La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nella seconda settimana con una rapida escalation militare e il rischio crescente di un conflitto regionale. Washington sta rafforzando la propria presenza navale nel Medio Oriente e valuta l’invio di una terza portaerei, mentre la USS Gerald R. Ford è già nel Mar Rosso e la USS Abraham Lincoln resta nel Mar Arabico per operazioni contro l’Iran. L’amministrazione Trump, che ha approvato anche una nuova vendita di armi a Israele da oltre 150 milioni di dollari, non esclude un intervento di terra e sostiene che le operazioni militari stanno procedendo con successo.
Gli Emirati Arabi Uniti segnalano nuovi attacchi con missili e droni mentre l’Iran continua i suoi attacchi di ritorsione in tutto il Golfo. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo a minacce in arrivo di missili e droni provenienti dall’Iran», afferma il ministero della Difesa emiratino. «I rumori uditi sono il risultato dell’intercettazione di missili e droni da parte dei sistemi di difesa aerea». Forti esplosioni sono state udite anche nella capitale del Bahrain, Manama, e nella capitale del Qatar, Doha, riferiscono giornalisti dell’AFP. Uno dei giornalisti afferma di aver sentito almeno cinque esplosioni nella capitale del Bahrain.
Il presidente americano Donald Trump ha rivendicato i risultati dell’operazione militare contro l’Iran, affermando che in tre giorni le forze statunitensi hanno distrutto 42 navi iraniane e compromesso gravemente le comunicazioni del Paese. «Le loro telecomunicazioni sono interrotte: non so come riescano a comunicare adesso, ma immagino che troveranno un modo», ha dichiarato durante un evento sullo Shield of Americas.
Trump ha inoltre reso omaggio ai soldati americani caduti nel conflitto, definendoli «eroi», e ha assicurato che l’amministrazione cercherà di ridurre al minimo le perdite tra le truppe. Quanto all’andamento delle operazioni, il presidente ha sostenuto che la campagna militare merita «15 su una scala da 1 a 10». E ancora: la guerra contro l'Iran «sta andando molto bene, e sono stati fatti progressi incredibili».
L’Iran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz resterà aperto alla navigazione internazionale, ma ha avvertito che le navi legate a Stati Uniti e Israele potranno essere colpite. Lo ha affermato il portavoce delle forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi, spiegando che Teheran mantiene il controllo del passaggio strategico ma non intende bloccarlo. Allo stesso tempo, ha precisato che l’Iran non può garantire la sicurezza del traffico marittimo: eventuali incidenti, ha detto, saranno responsabilità delle navi che sceglieranno di attraversare lo stretto nel contesto della guerra in corso.
L’Iran non è più il «bullo del Medio Oriente», ma «il perdente del Medio Oriente», e lo resterà «per molti decenni, finché non si arrenderà o, più probabilmente, non crollerà completamente». Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post su Truth Social.
Secondo Trump, Teheran — «duramente colpita» — si sarebbe scusata con i Paesi vicini e avrebbe promesso di non colpirli più. «Questa promessa è stata fatta solo a causa dell’incessante attacco degli Stati Uniti e di Israele», ha sostenuto, aggiungendo che l’Iran «stava cercando di conquistare e governare il Medio Oriente» e che «è la prima volta, in migliaia di anni, che perde contro i Paesi mediorientali circostanti».
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani esclude l’ipotesi di un attacco all’Europa nel contesto della crisi in Medio Oriente e avverte che un simile scenario sarebbe «inaccettabile». In un’intervista a Sky News Arabia, il titolare della Farnesina ha espresso l’auspicio che una simile eventualità «non si verifichi mai», ricordando che l’Europa ha già fatto sapere con chiarezza che territori come Cipro non devono essere presi di mira. «Non è un caso che navi militari provenienti da diversi Paesi europei siano state dispiegate nell’area», ha osservato, sintetizzando il messaggio con un monito diretto: «Non toccate l’Europa».
Ore 10.15: L’Iran punta a cooperare con i Paesi vicini
Lo ha dichiarato il portavoce dell’esercito, il generale Abolfazl Shekarchi, citato dai media iraniani. «Lavoreremo con i Paesi della regione per espellere gli Stati Uniti», ha affermato Shekarchi, sostenendo che Teheran considera legittimi obiettivi tutte le infrastrutture da cui partono attacchi contro il Paese. «Fin dal primo giorno di quella che abbiamo definito un’aggressione criminale da parte degli Stati Uniti e del regime sionista, abbiamo chiarito che qualunque base utilizzata per colpire l’Iran sarebbe stata presa di mira», ha detto.
Il portavoce ha tuttavia precisato che le operazioni iraniane avrebbero riguardato esclusivamente installazioni considerate responsabili di azioni ostili. «Abbiamo colpito soltanto le basi da cui sono partite aggressioni contro il nostro Paese», ha aggiunto, ribadendo che l’Iran intende mantenere relazioni di buon vicinato con gli Stati della regione.