Ci sono momenti in cui la cronaca smette di essere cronaca e diventa un polverone mediatico senza precedenti. È il caso dell’arrivo a Roma del deus ex machina di Palantir, Peter Thiel, a Palazzo Orsini Taverna, proprio quello citato nel canto dell’Inferno di Dante Alighieri... Si parla di tecnologia, politica, sicurezza e Apocalisse, per la precisione di Anticristo. Sono solo canzonette? O sotto si intravede qualcosa di più antico, più autentico, quasi teologico e mistico?
In questo spazio ambiguo si colloca il discorso di Andrea Venanzoni. È lui l’allievo di Thiel in Italia? Non si sa. Giurista, studioso della tecnodestra americana, tra algoritmi e libri di filosofia, liberismo e ironia, fino a Giuseppe Cruciani, con cui ha scritto pure un libro tecnoerotico, e tanto altro. Di Venanzoni, personaggio curioso, ho letto forse il miglior libro di magia politica pubblicato negli ultimi anni in Italia, Trono oscuro, edizioni Luiss, il cui linguaggio rivoluzionario, tra magia e politica esoterica, vale il prezzo del biglietto. Psichedelia e conservatorismo. Non un’analisi del presente, ma un tentativo di decifrarne la struttura invisibile e circolare, che vi consiglio molto.
Thiel, invece, si sa, è cofondatore di PayPal e figura centrale della Silicon Valley, investitore di Facebook e creatore di Palantir. A tutt’oggi è uno degli interpreti più radicali del rapporto tra tecnologia, teologia, potere e destino dell’Occidente, in chiave apocalittica. Venanzoni, da parte sua, si muove su un crinale simile ma più teorico divulgativo. Diritto, filosofia politica e un’attenzione costante alle trasformazioni profonde del potere contemporaneo, fino al pop più estremo.
E mentre Peter Thiel attraversa Roma parlando apertamente di Anticristo, la domanda non è più cosa stia accadendo, ma chi abbia già capito cosa sta accadendo davvero. Venanzoni, invitato di lusso, non può parlarne, dice, ma può darci la sua interpretazione, sempre al massimo del segreto, perché del contenuto delle conferenze non si può dire nulla. Che sia internazionale nera, bianca, psyop, marketing, non è dato saperlo.
Domanda. Il 666 biblicamente indica un essere umano, o comunque una figura personale, e non solo un sistema. Come si concilia questa dimensione con il predominio attuale di strutture tecnologiche diffuse e decentralizzate? L’Anticristo oggi si manifesterebbe come individuo, secondo le Scritture, o come élite o rete? E cosa ne pensa Thiel, visto che sembra glissare sul punto?
Risposta. Non direi che Thiel glissi sul punto; la sua ricostruzione è in certa misura originante dal dibattito canonistico medievale che appuntava la propria attenzione esattamente sulla dimensione istituzionale e politica, penso al dibattito sulla natura e il ruolo dell’impero romano nei rapporti con il messaggio della Chiesa. L’Anticristo, in questa linea concettuale, che sarà poi ripresa e cesellata ad esempio da Carl Schmitt, è una dimensione politica: parlo di dimensione e non di figura perché ad esempio Schmitt scorge i lineamenti di una dimensione post-storica di scioglimento dell’esperienza politica nel campo di un governo unico mondiale, di matrice tirannica. Non per caso, Thiel tra le pagine de Il Momento straussiano richiama Alexandre Kojève e la sua figura di «Stato universale e omogeneo», equivalente alla fine della storia, intesa questa come spazio di conflitto: nel momento in cui hegelianamente si fa largo il riconoscimento e cessa quindi la lotta, ecco finire la storia e del pari, però, finire l’umano stesso. Non per caso il filosofo franco-russo, in una celebre nota riscritta e ripensata più volte nel corpo del suo Introduzione alla lettura di Hegel, sosterrà che addivenuto questa dimensione post-storica la condizione umana stessa diventerà post-umana, non ci saranno musica, filosofia, tutto ciò che possa generare attrito, e persino il linguaggio cesserà di avere la funzione del Logos. Questa sorta di pacificazione globale, lo si intuisce, ha dei risvolti di omogeneizzazione non esulanti dal rischio assoluto della tirannide. Per questo, Thiel è così fortemente critico nei confronti di quell’impero delle norme che è l’Unione Europea. Quindi non avrebbe senso individuare una singola persona, un politico, la Greta di turno, quelle possono essere solo manifestazioni di un fenomeno più ampio.
