Hollywood, con l’arrivo di Skydance come cambia la concorrenza? I pareri degli analisti su Netflix e Disney
Hollywood, con l’arrivo di Skydance come cambia la concorrenza? I pareri degli analisti su Netflix e Disney
Skydance Paramount deve affrontare le sfide operative e finanziarie legate all'integrazione di Warner Bros. Discovery, in un’operazione che è costata 110 miliardi di dollari. Il primo passo sarà quello di puntare a ridurre il debito post-fusione, che ammonta a 80 miliardi

di Ester Corvi   09/10/2026 19:42

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Le statuette degli Oscar brillano, ma non è così per gli studios di Hollywood quotati a Wall Street, mentre si affaccia sulla scena una nuova realtà, la Skydance di David Ellison, nata a inizio ottobre dalla fusione fra Paramount e Warner Bros. Discovery. Per fare un confronto fra i giganti dell’entertainment, da inizio anno Walt Disney ha perso il 6%, Netflix il 23,7%, Comcast il 29% e Fox il 13%. In un settore in forte fermento, le aspettative degli investitori si sono spostate talmente in alto, che qualsiasi risultato con all’altezza delle attese fa scivolare in borsa le quotazioni, in uno scenario in cui c’è scarsa visibilità degli utili.

Ma l’attenzione del mercato è adesso tutta focalizzata sulla neonata Skydance, nella quale le piattaforme Hbo Max e Paramount+ confluiranno in un unico servizio, dopo un periodo breve in cui opereranno separatamente pur essendo offerte in pacchetto. Nel frattempo, i complessi produttivi di Paramount e Warner Bros. saranno focalizzati su distinti business: uno si dedicherà alla produzione cinematografica, mentre l'altro sarà riservato alla televisione (fra cui Cnn e Cbs) e allo streaming.

Riguardo alla fusione degli studios Paramount e Warner, i vertici di Skydance hanno dichiarato di non voler ridurre i volumi di produzione né creare concorrenza fra le varie divisioni.

Il peso di un debito da 80 miliardi

Fin qui le dichiarazioni, ma al mercato è chiaro che Skydance Paramount deve affrontare le sfide operative e finanziarie legate all'integrazione di Warner Bros. Discovery, in un’operazione che è costata 110 miliardi di dollari. Il primo passo sarà quello di puntare a ridurre il debito post-fusione, che ammonta a 80 miliardi di dollari, e a generare sinergie di costo annuali per 6 miliardi di dollari. Un obiettivo non facile da raggiungere che la società mira di realizzare puntando su un'operatività efficiente. Per Doug Creutz, analista di Td Cowen, è proprio questo l’aspetto dirimente: tagliare i costi rischia di portare a un calo della redditività. Sul titolo conferma quindi la raccomandazione hold (mantenere) con un prezzo obiettivo di 8 dollari, inferiore alla quotazione attuale di 9,29 dollari, sulla base di un p/ebitda (prezzo/reddito operativo lordo) stimato nel 2028 di 7,5 volte. Creutz avanza inoltre riserve sul nuovo co-ceo Ynon Kreiz perché «aveva una reputazione discordante in Mattel. L’impressione generale è che fosse bravo a trovare le efficienze, ma che non abbia fatto un grande lavoro nello scovare le opportunità di crescita».

Netflix, focus sull’engagement

Considerando le alternative a Skydance, il titolo Netflix ha lasciato sul terreno oltre il 40% negli ultimi 12 mesi, ed è scambiato circa 18 volte gli utili attesi nel 2027. A questi multipli l’analista di Bernstein Laurent Yoon vede potenzialità di rialzo, visto che il suo rating sul titolo è outperform (performance superiore al mercato) con un target price di 95 dollari, contro una quotazione attuale intorno a 71,6 dollari. Nel terzo trimestre il leader dello streaming ha aggiunto circa 3 milioni di abbonati, arrivando a un totale di 335 milioni a livello globale. Una stima intermedia di 347 milioni di abbonati a fine anno implica un incremento netto superiore a 10 milioni nel quarto trimestre del 2026. Tale dato è sostanzialmente in linea con l'attuale consenso per il 2026 e sosterrebbe le previsioni sui ricavi, ma accresce la pressione sulle aspettative. «Di conseguenza» spiega Yoon «non prevediamo che Netflix superi la propria guidance di crescita dei ricavi del 13-14% per l'intero anno 2026. Il dibattito si sta spostando sempre più su quale livello, all'interno della forchetta prevista, raggiungerà e sulle implicazioni per la guidance del 2027».

Gli specialisti di Parrot si aspettano un miglioramento del tasso di abbandono (churn rate) nella seconda metà del 2026, grazie alla stagionalità e a un'offerta di contenuti più solida. Il churn sui mercati internazionali rimane una variabile chiave per determinare la posizione finale del colosso californiano all'interno della fascia di previsione.

Per quanto riguarda l'engagement, cioè la capacità di coinvolgimento dei clienti (una variabile chiave per valutare la bontà della strategia degli streamers), gli analisti stimano un aumento del 2-3% su base annua nella seconda metà del 2026. Nonostante le preoccupazioni legate a un'offerta di contenuti meno forte nel quarto trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (ad esempio, l'assenza del finale di Stranger Things), Parrot prevede infatti che le nuove stagioni di vecchie serie sosterranno l'engagement.

I mercati internazionali rimangono il principale motore dell'engagement. Quello negli Stati Uniti dovrebbe restare sostanzialmente stabile, con la maggior parte della crescita proveniente dagli altri Paesi. Ma visto che gli utenti internazionali registrano un minor numero di ore di fruizione rispetto a quelli statunitensi, è probabile che la crescita dell'engagement risulti inferiore all’incremento del numero di abbonati.

Disney, bilanciare crescita e redditività

Anche su Disney il giudizio è positivo con un prezzo obiettivo di 129 dollari, superiore alla quotazione attuale intorno a 107 dollari. Gli esperti di Bernstein ritengono quindi che a Wall Street la Casa di Topolino meriti di più, a fronte di un basso p/e (prezzo/utile) 2027 intorno a 14 volte. A loro avviso infatti «Disney appare impostata per una crescita a doppia cifra dell’utile per azione (eps) nell’esercizio 2026 e nel 2027, ma il titolo rimane in un range di prezzo definito». In questo caso il il principale target che lo studio di Hollywood deve raggiungere è bilanciare crescita e redditività. La sfida è una mancata corrispondenza temporale: i contenuti richiedono tempo per essere prodotti, distribuiti e monetizzati, mentre l’impatto sul margine reddituale è immediato. Il risultato è un delicato compromesso redditività a breve termine e crescita a lungo termine

A questo proposito, lo streaming (Disney +) rimane il principale motore, in grado di compensare sempre più i cali secolari dei ricavi e dei profitti della tv lineare, ma servono investimenti. «Il Dtc (Direct to consumer) ha apportato un cambiamento radicale in termini di redditività, ma affinché la crescita sia sostenibile necessita di più carburante sotto forma di contenuti in vari formati» sostengono gli analisti. Il management ha riconosciuto che per supportare la crescita del business Dtc è necessario continuare a investire: le iniziative recenti suggeriscono che l’attenzione si sta spostando sull’ottimizzazione della struttura dei costi. E se Disney invece non investisse di più? Il titolo rischia di restare bloccato in un range di prezzo, senza consistenti spunti di rialzo, come è avvenuto del resto per anni, in assenza di una narrativa più convincente per stimolare la fiducia degli investitori. (riproduzione riservata)