Hyundai taglia le previsioni per il 2026, nonostante un utile operativo trimestrale superiore alle attese degli analisti. Il costruttore sudcoreano ha chiuso il terzo trimestre con un risultato operativo di 2.677 miliardi di won (circa 1,8 miliardi di euro), in crescita del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, grazie soprattutto all’andamento favorevole dei cambi, alla riduzione dei costi e al maggior peso delle automobili ibride nelle vendite. Il risultato ha superato le aspettative del consenso, ferme a circa 2.400 miliardi di won (1,6 miliardi di euro). Il fatturato è però diminuito del 3,4%, a 45.110 miliardi di won (circa 30,2 miliardi di euro), mentre l’utile netto è sceso del 24,2%, a 1.932 miliardi di won (circa 1,3 miliardi di euro).
A preoccupare sono soprattutto le consegne e le prospettive per gli ultimi mesi dell’anno. Nel trimestre Hyundai ha venduto all’ingrosso 920.710 veicoli, l’11,3% in meno rispetto al 2025, risentendo delle interruzioni produttive provocate dagli scioperi negli stabilimenti sudcoreani, del minor numero di giornate lavorative e della debolezza di alcuni mercati internazionali. Il margine operativo trimestrale è comunque salito al 5,9%, con un miglioramento di mezzo punto percentuale.
Il gruppo ha ridotto l’obiettivo di vendite mondiali per il 2026 da 4,16 a 4 milioni di veicoli, una revisione al ribasso di circa il 3,8%. Più significativo è invece il taglio delle previsioni sulla redditività: il margine operativo consolidato è ora atteso tra il 5,5% e il 6,5%, contro il precedente intervallo del 6,3-7,3%. Resta invece invariata la previsione di crescita del fatturato, compresa tra l’1% e il 2%.
Hyundai ha anche ridimensionato il programma di investimenti automobilistici per quest’anno, portandolo da 17.800 miliardi di won (circa 11,9 miliardi di euro) a 16.000 miliardi di won (circa 10,7 miliardi di euro), con una riduzione di circa il 10%. La società ha spiegato che la revisione riflette le difficoltà produttive accumulate durante l’anno, il rallentamento della domanda globale e l’aumento dei prezzi delle materie prime.
Il gruppo spiega nella nota sui conti che il taglio degli obiettivi non rappresenta un peggioramento strutturale della propria competitività, ma un adeguamento alle condizioni del mercato. Per recuperare terreno punta sull’aumento della produzione, sul lancio di nuovi modelli, tra cui Tucson ed Elantra, e su ulteriori interventi di contenimento dei costi.
La contrazione delle vendite è stata particolarmente evidente nel mercato domestico. Nel terzo trimestre le consegne all’ingrosso in Corea del Sud sono diminuite del 27,2%, a 131.468 veicoli, mentre quelle nel resto del mondo sono scese dell’8%, a 789.242 unità. A pesare sui risultati coreani sono state soprattutto le agitazioni sindacali, che hanno ridotto la produzione e aumentato l’incidenza dei costi fissi sui veicoli assemblati.
Dal punto di vista commerciale, la crescita delle motorizzazioni ibride ha contribuito a compensare almeno in parte la flessione dei volumi. Hyundai ha venduto 167.414 auto ibride nel trimestre, il 3,8% in più rispetto a un anno prima. La loro quota sulle vendite complessive è salita al 18,2%, con un aumento di 2,7 punti percentuali.
Considerando anche elettriche, plug-in e vetture a idrogeno, le automobili elettrificate hanno rappresentato il 26,7% delle consegne mondiali. I volumi complessivi di questa categoria sono però diminuiti del 2,7%, a 245.540 unità. Le elettriche pure hanno registrato una contrazione del 9,2%, a 69.117 veicoli. Il dato conferma il peso crescente delle ibride nella strategia del gruppo, soprattutto in Nord America, dove Hyundai continua a mantenere una quota di mercato intorno al 6% negli Stati Uniti.
Alle difficoltà produttive si aggiunge la concorrenza dei costruttori cinesi, che stanno guadagnando terreno non soltanto in Europa, ma anche nel mercato domestico di Hyundai e Kia. Secondo quanto segnala Reuters, Byd è diventato il terzo marchio automobilistico estero in Corea del Sud, alle spalle di Tesla e Bmw, un risultato molto significativo per un costruttore che ha iniziato a commercializzare automobili nel Paese soltanto nel 2025.
Il gruppo cinese sta conquistando clienti grazie a una gamma di modelli elettrici e ibridi competitivi sul prezzo, mettendo sotto pressione soprattutto i segmenti più accessibili del mercato. Per Hyundai la sfida è particolarmente delicata perché la casa sudcoreana deve difendere la propria posizione in patria mentre affronta gli stessi concorrenti sui mercati internazionali. La pressione cinese è evidente anche in Europa, dove Byd, Chery e gli altri costruttori stanno ampliando rapidamente le rispettive gamme. Secondo gli analisti, uno dei punti deboli di Hyundai è proprio la disponibilità ancora limitata di modelli elettrici a prezzi accessibili rispetto a quelli proposti dai rivali cinesi.
Nonostante il taglio della guidance, Hyundai conferma i propri programmi di espansione industriale e commerciale di medio periodo. Il gruppo punta a introdurre oltre 100 modelli nuovi o aggiornati entro il 2030, aumentando la capacità produttiva e adattando l’offerta alle caratteristiche dei singoli mercati.
Negli Stati Uniti sta ampliando la produzione locale, mentre in Europa punta anche sulla nuova Ioniq 3, un’elettrica compatta costruita in Turchia. La società prevede inoltre di ridurre del 30% i costi delle batterie per rendere più competitivi i futuri modelli a zero emissioni. (riproduzione riservata)