I 10 Btp che rendono anche il 4,4% netto: quali mettere in portafoglio adesso
I 10 Btp che rendono anche il 4,4% netto: quali mettere in portafoglio adesso
Mercati sotto stress, alle prese con le vendite dei chip e dell’AI: è il momento di abbassare il rischio e bilanciare il portafoglio grazie ai titoli italiani che sono tornati a rendere fino al 4,4% netto. Ecco su quali tipologie e scadenze puntare

di di Elena Dal Maso 17/07/2026 18:00

Ftse Mib
51.882,28 17.40.00

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Dax 30
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Dow Jones
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Nasdaq
25.543,66 21.47.57

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Euro/Dollaro
1,1436 21.32.42

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84,73 17.30.10

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l Btp a 10 anni è tornato a rendere un interessante 4%, anzi di più perché sul mercato si trovano emissioni che rendono, nette, il 4,4% grazie al fatto che scambiano sotto la pari. Nel frattempo, i mercati stanno vivendo giorni di elevata volatilità e forti vendite innescate dai titoli dei chip e dell'AI. Un portafoglio diversificato con titoli di Stato italiani, magari tenuti fino a scadenza per evitare le oscillazioni di prezzo durante la vita dei bond, può essere un modo per bilanciare il rischio. Bisogna però ricordare che quando il rendimento delle obbligazioni sale, i prezzi scendono. In questo caso il fatto tocca in generale tutti i bond a livello globale.

Come spiega Luca Cazzulani, Head of Strategy Research di UniCredit, «il ritorno di tensioni in medio oriente sta pesando sul prezzo delle materie energetiche, con conseguente potenziale ricaduta sull’inflazione. In questa situazione, gli investitori si aspettano possibili rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali». Per la Bce il mercato si attende una stretta a settembre e una seconda nel primo trimestre del 2027, mentre per la Fed è prezzato un rialzo entro fine anno e un 50% di probabilità di un secondo nella prima parte del 2027.

Al di là degli sviluppi in Medio Oriente, il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh (di fatto nominato da Donald Trump) ha da subito adottato una linea dura sul tema inflazione, riprende Cazzualni, «disattendendo le aspettative di chi lo vedeva un presidente colomba. Questo contribuisce a tenere i rendimenti sotto pressione. Infine, il contesto globale, con diversi Paesi, tra cui il Giappone e gli Usa, che adottano politiche fiscali espansive, non aiuta il comparto». Per l’esperto, il livello dei rendimenti dei Btp si trova a livelli «interessanti su tutte le scadenze. Il titolo a 10 anni è in area 4%, tra i livelli più alti dal 2024. Se l’ottica è di tenere le emissioni a scadenza, bisogna considerare che stiamo attraversando una fase di profondi cambiamenti a livello sia economico (con l’AI) che politico. L’incertezza è elevata e in questo contesto è opportuno mantenersi su orizzonti non troppo lunghi». Cazzulani indica allora l’area 5 anni che rappresenta un buon punto della curva, si arriva ad un rendimento netto del 3,8%.

Bloccare il 4% per 10 anni

Basti pensare che a fine giugno i mercati prezzavano un solo rialzo della Bce nei successivi 12 mesi, mentre oggi ne scontano più di due, con un potenziale intervento già a settembre, interviene Michele Morra, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm. In Europa la pressione sui bond «deriva dunque dal timore di una fiammata inflattiva di natura energetica. Negli Stati Uniti la dinamica è leggermente diversa: le aspettative sul numero dei rialzi a breve sono invariate, ma i rendimenti salgono perché si consolida lo scenario higher for longer, ossia che a seguito dei rialzi, la Fed non tagli nell'immediato». Pesa la retorica più da falco del previsto della Fed a guida Kevin Warsh, unita alle preoccupazioni per la tenuta fiscale americana e per i deficit espansivi che potrebbero scaturire dagli scenari delle prossime elezioni di Mid-Term. A questo punto, Morra suggerisce, per un investitore retail con approccio da cassettista, il tratto 7-10 anni «oggi strategico perché permette di bloccare rendimenti nominali vicini al 4% per un intero decennio. Va sottolineato che allungando la scadenza aumenta il rischio di credito». Infatti si prestano soldi allo Stato italiano che dovrà restituirli fra 10 anni.

Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, ricorda che stiamo assistendo ad un’offerta massiccia di carta sovrana: «sia il Tesoro Usa che i governi europei stanno emettendo quantità record di titoli di Stato per finanziare i deficit, deprimendo i prezzi e spingendo in alto i rendimenti». Con l'avvicinarsi delle elezioni Midterm negli Stati Uniti, «l'attenzione è focalizzata sul deficit fiscale americano, ormai superiore al 6% del pil». In Europa, l'influenza della destra di Marine Le Pen «mantiene i mercati guardinghi».

Su quali titoli orientarsi allora in portafoglio? Secondo Vintani, le emissioni a breve e medio termine (fino a 5 anni) offrono rendimenti nominali molto generosi (tra il 2,7% e il 3,2%) con una volatilità minima. Per quanto riguarda la scadenza tra 7 e 10 anni, questa è la parte del portafoglio dove si possono ottenere rendimenti vicini o superiori al 3,5%–3,8% netti per quasi un decennio. «Se l'inflazione dovesse scendere nei prossimi anni, avere in portafoglio cedole fisse vicine al 4% si rivelerà un affare eccellente», riprende l’analista. Che ritiene opportuno valutare i Btp classici con scadenze 2031 (5 anni) o 2033-2036 (7-10 anni) che hanno cedole nominali basse (1,5% - 2,5%) ma che, quotando sotto la pari, offrono un rendimento effettivo a scadenza interessante (soprs al 3,5%). Quanto alla famiglia dei Btp Italia, «questi titoli offrono una cedola reale fissa (attorno all'1,8% - 2%) a cui si somma la rivalutazione del capitale legata all'indice Foi». Per Vintani è «la migliore polizza assicurativa se gli scenari geopolitici dovessero far ripartire l’inflazione. La scadenza a 5 anni è eccellente».

Chi guarda a breve

Gabriel Debach, market analyst di eToro, suggerisce «il tratto 2-5 anni come nucleo principale, il 6-7 anni come estensione e l'8-10 come componente satellite». Per esempio, «il Btp ottobre 2030 (IT0005654642) quota sotto la pari, rende il 3,24% lordo e ha una duration inferiore a quattro anni». Il titolo luglio 2032 (IT0005647265) offre un «buon punto di ingresso per aggiungere duration. Il rendimento netto supera il 3% e quota sotto la pari. In un eventuale scenario di disinflazione beneficerebbe del calo dei tassi». L’ottobre 2035 (IT0005648149) «ha senso invece come posizione mirata sul calo futuro dei tassi. Rende il 3,35% netto, con un prezzo sotto la pari», conclude Debach. (riproduzione riservata)