La guerra tra Stati Uniti e Iran e il rischio di propagazione del conflitto a tutto il Medio Oriente, con conseguente impennata dei prezzi di petrolio e gas dopo il blocco allo stretto di Hormuz, fanno drizzare le antenne ai trader di Piazza Affari. Che si stanno muovendo in massa verso prodotti a leva quotati (Etc) per provare a cavalcare i rialzi - o ribassi - delle materie prime.
Secondo quanto calcolato da Sandeep Rao, senior researcher del provider di Etc a leva Leverage Shares, nella prima settimana di marzo i volumi medi a Milano risultano 2,3 superiori a quelli di Francoforte. La maggior parte, come di consueto, riguarda i prodotti legati al mondo delle criptovalute, ma a fianco a essi l’analista sta osservando «una rotazione significativa verso le materie prime tradizionali».
«Gli Etc su petrolio Brent e gas naturale stanno mostrando accelerazioni di volumi di diverse migliaia di punti percentuali rispetto ai livelli registrati nei primi due mesi dell’anno», calcola Rao.
E in Italia «si osserva un’evoluzione interessante: gli investitori stanno progressivamente riducendo la concentrazione esclusiva sui cripto-proxy, pur mantenendo volumi elevati su questi strumenti, e si stanno orientando su petrolio Wti, petrolio Brent e gas naturale».
Proprio il gas, il cui prezzo è salito nell’ultimo mese di oltre il 50%, «potrebbe diventare uno dei prodotti con la crescita più rapida di partecipazione retail nelle prossime settimane», stima l’esperto.
D’altronde, le avvisaglie già c’erano da prima che scoppiasse il conflitto in Medio Oriente. Secondo gli ultimi dati disponibili rilasciati da Borsa Italiana, nel mese di febbraio (quindi prima dello scoppio delle ostilità in Iran) un Etc a leva 3 sul gas naturale figurava già nella classifica dei dieci prodotti più scambiati a Piazza Affari, con un turnover mensile di 149 milioni di euro.
La graduatoria di febbraio è quasi interamente monopolizzata da Etc (a leva e non) su oro e argento fisico: ma è facile immaginare come a marzo le materie prime potrebbero rimescolare le carte e giocare un ruolo da assolute protagoniste.
Nel complesso, aggiunge l’analista, «la settimana in corso si preannuncia come una delle settimane con i volumi più elevati dell’anno». Infatti, lo shock geopolitico in corso «sta contemporaneamente rafforzando la domanda di strumenti difensivi, già in crescita da febbraio, e alimentando un nuovo impulso sui prodotti legati alle materie prime energetiche».
Il risultato, conclude, «è una combinazione di fattori che potrebbe portare a una delle fasi di trading più intense per gli Etp a leva in Europa negli ultimi anni». (riproduzione riservata)