L'autunno si prospetta ancora più caldo dell’estate sul fronte militare. Tra Russia e Ucraina e in Medio Oriente c’è una «significativa probabilità» nei prossimi mesi secondo Alpine Macro, società di Oxford Economics. L’impatto sui mercati non tarderà ad arrivare, con il dollaro e alcuni titoli aerospaziale e della difesa favoriti e gli asset europei invece sotto pressione.
«I mercati potrebbero riuscire a guardare oltre entrambi i conflitti in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, ma è probabile un’escalation tra settembre e novembre, che potrebbe provocare un doppio shock», scrive Dan Alamariu, chief geopolitical strategist di Alpine Macro. Tuttavia «una più ampia convergenza dei due conflitti resta per il momento un rischio di coda».
Come detto uno scenario simile creerebbe vincitori e vinti sui mercati. Da una parte favorirebbe il dollaro, alcuni titoli del settore aerospaziale e della difesa e renderebbe il petrolio ancora più volatile. Dall’altra metterebbe sotto pressione gli asset europei, i prodotti raffinati, il gas europeo e le aspettative di inflazione. In questo scenario di «doppio colpo», l’Iran «rappresenta da solo il rischio maggiore», spiega Alamariu, mentre un’escalation in Ucraina colpirebbe soprattutto gli asset europei.
«I rischi per il mercato energetico persisteranno e i prezzi e la volatilità di petrolio e gas potrebbero subire un’impennata in caso di una nuova fase di conflitto intenso e prolungato, soprattutto nel Golfo», aggiunge il chief geopolitical strategist di Alpine Macro. «La vulnerabilità maggiore riguarda i prodotti raffinati, come dimostrano gli elevati crack spread, ovvero i margini di raffinazione». (riproduzione riservata)