Al settimo giorno dall’inizio del conflitto, il traffico nello Stretto di Hormuz si è quasi azzerato: circa 1.000 navi si trovano bloccate nelle sue acque, bollinate ufficialmente come «area di operazioni belliche». Il segretario della Difesa americano, Peter Brian Hegseth, ha ribadito che gli Stati Uniti possono proseguire il conflitto per molto tempo «grazie a una vasta fornitura di armi e munizioni».
«Tutti gli attacchi illegali in Medio Oriente e oltre stanno causando enormi sofferenze e danni ai civili in tutta la regione e rappresentano un grave rischio per l'economia globale, in particolare per le persone più vulnerabili. La situazione potrebbe degenerare in una spirale incontrollabile». Questa l’opinione del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. Ecco perchè, suggerisce: «È ora di porre fine ai combattimenti e avviare seri negoziati diplomatici. La posta in gioco non potrebbe essere più alta».
La Cina potrebbe essere pronta a fornire all’Iran assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti per missili. Lo hanno riferito alla Cnn tre fonti informate sui fatti, pur sottolineando che Pechino si è finora tenuta formalmente fuori dal conflitto. «La Cina è più cauta nel suo sostegno. Vuole che la guerra finisca perché mette in pericolo il suo approvvigionamento energetico», ha spiegato una delle fonti. Difatti Pechino dipende in modo significativo dal petrolio iraniano e, secondo le stesse fonti, avrebbe esercitato pressioni su Teheran affinché garantisse il passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nella mattina di venerdì 6 marzo c'è stata una telefonata tra Keir Starmer, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Giorgia Meloni sulla situazione in Medio Oriente. Lo ha reso noto un portavoce di Downing Street, precisando che nel corso del colloquio hanno anzitutto «condannato i vergognosi attacchi iraniani» e poi concordato che «l'intensa attività diplomatica in corso e uno stretto coordinamento militare saranno vitali nelle prossime ore e nei prossimi giorni».
I quattro leader europei hanno anche concordato «sulla necessità di coordinarsi strettamente sulla situazione negli stretti di Hormuz e hanno ribadito la loro preoccupazione sulla situazione in Libano». Infine, conclude Downing Street, Starmer, Macron, Merz e Meloni «hanno accolto con favore l'esperienza all'avanguardia nell'intercettazione di droni che il presidente Zelensky ha offerto ai partner nella regione e hanno sottolineato l'importanza di garantire che il sostegno all'Ucraina continui su vasta scala».
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato in un post su Truth che gli Usa stanno «trasferendo migliaia di persone da diversi Paesi in tutto il Medio Oriente. Lo stiamo facendo in modo discreto, ma senza intoppi».
Ita Airways ha ripreso da oggi, venerdì 6 marzo, i voli di linea tra Roma Fiumicino e Riad, in Arabia Saudita. Anche «per contribuire ulteriormente al rientro dei connazionali presenti nell'area mediorientale», si legge nella nota della newco nata dalla ceneri di Alitalia. «Compatibilmente con l’evoluzione dello scenario geopolitico nella regione, la compagnia opererà 5 frequenze settimanali, prevedendo in questa fase uno scalo tecnico presso Il Cairo».
Continuano i raid israeliani su Beirut, la capitale del Libano, gli ultimi sui quartieri di Burj al-Barajne e Hadath. E Al Jazeera ha riferito di segnalazioni secondo cui un attacco aereo israeliano avrebbe colpito l'area vicino all'ambasciata iraniana a Beirut. Dall'inizio delle operazioni israeliane in Libano, in 217 sono morti e 798 sono rimasti feriti. Lo ha riferito il ministero della Salute di Beirut.
La Marina statunitense si sta preparando a scortare le navi attraverso lo stretto di Hormuz «presto» e «non appena sarà ragionevole farlo» così da «rimettere in moto l’energia», ha dichiarato Chris Wright, il segretario all’Energia Usa, a Fox News. Ricalcando quanto già preannunciato dal presidente Trump.
Il presidente statunitense, Donald Trump, è convinto che le cose in Iran «funzioneranno com'è andata in Venezuela». Lo riporta la Cnn.
E sulla nuova leadership non c’è l’obbligo si tratti di una figura democratica, anzi l’inquilino della Casa Bianca ha detto di essere aperto all'idea di avere un leader religioso in Iran. In assoluto «non mi danno fastidio i leader religiosi: ho a che fare con molti leader religiosi e sono fantastici», ha precisato Trump, pur aggiungendo che «dipende da chi è la persona in questione». L’importante non è neanche che il nuovo Iran sia uno stato democratico ma che venga scelto «un leader che sia giusto ed equo. Che faccia un ottimo lavoro. Che tratti bene gli Stati Uniti e Israele, e tratti bene gli altri Paesi del Medio Oriente: sono tutti nostri
partner», ha sottolineato il tycoon.
Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha invitato i leader mediorientali a partecipare a una videoconferenza lunedì 9 marzo per «discutere della situazione, dell'ulteriore sostegno dell'Ue e dei suoi Stati membri ai paesi della regione, nonché i modi per porre fine al conflitto in corso».
