I mercati scommettono su un Pil Usa brillante in vista di Midterm. I rischi per T bond e dollaro
I mercati scommettono su un Pil Usa brillante in vista di Midterm. I rischi per T bond e dollaro
Gli investitori puntano su un Pil Usa forte verso le elezioni di Midterm, una scommessa che sostiene Wall Street, ma aumenta i rischi per Treasury e dollaro. Ecco perché

di Elena Dal Maso 28/01/2026 08:35

Ftse Mib
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Euro/Dollaro
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Spread
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I mercati scommettono sul fatto che il presidente Usa, Donald Trump, vorrà tenere l’economia statunitense brillante (hot) in vista delle elezioni di Midterm previste per novembre. Questo significa mercati azionari tonici e un dollaro più debole che riflettono aspettative di forte crescita e inflazione in aumento.

Spread ai minimi del secolo

Una serie di dati macroeconomici solidi ha smentito le previsioni di un rallentamento negli Stati Uniti, spingendo gli spread sul debito ai livelli più bassi del secolo e aiutando le borse a segnare nuovi massimi storici a gennaio. Secondo i dati di Ice BofA, il costo del debito per le società con rating investment grade si colloca a 0,73 punti percentuali sopra quello dei titoli del debito pubblico statunitense equivalenti, il livello più basso dello spread da giugno 1998.

Allo stesso tempo, secondo i gestori, sta crescendo la convinzione che i tagli fiscali voluti da Trump, la spinta alla deregolamentazione bancaria e la campagna per tassi di interesse più bassi forniranno ulteriore carburante all’economia nel corso dell’anno, mentre il presidente cerca di rafforzare il consenso in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. «C’è un piano accuratamente studiato per far sì che l’economia continui a girare a pieno ritmo fino all’estate», il commento di Arif Husain, responsabile globale dell’obbligazionario di T. Rowe Price.

Pil in corsa fra tagli fiscali e tagli ai tassi

Trump si è vantato la scorsa settimana a Davos di una crescita Usa «esplosiva», dopo i dati che hanno mostrato un Pil in aumento a un tasso annualizzato del 4,4% nel terzo trimestre del 2025, sostenuto anche dal boom dell’intelligenza artificiale. Il modello GdpNow della Federal Reserve di Atlanta prevede un’accelerazione al 5,4% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, fa notare l’FT.

Nonostante la salute dell’economia, gli investitori si aspettano che la Federal Reserve tagli i tassi nel corso dell’anno sotto la guida del successore di Jerome Powell che dovrebbe entrare in carica a maggio. Maggiore spesa pubblica e tagli fiscali previsti dal disegno di legge portato avanti dal presidente, «One Big Beautiful Bill», approvato lo scorso anno, dovrebbero fornire ulteriore impulso alla crescita nel 2026.

I consiglieri dell’amministrazione Trump ritengono che un boom della produttività contribuirà anche a risolvere uno dei punti deboli dell’economia: il raffreddamento del mercato del lavoro. Secondo l’ultima indagine globale sui gestori di Bank of America, la quota di investitori che si aspetta un rafforzamento dell’economia, così come le aspettative di un vero e proprio boom economico, sono ai massimi dalla metà del 2021.

Gli stimoli aggiuntivi a un’economia già in forte espansione hanno sostenuto i mercati azionari, con l’S&P 500 vicino per la prima volta ai 7.000 punti e il Russell 2000, più esposto all’economia domestica, che a gennaio ha nettamente sovraperformato l’indice delle blue chip. Tuttavia, questo fatto ha spinto gli investitori a prepararsi a una nuova ondata di inflazione in un contesto in cui ci si aspetta che il nuovo presidente della Fed sostenga il desiderio di Trump di tassi più bassi. I break-even a due anni negli Stati Uniti, che riflettono le aspettative di inflazione di breve periodo del mercato, sono saliti dal 2,25% di dicembre al 2,68%.

Più stimoli, più inflazione: sarà selloff sui T bond?

In previsione quindi di un aumento dell’inflazione dovuto alla combinazione di stimolo monetario e fiscale, Husain ha detto di utilizzare opzioni per scommettere su un rialzo dei rendimenti (quindi un calo dei prezzi) dei Treasury Usa a lungo termine nel corso dell’anno. «Al momento l’economia sembra andare molto bene, ma ci sono gli inneschi per qualcosa che potrebbe potenzialmente diventare distruttivo», ha osservato.

Secondo gli investitori, è evidente la pressione politica per aumentare la spesa pubblica quando l’economia appare già in buona salute. Karen Ward, chief market strategist di JPMorgan Asset Management, ritiene che «le elezioni di Midterm si avvicinano a novembre e questo porterà a una maggiore pressione per misure di stimolo utili a conquistare voti».

Si prevede che gli investimenti nella costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale continueranno a crescere rapidamente nel 2026, complice la normativa fiscale di Trump che prevede misure per incentivare gli investimenti in macchinari e attrezzature industriali. Il provvedimento prevede inoltre tagli fiscali per molti lavoratori. Ward stima che quest’anno 440 miliardi di dollari torneranno alle famiglie statunitensi sotto forma di rimborsi fiscali.

Fed: da 2 a 4 tagli dei tassi nel 2026

Dati economici migliori delle attese hanno spinto gli investitori a ridimensionare leggermente, nelle prime settimane dell’anno, le scommesse sui tagli dei tassi, con due riduzioni da 25 punti base previste nel 2026. La reazione negativa del Senato a un’indagine del Dipartimento di Giustizia su Powell ha attenuato i timori che Trump possa nominare un fedele alleato alla guida della banca centrale più importante al mondo.

Tuttavia, alcuni analisti temono che la Fed possa cedere alle pressioni del presidente per tagli dei tassi più profondi in vista delle elezioni di novembre. George Goncalves, responsabile della strategia macro Usa di Mufg, si aspetta tre o quattro tagli dei tassi quest’anno: «sulla base dei fondamentali ci sarebbe spazio per altri due tagli. Ma sto tenendo conto della politica».

Queste preoccupazioni sull’indipendenza della Fed hanno contribuito a rafforzare il recente indebolimento del dollaro, avvenuto nonostante la buona performance dell’economia statunitense, mentre gli investitori temono l’imprevedibilità delle politiche di Trump. L’aggiunta di nuovi sussidi alle famiglie e tassi di interesse più bassi a un’economia già forte sono motivi per essere «cauti» sui Treasury Usa a lungo termine e sul dollaro, avverte Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac. «Se l’economia non ha bisogno di questa spinta reflazionistica, in pratica Trump sì per vincere le elezioni di Midterm. Tutto ciò, tuttavia, dovrebbe avvenire al prezzo di tassi a lungo termine più elevati e di una pressione al ribasso sul dollaro», conclude. La reflazione è una fase di politica economica in cui governi e banche centrali stimolano l’economia per far risalire crescita e inflazione dopo un periodo di debolezza. (riproduzione riservata)