D. Nel libro di Daniele, 9,27, compare la figura dell’abominio della desolazione, poi ripresa nei Vangeli e nell’Apocalisse. È possibile che oggi questo abominio non sia più un atto visibile, ma una trasformazione invisibile, come l’ingresso della tecnica dentro ciò che un tempo era sacro?
R. Nella seconda lettera ai Corinzi, si legge «se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove». Per il cristianesimo non è questione dello strumento ma dell’uso, del come e del perché. D’altronde sin dai tempi medievali, molti scienziati erano anche teologi e uomini di fede. La polemica illuministica, la vicenda di Galileo, hanno determinato sovente una dispercezione, facendo credere che il messaggio evangelico sia una sorta di predicazione luddista. Quindi che la tecnica entri anche nel campo del sacro o nella intimità dell’umano, Deborah Lupton parla di «computer intimo», non è necessariamente un male. Dipende, chiaramente, come ci entra e soprattutto come ci permane. C’è sempre il rischio che diventi un Vitello algoritmico, dopo quello d’oro.
D. Quando Thiel parla di Anticristo, sta individuando questo passaggio, cioè il momento in cui il potere non si limita più a governare il mondo, ma ridefinisce l’umano? E dove colloca questo abominio, nella politica, nella tecnologia o nella loro fusione?
R. Per Thiel l’Anticristo è la stagnazione, la fine dello spunto umano nel cercare di migliorarsi, la stasi, l’inerzia. Per questo, la complicazione regolatoria, il dirigismo economico, il decrescismo ideologizzato, il woke gli appaiono segnali evidenti di una caduta di civiltà che conduce, potenzialmente, all’Armageddon. Non colloca la disfunzionalità o il cancello privilegiato per l’apocalisse in un segmento, ma nell’utilizzo concreto dei vari strumenti o della politica. Non nella politica o nella tecnologia, quindi, ma nell’uso che alcuni possono farne. Una intelligenza artificiale woke, in questa prospettiva, è indicativa di un percorso di perdizione.
D. Nel Nuovo Testamento ricorre l’espressione pace e sicurezza, che precede la rovina. Oggi questa formula sembra risuonare nelle promesse delle infrastrutture tecnologiche, previsione, protezione, eliminazione del rischio. Sistemi come Palantir promettono ordine o preparano controllo? Oppure il problema resta politico, tra Unione Europea e modelli deregolati come quello cinese?
R. L’Anticristo si presenterà parlando parole di pace e di sicurezza, come recita la prima epistola ai Tessalonicesi. Ovviamente si può pensare che quel riferimento alla sicurezza possa indicare la stessa Palantir, oppure si può ritenere che «pace» sia il riferimento alle organizzazioni sovranazionali, dall’Onu alla Ue, che per decenni hanno presentato la pace come il destino irrinunciabile del genere umano, mentre in tutto il mondo infuriavano conflitti e massacri e guerre. La realtà dei fatti è che queste ultime due richiamate non possono garantire nulla al di là delle parole, e le parole, i patti, in assenza della spada, come insegnava Hobbes, rimangono spesso mera carta. Farsi trovare disarmati davanti la venuta dell’Anticristo significa agevolare il suo operato, cosa che tende a farmi ritenere che il problema non sia tanto Palantir quanto il nostro arrendevole e illusorio contegno di «impero delle norme».
