Il commercio energetico mondiale entra in una fase di massima allerta. Il settore marittimo internazionale ha ufficialmente classificato lo Stretto di Hormuz e le acque circostanti del Golfo di Oman e del Golfo Persico come «aree di operazioni belliche», una decisione che riflette l’escalation militare in Medio Oriente e l’aumento dei rischi per la navigazione commerciale.
La scelta è arrivata dopo una riunione tra sindacati marittimi e compagnie di navigazione a livello globale e fotografa una situazione sempre più critica per uno dei principali snodi del commercio mondiale di petrolio e gas. Attraverso Hormuz transita, infatti, circa un terzo delle esportazioni mondiali di petrolio via mare. Secondo Kpler, nel 2025 sono passati nello Stretto circa 13 milioni di barili al giorno, pari al 31% dei flussi globali marittimi di greggio.
La nuova designazione, nello specifico, risponde alla «portata delle interruzioni e dei rischi a cui sono esposti gli equipaggi civili nella regione», hanno spiegato in un comunicato congiunto la federazione sindacale del settore (Itf) e le grandi compagnie del trasporto marittimo.
Il passaggio a «zona di operazioni belliche» offre, in particolare, ai marittimi il più alto livello di sicurezza possibile e conferisce loro inoltre il diritto di rifiutare l’imbarco, la possibilità di essere rimpatriati a spese dell’armatore e diversi bonus e indennità. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), l’agenzia dell’Onu responsabile della sicurezza in mare, sono circa 20 mila i marittimi e 15 mila i passeggeri di navi da crociera attualmente bloccati nel Golfo.
Secondo Sheila Cameron, amministratore delegato della Lloyd’s Market Association, nella regione si trovano ancora circa mille navi, di cui quasi la metà petroliere e gasiere.
Il valore complessivo degli scafi supera 25 miliardi di dollari, senza considerare il valore dei carichi energetici trasportati. «La stragrande maggioranza di queste imbarcazioni è assicurata nel mercato londinese e l’assicurazione attualmente rimane in vigore», ha spiegato Cameron, sottolineando come il sistema assicurativo stia monitorando attentamente l’evoluzione della crisi.
Il riferimento è al mercato dei Lloyd’s, uno dei pilastri globali dell’assicurazione marittima. Un portavoce di Lloyd’s of London ha spiegato che la struttura sta collaborando con la US International Development Finance Corporation e con altri attori del settore per garantire continuità alle coperture contro i rischi di guerra.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato, intanto, che potrebbe incaricare la United States Navy di scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, qualora la sicurezza della navigazione fosse ulteriormente compromessa.
L’indiscrezione è stata confermata dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha ricordato come l’amministrazione statunitense abbia già previsto anche un meccanismo assicurativo pubblico. In base al piano annunciato, la US International Development Finance Corporation offrirà coperture contro i rischi politici a prezzi agevolati per petroliere e cargo che operano nella regione.
Secondo la Casa Bianca, l’intero team energetico dell’amministrazione sta lavorando per garantire la continuità dei flussi energetici globali e limitare le ricadute sui mercati.
Sul fronte opposto, l’Iran respinge l’ipotesi di aver bloccato lo stretto. In una nota diffusa dalla missione iraniana alle Nazioni Unite, Teheran definisce «infondata e assurda» l’affermazione secondo cui il paese avrebbe chiuso il passaggio navale.
La dichiarazione ribadisce l’impegno iraniano a rispettare il diritto internazionale e la libertà di navigazione, sostenendo invece che siano le operazioni militari statunitensi ad aver messo a rischio la sicurezza marittima nella regione. (riproduzione riservata)