C’è un numero che allarma gli investitori di Novo (così da metà settembre si chiama l’ex Novo Nordisk). È il 90% dei ricavi che la casa farmaceutica danese ottiene dai prodotti per diabete e obesità. Si tratta dei medicinali iniettabili a base di semaglutide che hanno reso Novo nota a livello globale - Ozempic e Wegovy in testa - e che le hanno consegnato la corona di società più capitalizzata d’Europa nel 2024 (ora lo scettro è dell’olandese Asml). Tuttavia nessun regno è per sempre. I vitali brevetti collegati a questi trattamenti sono già scaduti in Paesi come Canada e Brasile e andranno in scadenza all’inizio del prossimo decennio nei due mercati chiave per il gruppo: l’Europa e soprattutto gli Stati Uniti.
Alla fine dell’esclusività della formula alla base di Wegovy negli Usa, ad esempio, mancano circa sei anni. Di conseguenza, questo è il tempo che l’amministratore delegato Mike Doustdar, entrato in carica ad agosto, ha per trasformare Novo in una casa farmaceutica diversificata e in grado di resistere all'arrivo sul mercato di varianti generiche dei suoi best seller.
Il modello è quello della rivale Eli Lilly che, oltre ai farmaci Zepbound e Mounjaro (competitor dei trattamenti di Novo per obesità e diabete), ha un’ampia gamma di prodotti in portafoglio: medicine per malattie cardiovascolari, oncologia, endocrinologia, gastroenterologia, immunologia.
I numeri degli ultimi cinque anni danno un’idea della crescita impetuosa di Novo, arrivata a impattare sulle previsioni del pil danese. Nel 2021 la società fatturava 141 miliardi di corone danesi (circa 18,9 miliardi di euro), lo scorso anno ha ottenuto ricavi per 306 miliardi di corone (40,9 miliardi di euro).
Nello stesso periodo di tempo la spesa in conto capitale (capex) è balzata da 6 miliardi a 60 miliardi di corone, decuplicata in un quinquennio. Anche gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno avuto una forte accelerazione e sono triplicati tra il 2021 e il 2025. Dietro questi cambiamenti c’è il tentativo di stare al passo con la domanda impetuosa di farmaci anti-obesità, esplosa soprattutto negli Stati Uniti, ma anche di trovare il prossimo best seller.
L’urgenza di diversificare il business è tale che, secondo il Financial Times, alcuni soci avrebbero portato il tema ai vertici del gruppo, chiedendo lo sviluppo di nuovi medicinali o l’avvio di una campagna di m&a che possa consentire un rapido ampliamento del portafoglio per linee esterne. Un’opzione non scartata dall’ad, che qualche giorno fa ha dichiarato di essere aperto a valutare acquisizioni per colmare i vuoti nella pipeline.
Al primo Investor Day dell’era Doustdar, tenutosi il 21 settembre, Novo ha in ogni caso portato una roadmap che prevede l’espansione in almeno tre settori da qui al 2035: malattie del fegato, disturbi cardiovascolari, endocrinologia e patologie del sangue. Nel frattempo la società conta di avere ancora qualche freccia da scagliare nel mercato dei farmaci dimagranti. In particolare entro il prossimo anno intende lanciare le versioni in pillola di Wegovy e Ozempic e una nuova formula che combina semaglutide e cagrilintide, denominata Cagrisema, da assumere con un’iniezione settimanale.
Secondo il cronoprogramma la prima novità non legata al diabete o all’obesità dovrebbe essere Frehemgo (denecimig), un farmaco per il trattamento dell’emofilia al momento in fase di valutazione da parte delle autorità europee e statunitensi. In Europa la formula ha ricevuto circa una settimana fa parere positivo dal Comitato per i Medicinali per Uso Umano, che ne raccomanda l’approvazione. La speranza di Novo è quindi riuscire a commercializzare il nuovo prodotto il prossimo anno.
Dopodiché, tra il 2028 e il 2030 dovrebbe concludersi anche l’iter per Etavopivat, un farmaco orale sperimentale per l’anemia falciforme e altri tipi di malattie del sangue. Infine, dal 2030 Novo punta a vendere anche alcuni medicinali per fegato e cuore. Nel complesso il ceo Doustdar ha prospettato agli investitori una pipeline combinata da oltre 150 miliardi di corone danesi (20 miliardi di euro) nel 2035. Tuttavia, il mercato non si è fidato molto e il giorno dell’Investor Day le azioni di Novo hanno perso il 7,7% a Copenaghen.
In borsa del resto Novo non brilla ormai da un po’ e solo nell’ultimo anno ha perso quasi il 30% di capitalizzazione. Il titolo ha pagato l’ascesa di Eli Lilly e le proiezioni non eccellenti per l’anno in corso. Le stime attuali prevedono infatti un andamento pressoché piatto o in lieve calo di vendite e utile. In più l’azienda ha annunciato nel 2025 un ampio piano di ristrutturazione a livello globale che dovrebbe portare al taglio di 9 mila posti di lavoro (circa l’11% della forza lavoro totale).
Il ridimensionamento coinvolge anche la fabbrica di Anagni, in provincia di Frosinone, passata a Novo con l’acquisizione di Catalent nel 2025. Il sito produttivo avrebbe dovuto essere destinatario di un investimento da oltre 2 miliardi di euro per la produzione di Wegovy, anche se pare che solo un miliardo sia stato effettivamente sbloccato mentre il miliardo rimanente sarebbe congelato. (riproduzione riservata)