«Non ci sarà alcun accordo con l'Iran senza la resa incondizionata!». Lo scrive Donald Trump su Truth. «Dopo la resa incondizionata e dopo la selezione di un leader grande e accettabile - ha aggiunto il tycoon - noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati lavoreremo instancabilmente per salvare l'Iran dall'orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai».
La compagnia Emirates prevede il pieno ripristino dei suoi voli dopo il blocco dovuto allo scoppio della guerra contro l'Iran. Il gruppo stima di operare 106 voli al giorno, ossia il 60% del suo network, entro sabato 7 marzo. La mossa segue quella del vettore rivale Ethiad che ha deciso di ripristinare 70 collegamenti.
L'amministrazione di Donald Trump ha alzato le misure di sicurezza per timore che l'Iran, o i suoi sostenitori, possano lanciare attacchi negli Stati Uniti. Funzionari pubblici federali e locali hanno annunciato di aver aumentato le pattuglie di polizia in diverse città tra le quali New York, Miami e Los Angeles. Il direttore dell'Fbi, Kash Patel, ha dato ordine «alle squadre antiterrorismo e di intelligence di essere in massima allerta e di mobilitare tutte le risorse di sicurezza necessarie».
Gli Emirati Arabi Uniti affermano di aver intercettato nella giornata del 6 marzo nove missili balistici e 109 droni. Lo rende noto il ministero della Difesa emiratino.
Diverse esplosioni sono state udite nella capitale del Bahrein, Manama, secondo quanto riportato da un corrispondente dell'Afp. Le autorità hanno attivato una sirena d'allarme. «La sirena è suonata. Esortiamo cittadini e residenti a mantenere la calma, a recarsi nel luogo sicuro più vicino e a seguire le informazioni trasmesse dai canali ufficiali», ha scritto il Ministero dell'Interno su X.
Sono almeno 160 gli uomini della Marina militare italiana che raggiungeranno a bordo di una nave italiana l'area di Cipro per la difesa dell'isola. L'operazione avverrà nell'ambito di un assetto in coordinamento tra Italia, Spagna, Francia e Olanda. Il numero preciso varierà a seconda del tipo di nave - fregata o cacciatorpediniere - che verrà inviata.
La Russia sta fornendo all’Iran informazioni di intelligence per aiutarlo a colpire le forze statunitensi in Medio Oriente, tra cui la posizione di navi da guerra e aerei americani. Lo scrive il Washington Post, citando tre funzionari a conoscenza della questione.
L'esercito iraniano ha dichiarato di aver attaccato le basi statunitensi in Kuwait e ha promesso che continuerà in raid. «Nelle ultime ore, vari tipi di droni distruttivi delle forze di terra dell'esercito hanno preso di mira in gran numero le basi militari americane in Kuwait», ha dichiarato l'esercito, secondo la tv di Stato iraniana. «Questi attacchi continueranno nelle prossime ore».
«Continuiamo a seguire con la massima attenzione gli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Il Governo italiano è al lavoro senza sosta, in contatto con i nostri alleati e con i partner della regione, per monitorare la situazione e tutelare la sicurezza dei cittadini italiani». Lo afferma sui social la premier Giorgia Meloni, spiegando che «la priorità è proteggere i nostri connazionali e lavorare, insieme ai nostri principali partner e alleati, per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo tra le parti». Meloni scrive poi che «come concordato con il Parlamento, nei prossimi giorni sarò anche in Aula per riferire alle Camere». La premier ha anticipato di una settimana, dal 18 all’11 marzo, l’appuntamento in Parlamento.
La domanda di risorse energetiche russe è aumentata significativamente a causa dell'aggravarsi della situazione in Medio Oriente, in particolare con le difficoltà di attraversamento dello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito ai giornalisti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. «Stiamo registrando un significativo aumento della domanda di risorse energetiche russe, di energia, in relazione alla guerra in Iran», ha affermato il portavoce.
Da notare che per esempio l’India ha prorogato di 30 giorni la possibilità di comprare petrolio dalla Russia, dopo che da gennaio il Paese aveva iniziato a ridurre da gennaio gli acquisti di petrolio russo a causa della pressione di Washington, evitando i dazi del 25% e firmando un accordo commerciale provvisorio con gli Usa.
Si prevede che personale militare ucraino arriverà presto nel Golfo per aiutare i Paesi a respingere gli attacchi dei droni iraniani: lo ha dichiarato all'Afp un alto funzionario ucraino. «L'arrivo di personale militare ucraino nel Golfo Persico è previsto nel prossimo futuro», ha detto la fonte all'Afp, avvertendo che sono ancora in corso colloqui per «determinare come realizzarlo e che in questo momento tutto è in fase di decisione».
Il petrolio riprende la sua corsa dopo il monito del ministro dell'energia del Qatar, Saad al-Kaabi, secondo cui la guerra in Medioriente potrebbe costringere i paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane, facendo schizzare i prezzi del petrolio. Il Wti sale del 4% a 84,22 dollari mentre il Brent avanza del 2% a 87,1 dollari.
