Gli smart glasses aprono nuove opportunità, ma possono mettere a rischio la protezione dei dati personali, soprattutto quando permettono di registrare immagini e conversazioni all'insaputa delle persone. Lo sottolinea il Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb) in una dichiarazione adottata dalle Autorità europee, tra cui il Garante italiano, nella plenaria conclusasi oggi, 14 ottobre 2026. Per l'Italia hanno partecipato la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni e il dirigente Riccardo Acciai.
Il documento offre indicazioni preliminari a utenti, produttori e fornitori di servizi. Questi dispositivi, simili a normali occhiali ma dotati di telecamere, microfoni e intelligenza artificiale, servono per telefonare, tradurre conversazioni in tempo reale, assistere persone con disabilità o documentare eventi. Possono però anche consentire riprese occulte, dirette social e riconoscimento facciale o vocale, con rischi elevati in ospedali, scuole, spogliatoi e luoghi di lavoro.
Quanto ai ruoli, chi usa gli occhiali per fini esclusivamente personali o domestici non rientra nel Gdpr. Chi invece pubblica immagini su profili social aperti o li impiega per attività professionali può diventare titolare del trattamento, con i relativi obblighi. Anche produttori e fornitori di app e servizi, inclusi quelli basati sull'AI, possono essere titolari o contitolari quando definiscono finalità e mezzi del trattamento, e non possono scaricare sugli utenti le proprie responsabilità, a partire dalla trasparenza. Chi si trova nelle vicinanze deve poter capire quando viene ripreso. L'Edpb raccomanda indicatori luminosi e acustici, notifiche di prossimità e un design che distingua gli smart glasses dagli occhiali comuni, con misure efficaci e difficili da disattivare.
Ogni trattamento deve poi poggiare su una valida base giuridica: il consenso è difficile da ottenere da chi viene ripreso inconsapevolmente, mentre il legittimo interesse impone un'attenta valutazione dei diritti e delle aspettative degli interessati.
Tra le misure tecniche suggerite figurano la limitazione delle registrazioni continue e dei tempi di conservazione, l'oscuramento dei volti, la pseudonimizzazione (un procedimento che sostituisce i dati personali diretti ndr), le restrizioni geografiche nei luoghi sensibili e meccanismi che rallentino la condivisione sui social. Particolare tutela va garantita ai minori. L'Edpb ricorda infine che l'uso degli smart glasses può essere soggetto anche a norme penali, civili e del lavoro, oltre a discipline settoriali. (riproduzione riservata)