La rappresaglia commerciale scatenata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto - tra i suoi effetti immediati - anche quello di deprimere i titoli dei Magnifici 7. Da Apple a Nvidia e Alphabet (Google), all’indomani dell’annuncio delle nuove tariffe che colpiscono la maggior parte dei paesi del mondo, le big tech perdono terreno in borsa. Apple, la peggiore, è colata a picco nell’after-hours del 2 aprile e il 3 aprile ha aperto in calo di oltre l’8%. Ma Cupertino è in buona compagnia: all’avvio degli scambi Nvidia perde il 5,6%, Microsoft il 3%, Alphabet (Google) il 4%, Amazon il 7,3% (dati alle 15:45 del 3 aprile).
«Il mito dei Magnifici 7 vacilla. Per la prima volta dall’ottobre 2022 – quando questo termine nemmeno esisteva – solo uno dei titani tech supera l’S&P 500 su un arco di tre mesi: Meta. Un segnale forte: il mercato sta ricalibrando le aspettative su questi colossi», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro.
A rappresentare un problema per i giganti della Silicon Valley è soprattutto il 34% scritto accanto alla parola «Cina» sulla lavagna dei buoni e dei cattivi di Trump. Apple, ad esempio, deve circa un quinto del suo fatturato annuale al mercato cinese e produce in Cina la quasi totalità dei suoi dispositivi, nonostante gli sforzi -fatti negli ultimi anni - di dislocare parte della produzione in altri paesi asiatici come India e Vietnam.
«La Cina resta un punto debole (per Apple): il fatturato nel paese è in calo a causa della concorrenza sempre più aggressiva dei produttori locali, come Huawei e Xiaomi», aggiunge Debach. «Il rischio di una progressiva saturazione del mercato è un tema che gli investitori stanno iniziando a valutare con attenzione».
Le importazioni negli Stati Uniti dalla Cina andranno incontro a una maxi tariffa del 54% complessivo. Oltre al dazio del 34% appena annunciato, infatti, sull’import da Pechino era già in vigore un’imposta del 20%.
L’inasprimento della politica commerciale americana aggrava le difficoltà dei colossi tecnologici in borsa. Nel 2025 il gruppo è passato da motore a zavorra dei listini. Al punto che gli analisti, di fronte alle pesanti perdite dei titoli tech, hanno coniato un nuovo soprannome: non più Magnifici 7, ma Malefici 7.
«Ciò che è successo è un mix di realizzo dei guadagni iniziali, crescente incertezza politica e timori macroeconomici», sintetizza Sara Amato, head of investment specialists Italia di Pictet Wealth Management. «In un generale sell-off è matematico che i titoli che sono saliti di più siano quelli particolarmente colpiti. Più che di zavorra bisogna tenere conto di un rischio di “concentrazione di mercato” in quanto le Magnifiche 7 pesano intorno al 30% dell’S&P 500 e per il 50% sul Nasdaq. Anche il clima geopolitico, con tensioni persistenti e l’incertezza sui conflitti globali, ha contribuito a una maggiore volatilità».
Le big tech rischiano inoltre di finire nel mirino dell’Unione Europea. Bruxelles sta preparando un pacchetto di controdazi da definire nel dettaglio nel mese di aprile. «Abbiamo bisogno di contromisure più ampie che colpiscano (gli Stati Uniti) nei punti più sensibili, non solo sui beni, ma anche sui servizi a partire dalle grandi aziende tecnologiche e dal settore finanziario», ha detto Brando Benifei (Pd), europarlamentare europeo e presidente della delegazione Ue-Usa. (riproduzione riservata)