Guerra in Iran, una nave francese passa senza problemi lo Stretto di Hormuz. È la prima dall’inizio del conflitto
Guerra in Iran, una nave francese passa senza problemi lo Stretto di Hormuz. È la prima dall’inizio del conflitto
La Cma Cgm Kribi è di proprietà della famiglia francese Saadé, di orgini liìbanesi. Teheran vieta il passaggio alle navi di Stati Uniti e Israele

di Marcello Bussi 03/04/2026 12:00

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Tra il 2 e il 3 aprile 2026, la portacontainer Cma Cgm Kribi, legata alla società francese Cma Cgm, ha completato con successo il transito dello Stretto di Hormuz

Si tratta del primo passaggio confermato di una nave commerciale legata all'Europa occidentale dall'inizio del conflitto il 28 febbraio 2026, che ha quasi totalmente paralizzato il traffico nello stretto.

La nave, battente bandiera maltese ma di proprietà francese, ha navigato vicino alla costa iraniana, passando tra le isole di Qeshm e Larak. Durante il tragitto, ha trasmesso apertamente segnali radio che dichiaravano la sua proprietà francese.

L'evento è considerato un importante test per verificare la possibilità di riaprire corridoi commerciali limitati, in un momento in cui l'Iran mantiene il blocco totale per le navi collegate a Stati Uniti e Israele.

Dopo aver lasciato le acque di Dubai giovedì pomeriggio, la nave è stata segnalata al largo di Muscat, in Oman, nella mattinata del 3 aprile, confermando l'uscita in sicurezza dallo stretto.

La nave è di proprietà di Cma Cgm, la terza compagnia di navigazione container al mondo, la cui maggioranza è detenuta dalla famiglia miliardaria Saadé. Il fondatore era emigrato in Francia dal Libano, paese dilaniato dalla guerra, e aveva avviato l'attività nel 1978 a Marsiglia, con una sola nave in leasing.

Chissà in quale moneta la nave avrà pagato il pedaggio. Perché martedì 31 marzo il parlamento iraniano ha approvato una legge che lo impone per il transito delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Per aggirare le sanzioni internazionali e ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, l'Iran richiede pagamenti in yuan cinesi e stablecoin (le più usate sono Usdt e Usdc, ancorate al dollaro Usa).

Mobilitati 40 Stati per la riapertura del passaggio

Il Regno Unito ha convocato giovedì 2 aprile in videoconferenza la coalizione per Hormuz. All'appello hanno risposto 40 Paesi che hanno chiesto la riapertura «immediata e incondizionata» della via di navigazione, minacciando nuove sanzioni contro il regime degli Ayatollah. «L'Iran tenta di prendere in ostaggio l'economia globale nello stretto di Hormuz. Non deve prevalere», ha affermato la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, sottolineando che i partecipanti hanno invocato «il rispetto della libertà di navigazione e del diritto del mare».

I Paesi coinvolti hanno inoltre concordato di «esplorare misure economiche e politiche coordinate, come sanzioni», per aumentare la pressione su Teheran qualora il blocco dovesse proseguire. La chiusura dello stretto - attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, oltre a gas naturale liquefatto e fertilizzanti - è stata definita da Londra una «minaccia diretta per la prosperità globale», avendo già provocato un forte aumento dei prezzi energetici.

Nonostante la linea dura sul piano economico e diplomatico, non è stata presa in considerazione, allo stato attuale, un'operazione militare per riaprire il passaggio. Diversi Paesi, tra cui la Francia, hanno ribadito che eventuali missioni di sicurezza potranno essere valutate solo dopo la fine della fase più intensa dei bombardamenti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito «irrealistica» un'operazione militare per «liberare» lo stretto, mentre in precedenza il presidente americano Donald Trump aveva invitato i Paesi importatori di petrolio ad agire direttamente per garantirne la sicurezza, arrivando a legare un cessate il fuoco alla riapertura completa del passaggio. E oggi ha esortato l'Iran a «fare un accordo prima che sia troppo tardi».(riproduzione riservata)