I fantasmi di John Elkann: dalle perdite di Stellantis ai giornali, dall’inchiesta sull’eredità alla difesa di Juventus e Ferrari
I fantasmi di John Elkann: dalle perdite di Stellantis ai giornali, dall’inchiesta sull’eredità alla difesa di Juventus e Ferrari
Il 2026 si delinea come un anno complesso per John Elkann, che deve affrontare pressioni economiche in Exor e legali in casa: dalla sfida di Tether per la Juventus al rischio di un processo per evasione fiscale. E sono a una svolta le cause civili con la madre Margherita Agnelli per la successione

di di Fabrizio Massaro 06/02/2026 21:45

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Non è cominciato bene l’anno per John Elkann: non deve essere stato facile mettere la firma su una mega-svalutazione da 22 miliardi di euro come presidente di Stellantis. Ma era necessaria, ha spiegato il ceo Antonio Filosa, dopo la presa d’atto che in tutto il mondo la svolta verso l’auto elettrica è più lunga e impervia di quanto si pensava. I mercati hanno reagito male e il titolo Stellantis è tracollato del 25% in un sola seduta venerdì 6, la perdita giornaliera peggiore della sua storia considerando anche i momenti neri di quando si chiamava solo Fiat.

A soffrirne è stato anche l’azionista Exor, socio maggioritario del colosso italo-franco-americano con il 14%. Colpito su due fronti: la perdita patrimoniale e il prosciugamento del canale dei dividendi, esclusi da Filosa nel 2026. Risultato? Ad Amsterdam, dove è quotata, Exor ha chiuso in calo del 2,63% a 68,55 euro. È una flessione tutto sommato contenuta, che fotografa il peso che il gruppo dell’auto ha ormai nel portafoglio della holding di partecipazioni controllata con il 55% del capitale e l’85% dei diritti di voto dalla cassaforte di famiglia Giovanni Agnelli bv: un peso sempre più leggero.

Oggi Exor, che capitalizza 14 miliardi di euro, è diventata una holding di partecipazioni globale che spazia dall’automotive al lusso (con Ferrari), dalla sanità al tech alla gestione di patrimoni attraverso la britannica Lingotto, con un residuo di partecipazioni storiche della famiglia Agnelli come l’editoria (Repubblica, La Stampa, le radio attraverso la controllata Gedi) e il calcio con la Juventus. Ma il core business di una volta è sempre meno nel cuore e nel portafoglio del nipote quasi 50enne (li compirà il 1 aprile) che oltre venticinque anni fa Gianni Agnelli scelse come suo successore alla guida dell'impero della famiglia torinese.

L'esposizione del portafoglio tra lusso e automotive

A fine ottobre – ultimi dati pubblicati dalla società – l’esposizione al lusso e alla sanità era salita al 56% del patrimonio pari a circa 40 miliardi (al lordo dei 3,6 miliardi di debiti), mentre l’automotive (Stellantis, Cnh) rappresentava circa il 20%.

I conti della holding che saranno presentati il prossimo 23 marzo daranno un quadro aggiornato. Ma si può già dire che il tracollo di Stellantis e la retromarcia di Ferrari non solo in Formula 1 (si vedrà la prossima stagione con la nuova monoposto presentata il 23 gennaio) ma anche sui listini (-30% in tre mesi) faranno cambiare volto alla holding: la borsa ne ha già anticipato gli effetti, riducendo la capitalizzazione di circa 5 miliardi. Solo sei mesi fa Exor valeva 19 miliardi.

Ora dovrebbe essere meno forte anche dal punto di vista degli utili. Non sarà certo da Stellantis che continueranno ad arrivare buona parte dei dividendi che negli anni hanno rimpolpato le casse di Exor: se in quattro anni – tra 2021 e 2024 – le cedole girate dal gruppo auto sono state circa 2 miliardi di euro, per il 2025 il rubinetto resterà a secco.

I risultati di Lingotto e la liquidità del gruppo

Exor può invece festeggiare dei buoni risultati della sgr Lingotto, che continua a macinare investimenti e a raccogliere massa, pari a 9,8 miliardi di sterline (compresi gli impegni), con una dotazione iniziale della stessa Exor e in parte anche con i capitali esteri della famiglia Elkann attribuiti alla nonna di John, Marella Caracciolo: oggi la partecipazione in Carvana è la più rilevante per valore nel portafoglio di Lingotto, seguita dalla quota in Paramount.

In ogni caso, anche considerando l’impatto negativo di Stellantis, Exor resta una società liquida, con 4,1 miliardi a disposizione per acquisizioni. per acquisizioni. Oltre alla cassa accumulata, gran parte delle munizioni arriva dalla vendita di Iveco. Un colpaccio per Elkann, che la scorsa estate ha collocato il gruppo di autobus e tir al gigante indiano Tata e il ramo della difesa – quanto mai strategico in questa fase – all’italiana Leonardo. Per Exor l’incasso è stato di 1,5 miliardi di euro che si aggiungono ai 2 miliardi residui dalla cessione del 4% di Ferrari.

