«Di fronte agli attacchi indiscriminati» compiuti dall'Iran verso i Paesi vicini, «alcuni nostri partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell'Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea dagli attacchi provenienti dall'Iran. Si tratta di nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani, civili e militari, che abbiamo il dovere di proteggere. Ecco perché il governo ha ritenuto doveroso ad aderire a queste richieste».
Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni nell'Aula della Camera sul conflitto in Iran e la richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
L’Italia «non è e non sarà in guerra con nessuno. Ma gli sviluppi nel Golfo e in Medioriente suscitano in tutti una profonda preoccupazione e difendere i nostri partner regionali significa difendere la libertà dei nostri cittadini delle nostre imprese». Questo perché «sulla politica estera, sulla difesa dei cittadini e del tessuto produttivo e sulla sicurezza una grande democrazia deve essere capace di non dividersi».
La presenza «mia e del ministro Crosetto qui in Aula non è un semplice atto formale, «siamo qui per una precisa scelta politica, coinvolgere il Parlamento in tutti i passaggi e nelle decisioni strategiche che questa crisi ci impone di assumere. La gravità della situazione richiede a tutti noi, governo e parlamento, un'assunzione di responsabilità condivisa».
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha spiegato che il governo intende rivalutare complessivamente gli assetti militari italiani in Medio Oriente alla luce dell'evoluzione della crisi, dispiegando un «dispositivo multidominio nazionale in Medio Oriente» con assetti difensivi, sistemi di difesa aerea, antidrone e antimissilistica. Lo strumento per rispondere a eventuali richieste dei Paesi partner è quello previsto nel pacchetto delle missioni internazionali autorizzato dal Parlamento. «Mi riferisco, in coerenza con la scheda 4 del 2025 del citato provvedimento, alla possibilità di dispiegare un dispositivo multidominio nazionale in Medio Oriente al fine di contribuire alla realizzazione di un ambiente sicuro e alla stabilità regionale», ha ricordato.
Allo stesso tempo, «ho dato mandato e ho chiesto al Capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare a livello massimo il livello di protezione della rete difesa aerea e antibalistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la Nato», ha affermato Crosetto. Il ministro ha aggiunto che la decisione è legata alla possibilità di sviluppi imprevedibili della crisi: «Quando dico che di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto, tutto può essere aspettato».
Sempre in termini strettamente militari, il ministro Crosetto ha voluto precisare che «non c’è un tema di basi sul territorio italiano da concedere agli Stati Uniti» e che «ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta relativa a scenari diversi e al di fuori del perimetro» degli accordi internazionali in materia. E qualora «dovessero emergere domande di questo tipo, chiaramente saremmo qua in Parlamento», ha assicurato Crosetto prima di affrontare il tema delle «regole internazionali che valgono da oltre settant'anni che è la presenza delle basi statunitensi nel territorio nazionale».
Il ministro ha ricordato che si tratta di una scelta legata all'appartenenza dell'Italia alla Nato: «Le installazioni operano in Italia in forza di un quadro giuridico molto preciso, a partire dalla Nato Status of Forces Agreement del 1951, fino agli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti del 1954, aggiornati nel 1973 e con l'intesa del 1995». Queste cornici regolamentari «disciplinano i limiti delle attività svolte in modo molto preciso e sono strumenti che nessun governo nel corso dei decenni ha mai messo in discussione né cambiato». In particolare l'accordo stabilisce che «sono autorizzate da settant'anni le attività relative a operazioni della Nato e quelle addestrative di supporto e operative non cinetiche», ha spiegato, citando tra queste «supporto logistico, addestramento, cooperazione tecnico-operativa e voli non destinati al combattimento».
Il governo italiano è «pronto a intervenire anche sul fronte economico per mitigare l'impatto di questa crisi, purtroppo già visibile», ha aggiunto Tajani. Preoccupa il blocco dello stretto di Hormuz, punto di passaggio vitale per gli approvvigionamenti energetici globali. «I prezzi del petrolio del gas hanno già fatto registrare rialzi significativi. I premi assicurativi sulle rotte marittime sono aumentati. Aumento dei prezzi al consumo a volte anche ingiustificati. Le conseguenze delle tensioni dello stretto di Hormuz rischiano di pesare anche sui prezzi di molte materie prime e su quelli di grano e cereali», ha spiegato il ministro degli Esteri.
L’impegno dell’Italia, sempre in cooperazione con i partner europei, si è reso ancora più necessario visto che «nelle ultime ore, purtroppo, la situazione ha fatto registrare un'ulteriore evoluzione non positiva». Con l'Iran, ha riportato Tajani, che «continua a sferrare attacchi indiscriminati con missili e droni contro infrastrutture strategiche, siti militari ma anche aeroporti, alberghi, centri residenziali, missioni diplomatiche in tutti i paesi del Golfo e stamane anche contro l'Azerbaijan. Le difese aeree di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Emirati Arabi e Barein sono impegnate incessantemente nell'intercettare vettori lanciati dalla Repubblica Islamica».
In questo quadro in costante evoluzione «è concreto il rischio di allargamento del conflitto, in merito a quanto successo a Cipro, ricordo che si tratta di un paese comunitario a cui è necessario garantire solidarietà ed assistenza». Concretamente «l'Italia invierà assetti navali a protezione di Cipro insieme ad altri paesi europei», ha annunciato il ministro della Difesa Guido Crosetto, in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
L’Italia comunque continua a invitare tutte le parti in guerra in Medio Oriente e nella regione del Golfo alla «massima moderazione», mantenendo aperti i canali di dialogo con l'Iran. E la «scomparsa di Khamenei apre la possibilità da un nuovo Medio Oriente, fondato sulla pace». Ma quel che è certo che «l'Iran non può dotarsi di arma nucleare nè disporre di sistemi missilistici che potrebbero rappresentare una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l'Europa».
Da ultimo, non per importanza, Tajani evidenzia che «sono 100 mila gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nelle aree» della crisi. Laddove la task force Golfo ha gestito 14 mila chiamate e diverse migliaia di email», nonché «gli italiani aiutati a lasciare le aree a rischio sono arrivati a 10 mila». Non si ferma però, ha assicurato Farnesina, il «nostro lavoro senza sosta per facilitare il trasferimento dei connazionali verso paesi dove sono disponibili i voli attraverso un coordinamento continuo tra unità di crisi e ambasciate e consolati». (riproduzione riservata)