E’ stato un primo trimestre in rosso per le Borse mondiali. Il conflitto tra Usa e Iran iniziato con gli attacchi del 28 febbraio ha innescato una fase ribassista di cui ancora oggi non si riesce a vedere la fine. A Piazza Affari l’indice principale Ftse Mib ha archiviato i tre mesi in calo di quasi l’1,5%.
Peggio è andata ai panieri delle piccole e medie società quotate con il Ftse Italia Mid Cap giù del 9,4% e il Ftse Italia Small Cap in ribasso di oltre il 12%. In negativo anche gli altri listini europei (Francoforte -7,4%, Parigi -4,3%, Madrid -1,7%) e Wall Street (Dow Jones -4,5%, S&P 500 -5,8% e Nasdaq -8,2%).
In Asia si è salvata soltanto Seul (+22,8%), e ha retto Tokyo (+1,4% il Nikkei), poco mossa Shanghai (-0,5%). Chiudono il trimestre sotto la parità anche gli indici obbligazionari a causa dell’ondata di vendite che non ha risparmiato nemmeno il mondo dei bond. Risultato: gli indici Fideuram dei fondi comuni, che sintetizzano i rendimenti dei comparti di diritto italiano, sono tutti in negativo: -3,5% per gli azionari, -2,8% per i bilanciati, -1,2% per gli obbligazionari e -2,6% per i flessibili, si salvano solo i monetari con +0,28%.
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I gestori si lasciano quindi alle spalle un trimestre in cui si sono dovuti misurare con il ritorno della volatilità dopo tre anni consecutivi di rialzi. Ma è stata anche l'occasione per dimostrare il valore della gestione attiva perché chi ha investito in prodotti passivi come gli Etf in questo periodo non ha potuto fare altro che seguire le sorti dei listini. Per difendere i portafogli, a marzo molti fondi hanno aumentato la liquidità dopo lo scoppio della guerra fino a un massimo del 4,3% dal minimo storico del 3,2% di gennaio, come emerge dal sondaggio mensile di BofA tra più grandi gestori patrimoniali al mondo. Questa mossa li prepara ad affrontare un secondo trimestre che si presenta ancora pieno di incertezze: prima tra tutte l’incognita sulla durata della guerra tra Usa e Iran.
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Come sottolineano i gestori di Eurizon: «Considerando il calo delle borse, il rialzo dei tassi, il rincaro della benzina negli Usa e dei beni energetici a carico di tutti i Paesi, Asia in primis, si può pensare che le pressioni per accorciare i tempi del conflitto e spostarlo sul piano negoziale siano già forti. Quando si aprirà il dialogo per mettere fine al conflitto, il recupero dei mercati sarà probabilmente rapido come già in passate occasioni. Fino ad allora incertezza e volatilità sono destinate a proseguire». Una volatilità che però fornisce le occasioni per sfruttare strategie di selezione dei titoli dopo che per tre anni di seguito la crescita ininterrotta dei mercati trainata dai forti rialzi dei titoli dell’intelligenza artificiale ha favorito gli investimenti indicizzati. In contesti più incerti la selezione dei titoli può fare la differenza.
Anche nell’obbligazionario, come sottolinea Benoit Anne, senior managing director strategy di Mfs Im: «L'attuale contesto di mercato, caratterizzato da complessità e volatilità macroeconomica, insieme alla crescente attenzione alla diversificazione e alla gestione del rischio, sta creando opportunità per i gestori attivi di generare extra-rendimenti potenzialmente più elevati». E Marc Seidner, capo degli investimenti per le strategie non tradizionali di Pimco riassume le conclusioni di uno studio condotto dalla società che sfata il mito secondo cui i gestori obbligazionari non possono battere il mercato al netto delle commissioni.
L’analisi di Pimco (che copre due decenni, dati al 30 settembre 2025) mostra che i fondi obbligazionari attivi in generale hanno battuto i loro omologhi passivi nel 64% dei periodi esaminati. Proprio sulla capacità di offrire valore nella gestione attiva a fronte di commissioni più alte di quella passiva fanno leva i gestori per ribaltare la tendenza della raccolta netta dei fondi comuni che a febbraio è scivolata in territorio negativo (-573 milioni), in base agli ultimi dati di Assogestioni.
Parallelamente, la liquidità delle famiglie parcheggiata sui conti correnti è tornata a crescere, superando i 1.877 miliardi di euro a febbraio, in aumento del 4,6% su base annua. Questa grande disponibilità rappresenta un potenziale importante per il risparmio gestito, ma per convincere le famiglie a investire sarà fondamentale offrire rendimenti adeguati oltre che costi competitivi.
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Sulla base dei dati Morningstar, MF-Milano Finanza ha analizzato i risultati dei gestori attivi nel primo trimestre 2026 confrontando i rendimenti dei fondi con i rispettivi indici di mercato. Su nove categorie principali esaminate, sei azionarie, due obbligazionarie e una bilanciata, sono stati considerati i primi cinque per total return. Tra i fondi azionari Italia i migliori hanno limitato le perdite al -2%, a fronte dell’indice Morningstar Italy in calo di quasi il 4% nel trimestre.