L’impiego di questi capitali liquidi però ancora non si vede: Elkann e il cfo di Exor Guido De Boer avevano detto in estate che il 2025 poteva essere l’anno giusto per una grande acquisizione, che seguisse quella di Philips del 2023 (di cui oggi ha il 20%). I settori prediletti? Sanità, tecnologia, lusso. Ma non ci sono segnali di acquisizioni in arrivo.

Il disimpegno dall’editoria e il caso Gedi

Al contrario, Exor è nel pieno di una dismissione che rappresenta insieme un cambio di pelle rispetto alla storia della famiglia e insieme un ulteriore assottigliamento della presenza industriale del gruppo in Italia. E non è una vendita da poco, sebbene non valga miliardi di euro. Perché si parla dei giornali.

Da oltre cento anni «La Stampa», il quotidiano torinese, è di proprietà degli Agnelli; «la Repubblica» è invece un acquisto recente, voluto da Elkann nel 2019. Ma non ha avuto successo. Anzi, l’avventura nell’editoria ha provocato un’emorragia di perdite – circa 400 milioni di euro – che l’ingegnere ha deciso di cauterizzare vendendo in blocco il gruppo Gedi, la subholding delle attività nei media. Il problema è: a chi?

Scartata l’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio, la scelta di Elkann per Gedi (senza però «La Stampa») è caduta su un conglomerato greco, il gruppo Antenna dell’armatore-editore Theodore Kyriakou. Una figura semisconosciuta in Italia e criticata anche per i suoi rapporti azionari con l’Arabia Saudita.

Ma anche questa operazione langue: la prima esclusiva è scaduta a fine gennaio. Ora la posizione ufficiosa è che pensano di chiudere il deal entro febbraio, ma non sono stati fissati limiti temporali. La strada non pare insomma spianata neanche per il destino di «La Stampa»: al tavolo negoziale ci sarebbe il gruppo editoriale Sae di Alberto Leonardis. Ma anche qui non ci sono indicazioni sull’esito della trattativa, che dovrebbe chiudersi entro giugno. Nel frattempo i giornalisti delle due testate sparano a zero contro Elkann, accusato della «più totale mancanza di trasparenza».

Le difficoltà nel calcio e la sfida di Tether

Se una volta la popolarità di Gianni Agnelli si misurava con le folle plaudenti ai successi della Juventus, anche nel calcio John Elkann non sta raccogliendo buoni frutti. In sei anni, dal 2019 a oggi, il club torinese ha avuto bisogno di quattro iniezioni di capitali pari a 1 miliardo di euro che a Exor sono costati oltre 630 milioni. L’ultimo risale appena allo scorso novembre, per 100 milioni.

I risultati in campionato? Cominciano a vedersi solo adesso, grazie al nuovo allenatore Luciano Spalletti con la squadra riportata al quarto posto in classifica e ai playoff della Champions League. Ma Elkann ha ora un nemico in casa: è il gigante delle stablecoin Tether guidato da due italiani tifosi della Juve: Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino. Hanno acquistato l’11% della Juventus a Piazza Affari e fatto quello che nessuno aveva mai osato in cento anni: provare a comprare il club, per di più con un’opa. Ovviamente respinta da Elkann con ostentata indignazione. Ma il calcio costa, anche a una holding ricca come Exor. E il pretendente Tether di soldi ne ha molti, molti di più…

Il fronte giudiziario e l'eredità Agnelli

Come se non bastassero i risultati economici e sportivi, a impensierire Elkann c’è il doppio fronte giudiziario, civile e penale, legato all’eredità della nonna (e quindi del nonno, Gianni Agnelli). A brutto muso Elkann la scorsa estate aveva seguito il consiglio dei suoi legali di versare 181 milioni al fisco per le tasse di successione non pagate e i capitali all’estero della nonna, pur di mettere fine all’inchiesta penale di Torino per dichiarazione infedele e truffa ai danni dello Stato. Aveva concordato con i pm la «messa in prova» ai servizi sociali, presso i Salesiani. Ma un giudice si è messo di traverso e ha respinto l’accordo ordinando l’imputazione coatta. Così ora l’iter deve ricominciare da capo e il presidente di Stellantis rischia di andare a processo. Le conseguenze d’immagine di un dibattimento per presunta evasione fiscale potrebbero essere devastanti.

Per di più c’è il contraccolpo anche in sede civile. La madre Margherita Agnelli de Pahlen, l’artefice dell’apertura dell’inchiesta, ha fatto riversare dai suoi legali le carte dell’inchiesta nei vari procedimenti civili sull’eredità, a Torino e in Svizzera (a Ginevra e a Thun). Una decisione in particolare è attesa dal fronte svizzero: se accogliesse le posizioni di Margherita, sebbene ancora sotto il profilo preliminare-procedurale, per Elkann la battaglia per il controllo dell’impero Agnelli diventerebbe più difficile. (riproduzione riservata)