D. Figure come Thiel stanno cercando di evitare questa deriva, riconoscendo il rischio anticristico, oppure ne sono parte integrante mentre costruiscono queste infrastrutture?
R. Il «potere che frena», per citare Massimo Cacciari, compartecipa sempre della natura dell’Anticristo. Ciò che argina la caduta ha sempre natura ambigua. Per questo trovo naturale che tutte le figure che maggiormente si sono affannate, in termini intellettuali, intorno a questi temi abbiano rilevato questa opacità strutturale. Palantir può integrare estremi di sorveglianza di massa ma al tempo stesso può contribuire a debellare anomia sociale in una determinata città, può prestare il fianco a eccessi del governo ma poi fa sì materialmente che l’Ucraina aggredita dai russi rimanga in piedi, costituendone l’infrastruttura digitale. Sta all’uomo che si serve di determinati strumenti, e quelle di Palantir sono strumenti, sotto forma di piattaforme, rimanere saldo nella postura kathécontica senza cedere alla lusinga distruttiva di quella anticristica.
D. La presenza di Thiel a Roma è una provocazione simbolica, un’operazione culturale o il tentativo di individuare interlocutori dentro l’élite europea?
R. Un’operazione culturale ad alto impatto simbolico, anche per via della città che ha ospitato quegli incontri. Thiel non ha particolare necessità di strutturare reti relazionali ricorrendo alla eventuale maschera di lezioni. Poi, comprendo che sia molto più suadente pensare a chissà quali complotti o quali dietrologie, e la stampa ci ha messo molto del suo con ricostruzioni di dadaismo lisergico, ma nei fatti avesse voluto stabilire connessioni o sviluppare contatti avrebbe fatto prima a dedicarsi a quello senza l’esposizione delle letture. Per incontrare un amministratore delegato o un ministro gli basta alzare il telefono, non c’è bisogno di organizzare lezioni sull’Anticristo.
D. Thiel sta cercando appoggi concreti, politici, finanziari, religiosi, oppure seleziona una classe capace di accettare un nuovo paradigma in cui il controllo tecnologico diventa autodifesa dell’Occidente?
R. Da quanto ho visto e sentito, soprattutto dalla grande volontà di fermarsi anche oltre il tempo schedulato, a parlare con ciascuno dei partecipanti rimasti in sala, mentre molti altri se ne erano già andati, c’è comunque una volontà culturale di confronto. E a Roma è stata molto più forte, per espressa ammissione di Thiel, che nelle altre tappe del ciclo di letture.
D. Il silenzio della politica italiana, inclusa Giorgia Meloni, è prudenza, incapacità o irrilevanza?
R. L’incandescente periodo referendario, e le connesse polemiche, non ha agevolato partecipazioni o prese di posizione. Anche se, va detto, trovo surreale e masochistico subire l’idea, elaborata e messa in giro da certa opinione pubblica partigiana e interessata, che questi incontri fossero qualcosa di disdicevole. Non si capisce per quale motivo un politico non avrebbe potuto partecipare, anche se i politici non erano esattamente la categoria preferita di Thiel da invitare. Per questo possiamo anche dire che molte delle ricostruzioni su politici che hanno disertato all’ultimo sono destituite di fondamento, molto semplicemente non erano stati invitati. Anche molti di quelli che hanno dimostrato dente avvelenato non erano stati invitati. In privato, cercando di accreditarsi, hanno mostrato ben altro contegno. Per quanto riguarda la destra italiana c’è senza dubbio un problema di identità, di classi dirigenti non all’altezza e di mantenere il punto, a volte si subiscono delle polemiche veramente surreali. La Meloni ha un notevolissimo standing ma mi sembra piuttosto isolata in termini di qualità. E quindi se per lei è preferibile la prudenza, in un momento come questo, c’è poi un problema delle classi dirigenti che hanno scarsa comprensione dei fenomeni.
