mercati

di di Marco Capponi 22/08/2026 10:00

Ftse Mib
52.668,04 6.56.24

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Dax 30
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Dow Jones
53.277,01 13.29.23

+0,98%

Nasdaq
26.180,46 23.50.55

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Euro/Dollaro
1,1680 23.00.31

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Spread
83,33 17.29.46

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L’estate effervescente sui mercati e sul fronte geopolitico è in dirittura d’arrivo, ma le incognite sono ancora tante: dall’andamento del prezzo del petrolio e come un’inflazione energetica prolungata possa riflettersi nella tenuta dell’economia, passando per le mosse delle banche centrali e i loro risvolti sui mercati. E ancora, le valutazioni dell’intelligenza artificiale: sono razionali o si rischia davvero l’esplosione di una bolla (si veda altro articolo a pagina 10)?

Al cospetto di un quadro così incerti, sicuramente i gestori europei tendono a vedere il bicchiere mezzo pieno, soprattutto per quanto riguarda la tenuta delle economie: il consueto sondaggio di Bank of America condotto tra 98 strategist, chief investment officer e portfolio manager delle principali case di gestione continentali (rappresentativi di 272 miliardi di dollari di patrimonio) mostra come la percezione del rischio di recessione sia ai minimi dal 2007: il 97% degli esperti di portafoglio non si aspetta una contrazione delle economie.

Portafogli carichi di liquidità

Le incognite ovviamente restano e sono importanti: per il 41% dei money manager intervistati da BofA il principale rischio ribassista per i mercati rimane un prolungarsi dello shock energetico, associato a nuove pressioni inflazionistiche. In questo contesto, la parola chiave è prudenza: il 42% degli investitori, questo è quanto emerge dal sondaggio, sta sovrappesando la liquidità in portafoglio.

Si tratta di un livello che non si vedeva da febbraio 2023: una fase di mercato non casuale, visto che i portafogli uscivano dal disastroso 2022 - quando azioni e bond sono scesi simultaneamente a doppia cifra - e l’inflazione era ancora alle stelle, prima di riuscire a recepire le pesanti strette monetarie della Bce. Ma c’è un’altra faccia della medaglia: il sentiment dei professionisti del risparmio verso l’azionario «rimane resiliente», scrivono gli analisti di BofA, «con un 53% degli intervistati che si aspetta un rialzo dell’azionario europeo nei prossimi tre mesi e gli investitori che stimano un 5,7% di rialzo nel corso del prossimo anno».

Un nuovo rally guidato dagli utili

I gestori hanno anche buone aspettative circa la qualità dei rialzi di borsa. Si aspettano infatti un miglioramento del 7,4% degli utili per azione attesi europei nei prossimi 12 mesi, e il 76% dei money manager ritiene che le revisioni all’insù delle stime sugli utili saranno il principale motore di ulteriori guadagni dei mercati.

Inoltre, il 47% prevede che le azioni europee sovraperformeranno quelle statunitensi nei prossimi 12 mesi, contro il 26% che si aspetta una sovraperformance degli Stati Uniti. «Tuttavia, mentre gli investitori europei stanno diventando più positivi sull’Europa, le allocazioni globali continuano a privilegiare gli Stati Uniti», precisa il rapporto.

Come muoversi adesso

Posto che la liquidità da investire è tanta e i timori di un’economia debole sono (almeno nelle percezioni degli esperti di portafoglio) sotto controllo, gestori e strategist stanno andando alla ricerca delle occasioni più interessanti. A livello di singoli Paesi europei, un mercato ritenuto particolarmente interessante è quello spagnolo, che ad agosto ha scalzato la Germania dal primo posto nella classifica delle preferenze. Da inizio anno la borsa di Madrid, particolarmente esposta a banche e servizi di pubblica utilità - quasi due terzi dell’indice Ibex - rende più del 18%, e gli strategist pensano che la buona intonazione possa proseguire.

Dall’altro lato della barricata, i gestori sono invece molto scettici verso la tenuta del mercato francese che, nonostante il solido +9% da inizio anno, ora è percepito come il più fragile tra i principali listini europei. Il 56% degli intervistati crede che sia opportuno avere una posizione di sottopeso su Parigi, lettura ben più severa rispetto ai precedenti tre sondaggi.

Se torna la old economy

A livello settoriale, le scelte dei professionisti del risparmio ricadono nettamente verso i settori della old economy, perlopiù difensivi. Le banche restano il comparto con il maggiore sovrappeso rispetto al benchmark secondo il consenso degli esperti (anche se in peggioramento rispetto alla lettura di luglio), mentre gli industriali hanno registrato il miglioramento più significativo nel posizionamento complessivo, piazzandosi al terzo posto (il secondo gradino del podio è invece occupato dal settore dei consumi discrezionali).

Al contrario, nonostante il ruolo centrale dell’energia nelle prospettive macroeconomiche gli investitori mantengono un sottopeso netto del 18% sul comparto e, per il terzo mese consecutivo, nessuno degli esperti lo considera come il settore europeo destinato a registrare la migliore performance nei prossimi 12 mesi.

Infine, il sondaggio si concentra anche sui fattori, o stili di investimento. In particolare, i professionisti della gestione del risparmio ritengono che nei prossimi 12 mesi le società a piccola capitalizzazione faranno meglio delle large cap: un cambio di prospettiva importante, visto che nelle tre letture precedenti le grandi aziende avevano sempre avuto la meglio. (riproduzione riservata)