Guerra Usa-Iran: 7 azioni da comprare a Piazza Affari e 10 da evitare. La strategia di Banca Akros
Guerra Usa-Iran: 7 azioni da comprare a Piazza Affari e 10 da evitare. La strategia di Banca Akros
Si è avverato lo scenario peggiore, avvertono gli analisti di Banca Akros mentre i missili iraniani colpiscono il Medio Oriente, bloccano lo Stretto di Hormuz e attaccano la base Uk a Cipro. Gas europeo +37%

di Elena Dal Maso 02/03/2026 11:55

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L’attacco combinato di Usa e Israele nel weekend contro l’Iran ha causato una forte reazione da parte di Teheran che sta bombardando diversi Paesi in Medio Oriente. Lunedì ha colpito anche gli impianti di estrazione di greggio in Arabia Saudita e la base militare Uk a Cipro dopo che il premier Keir Starmer ha dato il suo appoggio a Trump. Intanto petrolio e gas volano mentre lo Stretto di Hormuz, strategico per i flussi mondiali di greggio, è sotto attacco.

Lunedì 2 marzo il petrolio Wti americano sale del 6,3% a 71,24 dollari il barile, il Brent del 7,2% a 78,12 dollari, il gasolio da riscaldamento del 12,7% a 2,92 dollari, mentre il gas scambiato al Ttf di Amsterdam balza del 37,64% a 44 euro il megawatt all’ora.

Lo scenario peggiore

Secondo gli analisti di Banca Akros, «la portata degli attacchi e delle ritorsioni è superiore alle attese». Lo Stretto di Hormuz, situato tra Oman e Iran, collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e il Mar Arabico. Gli esperti ricordano che è «profondo e largo da consentire il passaggio delle più grandi petroliere al mondo ed è uno dei più importanti colli di bottiglia energetici al mondo». Attraverso lo Stretto transitano grandi volumi di petrolio e le alternative per esportarlo in caso di chiusura «sono molto limitate. Nel 2024 il flusso medio è stato pari a 20 milioni di barili al giorno, circa il 20% del consumo mondiale».

Gli oleodotti limitano lo shock e l’Opec+ ritira alcuni tagli

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono di infrastrutture (oleodotti) che consentono di bypassare lo Stretto di Hormuz, attenuando in parte eventuali interruzioni. Le infrastrutture in questione, avvertono gli analisti, «non operano normalmente a piena capacità». L’Eia (Us Energy Information Administration) stima che 2,6 milioni di barili al giorno potrebbero essere reindirizzati verso gli oleodotti in caso di shock petrolifero. Ieri l’Opec+, che rappresenta la metà della produzione mondiale di petrolio, ha annunciato che riprenderà a ridurre i tagli volontari (per 1,65 milioni di barili al giorno) introdotti nel 2023 a partire da aprile 2026. Quindi è atteso più petrolio sul mercato per controbilanciare lo shock petrolifero.

Gli effetti a Piazza Affari

A questo punto gli analisti di Banca Akros avvertono che uno shock prolungato su petrolio e gas potrebbe avere un effetto deprimente sull’intera economia italiana che dipende molto (per oltre il 70%) dalle importazioni energetiche. Gli esperti ipotizzano a questo punto uno scenario di stagflazione, una situazione in cui alla stagnazione economica si abbina un’inflazione elevata. I settori che a questo punto sarebbero più colpiti sono: Automotive (a Piazza Affari i titoli coinvolti sono Stellantis, Pirelli, Brembo e indirettamente StM); Industriali (Buzzi, Danieli); Lusso (Moncler, Brunello Cucinelli, Salvatore Ferragamo), Retail (Ovs).

L’impatto sulle banche dipenderà dalla combinazione tra andamento del pil e politica monetaria. L’impatto invece sulle società energetiche seguite dagli analisti è nell’ordine di: Eni, 1 dollaro in più al barile di petrolio equivale a 0,14 miliardi di euro sull’utile netto adjusted (3% della stima di utile 2026 e 0,2% della capitalizzazione di mercato). Saipem è esposta per il 94% al greggio offshore, Tenaris il 25% dei ricavi è esposto a Medio Oriente e Africa. Quanto alle Utilities, 1 euro di megawatt all’ora in più corrisponde all’0,1% dell’Ebit per Enel, allo 0,6% per Erg, allo 0,3% per Iren e allo 0,5% per A2A. (riproduzione riservata)