D. L’Anticristo, per Thiel, è una metafora culturale, marketing, oppure una categoria operativa reale?
R. Un elemento, più che metafora, culturale connesso a una dimensione operativa politica.
D. Nei testi biblici compaiono il controllo sul commercio e il katechon, ciò che trattiene il caos. È legittimo collegarli alle tecnologie attuali e alla governance globale?
R. L’economia politica francescana medievale è stata uno degli elementi che ha consentito lo sviluppo della lex mercatoria, dei sistemi proto-bancari e quindi di contro l’apertura di connessioni tra città e rotte del commercio. Non c’è un pregiudizio nei confronti del commercio, dell’economia. Anche qui, dipende sempre la funzione sottesa: per i francescani, il commercio aveva una valenza socialmente migliorativa e quindi anche culturalmente positiva per città che si aprivano al confronto. Il punto risiede sempre e solo nel modo, nel perché e nel come si utilizza un dato strumento. Per il kathécon vale quanto ho detto prima.
D. E se il katechon esiste ancora, chi lo incarna oggi? Uno Stato, una religione, una cultura, oppure le varie sparate pop di Thiel, ovvero Elon Musk, Greta Thunberg eccetera eccetera?
R. L’Occidente è vittima di un curioso strabismo, nel cui nome mentre Trump e Thiel vengono considerate figure mostruose molto meno ci si indigna e preoccupa di realtà come l’Iran o la Cina. Questo processo di svuotamento culturale interiore, una sorta di tragica cupio dissolvi, ha minato l’identità europea e quella americana e ha reso possibile per qualunque forza anti-occidentale accreditarsi come una forma politica nobile, quasi preferibile alle nostre libertà. Ecco, se già una persona ragiona così, preferendo il terzomondismo alla libertà occidentale, non dirò che è una figura anticristica ma di certo è un volenteroso collaboratore dell’Anticristo. Di contro, tutto ciò che riafferma il valore della nostra civiltà ha senso e valenza kathécontici.
D. Thiel parla mai del marchio della bestia o la Bibbia è solo un pretesto per le sue teorie?
R. Mi è sembrato di capire che quel genere di esegesi abbia affaticato di più i commentatori desiderosi di guardare dal buco della serratura e di scorgere un qualche marchio della bestia in Thiel stesso. Non è cosa ben fatta, soprattutto in chiave informativa. Thiel, più che marchio della bestia, ha elaborato degli indicatori, pure questi fraintesi grossolanamente da chi ha confuso le slide con la spiegazione analitica. Non ha mai attaccato il Papa e non lo ha definito l’Anticristo, come pure ho letto. E la stessa cosa vale per Greta. Non sono le persone a rappresentare quella dimensione anticristica. Per Thiel ciò che finisce per svuotare di senso l’Occidente, ciò che lo rallenta, è un pericolo; dietro Greta e certe politiche europee non c’è dubbio che alberghi un certo spirito di decrescita, e questo spirito, specie in un momento come questo, può essere pericoloso.
D. Nel pensiero del gesuita transumanista Pierre Teilhard de Chardin, l’evoluzione converge verso il Punto Omega. Thiel non dice nulla di nuovo o si colloca in contrasto con questa visione?
R. C’è un aspetto che non dobbiamo mai dimenticare; Thiel non dice solo, ma fa. Ha rivoluzionato il mondo che viviamo, da PayPal a LinkedIn, da Facebook a Palantir. La sua filosofia non rimane inerte solo nel campo del teorico, ma si rende sostanza pratica. E questa è una enorme novità. De Chardin, con la sua teorizzazione, ha dovuto attendere decenni per vederne una elaborazione pragmatica quale potrebbe essere l’infosfera. In Thiel c’è un bilanciamento del lato teorico con quello pratico. (riproduzione riservata)
*artista e scrittore, autore del romanzo Viola, Gog Edizioni