E’ il caso dei tre fondi della scuderia di Eurizon/Fideuram (le sgr del gruppo Intesa Sanpaolo). Buoni risultati tra gli azionari europei, statunitensi ed emergenti, con alcuni fondi capaci di superare nettamente i rispettivi benchmark. Tra i primi spicca con un rendimento del 15% il fondo Ardtur European Focus, rispetto al -1,4% dell’indice Morningstar degli azionari Europa. Il comparto della società di gestione inglese Sw Mitchell Capital ha un portafoglio piuttosto concentrato, composto di solito da 20-30 posizioni, «elemento importante sia per la generazione di rendimento che per la gestione del rischio», afferma il gestore Oliver Kelton, «il nostro approccio basato sul valore si basa su una profonda conoscenza del mercato con oltre 400 incontri aziendali all'anno». L'Ardtur European Focus ha registrato un rendimento medio annuo composto del 13,5% dal lancio nel marzo 2010, rispetto all’8,3% del suo indice, il Msci Daily Net Europe.
Tra le principali posizioni in portafoglio figurano Orange, Shell, Anheuser-Busch, Vodafone, Basf, Total, Bp, Ericsson, H&M e Telefonica (dati a fine febbraio). Passando agli azionari Usa a grande capitalizzazione appartiene alla società di gestione Usa Gqg Partners il comparto primo per rendimento nel trimestre in questa classe. Con una performance del 14,5% ha superato l’indice Morningstar di categoria (-3,6%) di oltre 18 punti percentuali. Dalla partenza della strategia, nel maggio 2021, ha avuto un total return del 12,6% medio annuo. Mentre la versione autorizzata in Europa del fondo ha preso avvio nel gennaio 2025. «Il nostro processo valuta ogni azienda in base alla solidità finanziaria, alla sostenibilità della crescita degli utili e alla qualità del management. Il fondo punta a gestire il rischio di ribasso, offrendo al contempo apprezzamento del capitale, reddito da dividendi e rendimenti interessanti per gli investitori a lungo termine nell'arco di un intero ciclo di mercato», spiegano da Gqg Partners.
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Tra gli azionari globali il Croci Sectors Plus di Dws è al primo posto con un 15,3%, rispetto al -1,5% del paniere di Morningstar sulla stessa categoria. Il fondo utilizza un processo che seleziona le azioni con il più basso rapporto prezzo/utili (p/e) fra i tre settori con il p/e più basso. Dall’avvio nel novembre 2015 ha reso il 166,4% cumulato.
Nella categoria degli azionari Paesi emergenti il Positive Impact Emerging Equity ha reso da inizio anno l’11,2%, quasi sette punti in più dell’indice Morningstar di questa specializzazione (4,9%). Il comparto di Ubp, gestito da Eli Koen e Mathieu Nègre, ha registrato una performance media annualizzata del 13,2% dall’avvio, nel maggio 2020, pari al 127,3% cumulato rispetto al +106% del suo indice (dati a fine febbraio). Le maggiori esposizioni del fondo per Paese sono su Taiwan, Cina, Corea del Sud, India e Hong Kong e per titolo su Taiwan Semiconductor, Hynix Swemiconductor, Swire Properties, Shriram, Aia Group, Credicorp e Gedeon Richter. Il portafoglio è piuttosto concentrato perché è storicamente composto da non più di 35-45 titoli e il peso delle prime dieci posizioni oscilla sempre attorno al 40%.
Anche sul fronte obbligazionario, non è stato un trimestre semplice perché prima i mercati hanno scontato tagli dei tassi poi li hanno rimessi in dubbio date le attese di inflazione in aumento per il caro energia. Questo fattore, unito alla riduzione degli spread (ovvero la differenza di rendimento tra un’obbligazione più rischiosa e più sicura), si è tradotto in un minor margine di guadagno. Ad esempio l’indice Morningstar della categoria obbligazionaria più diversificata, quella dei globali, segna nel trimestre il +0,18% e il miglior fondo è il Net Zero Short Dated Corporate Bond Fund di Legal & General con il +1,1%.
Ma nei bond proprio su questa asset class si guarda oggi per navigare in un mercato che offre poche sicurezze per quanto riguarda il movimento dei tassi. «Spread ridotti e rischi macroeconomici e politici elevati richiedono di procedere con cautela nella definizione delle esposizioni, adottando al contempo un approccio più ampio per massimizzare le opportunità. In tale contesto, riteniamo che i portafogli obbligazionari globali offrano un modo efficace per gestire il rischio e ampliare il potenziale di performance a lungo termine», sottolinea Paul Grainger, gestore di Neuberger Berman.
In generale va detto che scegliere i fondi migliori non è semplice per gli investitori retail. Uno studio della Banca d’Italia evidenzia come la selezione degli strumenti sia complessa, ma sottolinea anche che una maggiore trasparenza e un accesso più facile alle informazioni possono aiutare le famiglie a prendere decisioni più consapevoli. (riproduzione riservata)