La guerra in Iran ha accelerato una trasformazione già in corso nell'ordine mondiale. Per gli investitori, questo cambio di regime implica un adattamento dei portafogli: il dollaro potrebbe entrare in una fase strutturale di debolezza, mentre emergono opportunità nei Paesi e nelle aziende posizionati sulle strozzature strategiche del nuovo sistema, dall'hardware per l'AI alle risorse energetiche e ai metalli critici.
Al contrario, i modelli di crescita basati esclusivamente su globalizzazione e lavoro a basso costo rischiano di perdere rilevanza, osservano Dara White, global head of emerging market equities, e Cory Unal, portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments.
Il modello fondato su globalizzazione, efficienza e capitale a basso costo sta lasciando spazio a un sistema incentrato su sicurezza nazionale, resilienza industriale e controllo delle risorse strategiche. «In questo nuovo contesto, geopolitica ed economia sono sempre più intrecciate», osservano gli esperti.
Le banche centrali hanno aumentato gli acquisti di oro, mentre la quota del dollaro nelle riserve globali è diminuita. Parallelamente, i Brics stanno valutando strumenti alternativi per i pagamenti internazionali, segnalando la fine del monopolio del dollaro, pur senza metterne in discussione lo status di valuta rifugio.
Inoltre, la crescente frammentazione geopolitica sta alimentando un superciclo di investimenti legato a difesa, reindustrializzazione, transizione energetica, AI e sicurezza delle catene di approvvigionamento. A sostenere questa dinamica contribuisce la scarsità di materie prime: anni di sottoinvestimenti nel settore estrattivo si scontrano con una domanda in forte crescita, aumentando il rischio di deficit strutturali. Al contempo, l'elevato debito pubblico favorisce politiche di repressione finanziaria, mentre il boom dell'AI non riduce la domanda di risorse reali, ma la amplifica.
In questo contesto, «il dollaro rappresenta il principale meccanismo di trasmissione del nuovo regime», dichiarano White e Unal.
«L'indice del dollaro statunitense è sceso da circa 110 verso quota 95, per poi risalire verso 100 con l'avvio del conflitto in Iran; tuttavia, questo recupero tattico non modifica la direzione strutturale di lungo periodo. Gli Stati Uniti stanno perseguendo una politica di debolezza controllata e, guardando ai cicli valutari dal 1983, si può vedere che queste fasi tendono a durare circa un decennio», proseguono gli esperti. «Se ci troviamo davvero all'inizio di una fase ribassista strutturale del dollaro, le conseguenze si propagheranno a cascata: materie prime in rialzo, rafforzamento delle valute emergenti e progressivo deflusso di capitale dagli asset statunitensi verso il resto del mondo. Non a caso, si prevede che nel 2026 gli utili dei mercati emergenti cresceranno del 29%, contro il 14% degli Stati Uniti. È un cambio di regime già visibile nei fondamentali», continuano gli analisti.
«In uno scenario di questo tipo, diventa cruciale identificare le strozzature del sistema, perché potrebbero rivelarsi opportunità di investimento irrinunciabili», osservano White e Unal.
«In Corea del Sud e a Taiwan privilegiamo società come SK Hynix e Unimicron, società insostituibili nel settore dell'hardware per l'AI, in particolare per quanto riguarda la memoria ad alta larghezza di banda (Hbm) e i substrati per circuiti integrati (ic)», proseguono gli esperti.
Analogamente, «Hyundai Electric e Hanwha Aerospace offrono invece un'esposizione diretta ai temi dell'elettrificazione e della difesa. Taiwan, nel complesso, resta il principale beneficiario, in termini di capitalizzazione, delle centinaia di miliardi di dollari di investimenti nell'AI da parte delle Magnifiche 7, che transitano attraverso Tsmc e il suo ecosistema», commentano gli analisti.
La Grecia rappresenta un caso di trasformazione silenziosa ma profonda. «Il Paese è diventato un hub regionale del gas, affiancando a questo ruolo investimenti significativi nelle energie rinnovabili.
Dopo quindici anni di crisi, i bilanci delle banche risultano risanati e la posizione energetica greca appare oggi sempre più strategica, mentre l'Europa è impegnata nella ricerca di nuove fonti di approvvigionamento», proseguono gli esperti.
In Cina, nonostante le persistenti difficoltà del settore immobiliare, la trasformazione industriale ha prodotto campioni globali.
«Catl, ad esempio, è oggi leader mondiale nella produzione di batterie ed è posizionata strategicamente all'incrocio tra transizione energetica e scarsità delle materie prime. Sono aziende di questo tipo a sostenere la nostra visione costruttiva sulla Cina», spiegano gli esperti.
In Sudafrica, invece, AngloGold Ashanti offre un'esposizione all'oro con effetto leva proprio mentre il riassetto del sistema monetario globale prende forma in tempo reale.
«La disciplina, tuttavia, non riguarda soltanto ciò che bisogna possedere, ma anche ciò che occorre evitare. Al centro di questo cambio di regime c'è infatti un compromesso silenzioso», puntualizzano gli analisti. «Finora, il sistema era ottimizzato per il consumatore: beni a basso costo, capitale a basso costo, tassi bassi. Andando avanti, invece, sarà lo Stato ad essere al centro: sicurezza, capacità industriale, resilienza. Quando le nazioni si riarmano, riportano le catene di approvvigionamento sul territorio nazionale e le duplicano, solitamente è il benessere dei consumatori a farne le spese: costi energetici più elevati, prezzi dei materiali più alti, condizioni più restrittive. I portafogli devono quindi adattarsi a questa nuova realtà», continuano White e Unal.
La questione strutturale resta individuare i Paesi e modelli di business che rischiano di non trovare spazio nel nuovo ordine. «Non si tratta soltanto delle tecnologie consumer con orizzonti lunghi e poco redditizie, ma anche delle economie che non dispongono di livelli di produttività, mercati dei capitali e capitale umano e fisico necessari per competere in un mondo caratterizzato dall'AI e dalla capacità industriale piuttosto che dalla manodopera a basso costo», commentano gli esperti.
«Ad esempio, le economie del Sud-est asiatico specializzate nel Business Process Outsourcing (Bpo) si trovano ad affrontare una questione esistenziale: quale valore avranno le loro esportazioni di servizi quando l'intelligenza artificiale potrà svolgere lo stesso compito? Continuiamo a seguire con attenzione come reagiranno a questa sfida», continuano gli analisti.
«Nel frattempo, l'India, uno dei nostri sovrappesi più longevi, è passata a un forte sottopeso: un importatore di energia il cui modello di crescita era basato sull'offshoring e sull'arbitraggio dei costi del lavoro, entrambi messi strutturalmente in discussione da questo cambiamento di regime. Quella che inizialmente appariva come una valutazione ciclica è rapidamente diventata strutturale», concludono White e Unal. (riproduzione riservata)