Hong Kong sorpassa la Svizzera e diventa il primo centro finanziario mondiale per la gestione dei patrimoni transfrontalieri
Hong Kong sorpassa la Svizzera e diventa il primo centro finanziario mondiale per la gestione dei patrimoni transfrontalieri
Il Global Wealth Report di Bcg fotografa la redistribuzione dei capitali globali: Hong Kong è prima, crescono gli Emirati e i milionari in India e Brasile. Intanto l’AI ridisegna l’economia della gestione patrimoniale

di Anna Di Rocco 27/05/2026 17:20

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Per la prima volta Hong Kong supera la Svizzera e diventa il principale hub mondiale del wealth management transfrontaliero. È il dato cruciale del Global Wealth Report 2026 di Boston Consulting Group, che fotografa una profonda redistribuzione della ricchezza globale: più capitali in Asia, più patrimoni nei mercati emergenti e un’industria del private banking sempre più ridisegnata dall’intelligenza artificiale.

Nel 2025 la ricchezza offshore custodita a Hong Kong è cresciuta del 10,7%, raggiungendo quota 2.900 miliardi di dollari. A spingere il sorpasso sulla Svizzera sono stati soprattutto i flussi provenienti dalla Cina continentale, il ritorno delle Ipo e il rialzo dei mercati azionari asiatici. «L’ascesa di Hong Kong riflette la crescente forza attrattiva dei mercati dei capitali e della ricchezza asiatica», ha dichiarato Michael Kahlich, managing director, partner di Bcg e coautore del rapporto.

La crescita arriva in un anno tutt’altro che semplice per l’economia globale. Nonostante guerre commerciali, tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati, il rapporto evidenzia che la ricchezza finanziaria mondiale è salita del 10,7%, toccando i 333 mila miliardi di dollari. Considerando anche gli asset reali, il patrimonio netto globale sfiora ormai i 550 mila miliardi. Secondo il report, la ricchezza transfrontaliera globale ha raggiunto i 15.700 miliardi di dollari (+8,4%), con i primi dieci hub finanziari mondiali che hanno intercettato quasi il 90% dei nuovi flussi offshore.

Una nuova mappa della ricchezza mondiale: i due blocchi

Dal report emerge una nuova geografia finanziaria divisa in due grandi reti. Da una parte il blocco asiatico, centrato su Hong Kong e Singapore, che intercetta i capitali provenienti da Cina, India e Sud-est asiatico. Dall’altra il sistema formato da Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito, tradizionalmente punto di riferimento per i patrimoni europei, mediorientali e latinoamericani.  Anche Singapore continua a rafforzarsi come piattaforma offshore dell’Asia grazie ai flussi “safe haven” e all’espansione dell’ecosistema del wealth management.

Tra i poli in maggiore crescita ci sono poi gli Emirati Arabi Uniti, dove la ricchezza transfrontaliera è aumentata dell’11,1% nel 2025. Sul fronte regionale, sorprende soprattutto l’Europa occidentale, che ha registrato la crescita più forte tra i principali mercati: +15,3%, sostenuta dal risparmio delle famiglie e dagli effetti valutari favorevoli. La Cina continentale ha visto la propria ricchezza finanziaria crescere del 15% nel 2025 e, secondo Bcg, continuerà ad aumentare a un ritmo medio del 9% annuo fino al 2030. Più lenta invece la crescita del Nord America (+7,4%), concentrata soprattutto nei grandi gruppi tecnologici.

India, Brasile e Messico: la prossima fabbrica di milionari

La prossima ondata di ricchezza arriverà però dai mercati emergenti. India, Brasile e Messico dovrebbero aggiungere quasi 7 mila miliardi di dollari di nuova ricchezza finanziaria entro il 2030. Secondo Bcg, il segmento «affluent and above» – clienti con patrimoni superiori a 250 mila dollari – crescerà dell’8% l’anno, generando oltre un milione di nuovi milionari entro fine decennio.

Un mercato che resta ancora poco servito. Molti grandi operatori internazionali stanno infatti concentrando le risorse sugli ultra-ricchi, frenati dai costi di compliance e dalle regole sempre più severe sui capitali cross-border. Uno spazio che potrebbe favorire l’espansione delle banche locali e dei wealth manager indipendenti.

Un altro tema centrale del report riguarda il trasferimento generazionale della ricchezza in Asia. Tra Singapore, Malesia e Indonesia, una percentuale compresa tra il 40% e il 50% delle principali imprese è ancora guidata dai fondatori, con un’età media della leadership superiore ai 70 anni. Per questo la successione non è più vista soltanto come un passaggio ereditario, ma come un problema di governance, controllo e gestione di patrimoni sempre più globali e complessi. «Le famiglie affrontano la successione come una sfida strutturale, non come un singolo evento», osserva Kahlich.

L’intelligenza artificiale ridisegna l’economia del Wealth Management 

Il rapporto rileva anche come l’intelligenza artificiale stia iniziando a trasformare anche il modello operativo del wealth management. Gli strumenti IA vengono già utilizzati per costruire piani finanziari, automatizzare la compliance, elaborare motivazioni di portafoglio e prevedere il rischio di perdita dei clienti. Secondo Bcg, gli operatori «AI-first» potrebbero sbloccare guadagni di efficienza tra il 25% e il 30%, aumentando al tempo stesso i ricavi per consulente fino al 20%. Per il settore del private banking, conclude il report, il rischio è l’apertura di un divario strutturale tra le società che stanno riprogettando il business attorno all’IA e quelle che continuano a limitarsi ad aggiungere strumenti tecnologici a modelli tradizionali. (riproduzione riservata)