I banchieri centrali ultimo baluardo contro le intemperanze di Trump
I banchieri centrali ultimo baluardo contro le intemperanze di Trump
A Davos Lagarde e Carney criticano le strategie di Trump, evidenziando la necessità di un'Europa unita e indipendente. Mentre Panetta propone una semplificazione normativa per il settore bancario europeo

di Angelo De Mattia 22/01/2026 20:00

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Può sembrare strano che coloro che rispondono con maggiore lucidità e fermezza a Trump su Groenlandia e dazi o sui rapporti degli Istituti centrali con i governi siano principali banchieri centrali, in carica oppure ora ex. Ma, in effetti, non lo è, se si pensa all’abitudine contratta con la difesa dell’autonomia e indipendenza di queste banche e al punto di osservazione in cui si trovano che consente loro di cogliere in anticipo i danni che determinate politiche e ripetute affermazioni possono arrecare all'economia.

Mark Carney, ora premier del Canada, ma due volte banchiere centrale in quest'ultimo Paese e addirittura presso la Old Lady inglese, ha riscosso ovazioni a Davos per le tesi esposte nel suo intervento nel quale ha suonato la sveglia per reagire alle strategie trumpiane, vista l’eclissi dell'ordine internazionale finora vigente, nonché a scuotersi dalla mera obbedienza o dalla tendenza ad adeguarsi, richiamando la metafora di chi non siede più a tavola che facilmente può finire nel menu e, citando Vaclav Havel e il suo Il potere dei senza potere.

La reazione dei banchieri centrali alle politiche di Trump

In questo libro viene ricordato il comportamento dei commercianti di Praga che, sotto il comunismo, erano tenuti a esporre un cartello con la celeberrima esortazione di Marx «Proletari di tutto il mondo, unitevi», pur non credendovi (poi, un bel giorno, hanno potuto non esporlo più per la caduta del regime, ma sono trascorsi anni). È stato, quello di Carney, un discorso dall'icasticità e dalla potenza mai prima riscontrate a Davos.

Poi sempre nella cittadina svizzera si sono registrate le dichiarazioni della presidente della Bce Christine Lagarde per sollecitare l'unità dell'Unione sottolineando il clima di incertezza che le iniziative di Trump determinano al di là del loro merito. Nella successiva cena promossa da Larry Fink di BlackRock alla quale partecipava, Lagarde, reagendo al discorso del segretario Usa al Commercio Howard Lutnick che sbeffeggiava l'Unione, considerata come un soggetto da umiliare, e ridicolizzava lo stesso discorso che ella aveva tenuto, si è alzata e ha abbandonato la cena. Due episodi che dimostrano l'esigenza di reagire e non solo parole ma con i fatti concreti.

Il ruolo di Lagarde e la difesa dell’unità europea

In Italia intanto in un denso intervento al comitato esecutivo dell’Abi come ospite d'onore il governatore Fabio Panetta ha messo in evidenza come i mercati siano stati più furbi dei vincoli introdotti con i dazi, considerato che la congiuntura mondiale è migliorata senza che si siano potuti riscontrare rallentamenti e recessioni.

Incombono, tuttavia, variabili di peso, quali quelle geopolitiche che sopravanzano le variabili tradizionali, tanto che si potrebbero considerare politiche tout court (si deve ritenere, per la loro estensione e per il carattere globale). Panetta, quindi, ha insistito sull'esigenza di una semplificazione normativa nell'Unione per il settore bancario, cosa ben diversa dalla deregolamentazione come si vorrebbe dagli Usa, ma non è accettabile, come pienamente concorda il presidente dell'Abi Antonio Patuelli.

Panetta e la semplificazione normativa bancaria

Vi è, da ultimo ma non per importanza, il comportamento da hombre vertical del presidente della Federal Reserve Jerome Powell nei confronti dei quotidiani attacchi e dileggi da parte di Trump, difendendo con autorevolezza l'autonomia della Fed e riscuotendo un diffuso consenso e sostegno. Questa vicenda è grave sotto i diversi profili, istituzionali, monetari e finanziari, operativi.

È ben diversa, però, a differenza di ciò che si è scritto sulla Repubblica, dall'attacco destabilizzante che fu mosso nel 1979 contro la Banca d'Italia di Paolo Baffi e Mario Sarcinelli. In quest'ultimo caso fu messa in opera una manovra eversiva che vedeva il concorso di importanti settori della politica e del governo, faccendieri, banchieri, poteri occulti e poteri deviati, settori della stampa, magistrati. La manovra andava al di là della stessa vicenda Sindona - che era alla sua base - con l'intento di abbattere con violenza e addirittura con il carcere la Banca d'Italia di due straordinarie personalità.

La difesa dell’autonomia della Federal Reserve

Chi scrive, allora funzionario della Banca d’Italia, seguì, giorno per giorno e ora per ora, tutta questa vicenda, cominciando con l'essere stato uno dei due promotori dello sciopero di tutti i dipendenti in reazione all'arresto di Mario Sarcinelli.

Così come non è fondato che fu solo Repubblica a sostenere la banca e andrebbe ricordato che negli anni precedenti il direttore Eugenio Scalfari aveva ripetutamente difeso proprio Michele Sindona. I banchieri centrali, molti dei quali hanno manifestato solidarietà a Powell, fanno anche tesoro delle gravissime vicende del passato. (riproduzione riservata)