Nuova tensione in casa Hyundai. I lavoratori del primo costruttore di auto della Corea del Sud hanno dato il via lunedì 13 luglio a uno sciopero parziale di tre giorni dopo il fallimento delle trattative sul rinnovo contrattuale. Al centro della protesta non ci sono però soltanto salari e premi, ma anche il timore che l’intelligenza artificiale e i robot umanoidi possano mettere a rischio l’occupazione all’interno del gruppo nei prossimi anni.
L’agitazione in corso prevede che gli operai interrompano il lavoro due ore prima della fine di ogni turno fino a mercoledì 15. I vertici del sindacato torneranno poi a riunirsi giovedì 16 per valutare le prossime mosse, mentre nel frattempo dovrebbero proseguire i negoziati con il management di Hyundai.
Il principale nodo della trattativa riguarda il sistema dei premi. Da anni il sindacato chiede che il bonus di risultato sia pari al 30% dell’utile netto consolidato dell’anno precedente, una richiesta che finora era stata considerata soprattutto una posizione negoziale. Quest’anno, però, le rivendicazioni si sono rafforzate dopo che colossi coreani dei semiconduttori come Samsung Electronics e SK Hynix hanno riconosciuto ai dipendenti maxi bonus grazie ai profitti generati dal boom dell’intelligenza artificiale. I lavoratori Hyundai chiedono quindi di poter partecipare di più ai risultati economici del gruppo.
Oltre a questo, il sindacato reclama anche un aumento della retribuzione base di 149.600 won (circa 100 dollari) e un incremento dei bonus ordinari all’800% dello stipendio mensile, rispetto all’attuale 750%. L’azienda aveva proposto un aumento salariale di 89.000 won, un bonus una tantum pari al 350% dello stipendio più 10 milioni di won e l’assegnazione di 15 azioni Hyundai. Il sindacato ha giudicato insufficiente questa offerta.
Nella protesta sindacale c’è però anche il tema dell’automazione. Hyundai prevede di introdurre il robot umanoide Atlas negli stabilimenti statunitensi a partire dal 2028 per svolgere attività ripetitive ad alto volume, come la preparazione dei componenti per la produzione, con un successivo impiego nelle fasi di assemblaggio più complesse entro il 2030.
Per questo motivo i rappresentanti dei lavoratori chiedono che qualsiasi introduzione dei robot sia preceduta da una negoziazione formale e che vengano garantiti reddito e occupazione, evitando che la riduzione delle ore lavorate dovuta all’automazione si traduca in una diminuzione degli stipendi.
Secondo l’agenzia di stampa Yonhap, ogni ora di sciopero potrebbe causare perdite superiori a 18,7 miliardi di won (10,9 milioni di euro). Lo scorso anno, una protesta analoga articolata in 16 ore di fermo aveva ridotto la produzione di circa 7.000 veicoli, con mancati ricavi superiori a 300 miliardi di won (175 milioni di euro). L’impatto potrebbe essere significativo anche perché la Corea del Sud resta il principale hub produttivo del gruppo, da cui proviene quasi la metà delle vendite mondiali di Hyundai. Ogni anno oltre un milione di vetture costruite nel Paese viene destinato all’esportazione.
L’azienda non ha quantificato gli effetti immediati dello sciopero. Il responsabile della produzione interna, Choi Yeong Il, ha definito alcune richieste sindacali irragionevoli, sostenendo che gli scioperi del passato abbiano provocato soltanto perdite produttive, salari non percepiti e danni all’immagine del gruppo. Hyundai ha inoltre ribadito che non intende fare concessioni aggiuntive né compensare economicamente le ore perse a causa della protesta. (riproduzione riservata)