La Grecia disporrà una batteria del suo sistema Patriot per la copertura antimissile di gran parte del territorio bulgaro, ha spiegato il ministro della Difesa ellenico Nikos Dendias, stando a quanto riportano i media greci. Il sistema di difesa sarà disposto «nelle prossime ore, in una zona adeguata, all'interno della parte settentrionale del territorio greco», ha fatto sapere il ministro, aggiungendo che una coppia di caccia F-16 si trasferirà in un aeroporto della Grecia settentrionale, «con il compito esclusivo di fornire ulteriore copertura alla Bulgaria». I Patriot sono un sistema missilistico guidato terra-aria in grado di colpire sia velivoli che missili balistici e sono considerati uno dei più importanti dispositivi di difesa aerea.
«Nel quadro dei continui contatti con i principali partner sulla crisi in Medio Oriente, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Il presidente Meloni ha prima di tutto espresso la sua solidarietà e vicinanza alla Turchia, partner strategico dell'Italia e alleato Nato, a fronte dell'ingiustificabile attacco missilistico di cui è stata oggetto». Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.
Il ministro dell’energia del Qatar Saad al-Kaabi ha avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane e a far salire drasticamente i prezzi del petrolio. Lo ha detto il ministro al Financial Times. «Ciò farà crollare le economie mondiali», ha dichiarato Saad al-Kaabi al giornale, prevedendo che se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell'energia salirebbero alle stelle.
Scende da circa 8.900 a 8.200 il numero dei turisti italiani stimati nei Paesi del Golfo, mentre prosegue il monitoraggio della Farnesina sulla presenza di connazionali nella regione nell’ambito dell’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Unità di crisi del ministero degli Affari esteri, aggiornati alle ore 10:00 del 6 marzo. Secondo la mappa diffusa dalla Farnesina, il calo riguarda soprattutto gli Emirati Arabi Uniti, dove i turisti italiani stimati passano da 6.536 a 5.863, mentre in Qatar scendono da 948 a 894.
Gli Emirati Arabi Uniti stanno valutando l’ipotesi di congelare miliardi di dollari di beni iraniani detenuti nello Stato del Golfo, una mossa che potrebbe recidere una delle più importanti vie di comunicazione economiche per Teheran. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti informate. Se gli Emirati Arabi Uniti andassero avanti, limiterebbero significativamente l’accesso di Teheran alla valuta estera e alle reti commerciali globali, poiché la sua economia interna, già in difficoltà a causa dell'inflazione, è ora travolta da un conflitto militare.
Gli abitanti di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, hanno ricevuto un messaggio di allerta sui loro telefoni cellulari che avvisavano di «potenziali minacce terroristiche». Nel messaggio di testo si legge che «data la situazione attuale e delle potenziali minacce missilistiche, cercate un rifugio immediatamente nell'edificio sicuro più vicino e state lontani da finestre, porte e aree aperte».
La televisione statale iraniana ha riportato che un Consiglio di leader del Paese si è riunito per discutere di come tenere una riunione dell’Assemblea degli Esperti, che selezionerà il nuovo leader supremo della nazione. Il consiglio dei leader comprende il presidente Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam Hossein Mohseni Ejehi e il religioso Ayatollah Ali Reza Arafi. Il comunicato non ha fornito una tempistica per la selezione del leader supremo, né informazioni sul fatto che l’Assemblea degli Esperti si riunirà di persona o da remoto per la votazione.
L’Unicef afferma che quasi 200 bambini sono stati uccisi negli attacchi da quando, nel fine settimana, è iniziata l’escalation militare degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran. Almeno 181 persone sono state uccise in Iran, sette in Libano, tre in Israele e una in Kuwait. «Non sono i bambini a scatenare le guerre, ma pagano un prezzo inaccettabilmente alto. L’escalation militare in Medioriente ha già avuto un impatto devastante sui bambini», ha affermato l’Unicef.
Il traffico navale nello stretto di Hormuz si è quasi completamente interrotto per effetto della guerra in Medioriente. L’esame dei segnali di navigazione in acqua «indica che il traffico si è ridotto a livelli di una cifra, con solo due transiti commerciali confermati osservati nelle ultime 24 ore», ha affermato il Joint Marine Information Center, secondo cui le traversate hanno riguardato solo navi cargo e non petroliere. L’organizzazione, riferisce Bloomberg, parla di «pausa temporanea quasi completa del traffico commerciale di routine». Intanto, secondo Reuters, la Cina (che ricava circa il 45% dallo Stretto) sarebbe in trattative con l’Iran per consentire alle navi adibite al trasporto di petrolio greggio e di gas naturale liquefatto del Qatar di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz.
Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, secondo il quale l’Iran è pronto in caso di operazione di terra, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’invio di truppe americane o israeliane «è una perdita di tempo». Per il futuro dell’Iran, pensando ai vertici del Paese, Trump ha detto che «vogliamo ripulire tutto» e di avere in mente nomi per un «buon leader». Ma non ne ha fatto neanche uno. «Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in dieci anni Vogliamo abbiano un buon leader. Abbiamo persone che penso farebbero un buon lavoro». (riproduzione riservata)
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