Guerra in Iran, Paperoni in fuga dal Golfo: un’occasione per l’Italia
Guerra in Iran, Paperoni in fuga dal Golfo: un’occasione per l’Italia

di di Silvia Valente 13/03/2026 20:57

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I Paesi del Golfo e in particolare Dubai (Emirati Arabi Uniti) rischiano di perdere il titolo di paradiso fiscale in cui super ricchi di ogni nazionalità scelgono di trasferirsi. L’Italia pare avere le carte in regola per attrarre, come ha dimostrato negli ultimi anni, questo bacino di Paperoni esteri. A fine 2025 infatti i super-ricchi stranieri che hanno spostato la loro residenza fiscale in Italia dovrebbero superare quota 5.500, stimano a MF-Milano Finanza gli avvocati Antonio Martino e Antonio Longo, responsabili del settore Private Client dello studio legale Dla Piper, con una crescita «ragionevole» rispetto ai 4.000 aderenti già censiti alla fine del 2024 (2.900 contribuenti principali e circa 1.100 familiari).

Tali numeri nascondono la capacità dell’Italia di offrire agevolazioni competitive e quindi intercettare i flussi in uscita dai Paesi competitor per cambi normativi o di equilibri geopolitici. Ecco che tra il 2021 e il 2023 il ritmo di nuovi residenti super ricchi esteri è stato di circa 270 nuovi soggetti all’anno, mentre nel 2024 e nel 2025 si parla di una crescita a quota 1.000, in primis per la fine del regime agevolato per i «res non dom» nel Regno Unito (16.500 uscite). E se si pensa che gli espatriati a Dubai rappresentano il 90% dei 4 milioni di abitanti della città – e di questi molti sono High Net Worth Individuals – si può cogliere un’opportunità importante in via di concretizzazione nei primi mesi del 2026.

Il regime italiano è ancora competitivo

L’attrattività del regime agevolato per i super ricchi che decidono di trasferirsi in Italia è stata limata dalla la seconda modifica in meno di due anni apportata dalla manovra 2026 al sistema vigente, che ha alzato la flat tax a 300 mila euro annui (era di 100 mila euro nel 2024) per gli high-net-worth individual e raddoppiato a 50 mila l’imposta forfettaria per i loro familiari. Non solo pesa in negativo la mancanza di stabilità normativa, ma soprattutto l’onere fiscale forfettario triplicato, che alza l’asticella del reddito che i Paperoni devono avere per trovare conveniente l’offerta tricolore.

D’altro canto però, riportano Martino e Longo, «il regime italiano resta tra i più competitivi in Europa per attrarre grandi patrimoni, soprattutto grazie alla durata fino a 15 anni e alla certezza sul carico fiscale per i redditi di fonte estera. Giocano a favore dell’Italia anche il clima e l’alta qualità del sistema scolastico e sanitario».

I tre principali competitor dell’Italia

Da non sottovalutare però l’esistenza di «altri regimi fiscali agevolati competitivi per gli stranieri che decidono di trasferirsi in Grecia, Svizzera e a Montecarlo», aggiungono gli avvocati. Anche per similitudini storico-climatiche, il competitor diretto dell’Italia è la Grecia. La durata massima è la stessa (15 anni), come l’esenzione dalle tasse di successione e donazione. In Grecia però la flat è rimasta a 100 mila euro (e a 20 mila per i familiari). A cui va associato un investimento di 500 mila euro in immobili, titoli o attività produttive.

Passando poi a due Paesi che anche nell’immaginario comune pullulano di super ricchi, la Svizzera prevede per gli stranieri che si trasferiscono un contributo forfettario tra 150 mila e 350 mila franchi l’anno (dipende dal cantone). Anche qui nessuna tassa per gli eredi e segretezza garantita sui propri redditi e asset globali. Però il regime non consente alcun tipo di occupazione per i beneficiari, che quindi devono poter vivere di rendita o di attività commerciali estere.

Anche nel principato di Monaco i requisiti di accesso all’esenzione totale e illimitata dalle tasse sono molto selettivi. Lì gli aspiranti residenti devono detenere 500 mila euro in banca e possedere o avere in affitto una casa nel principato. Però Monaco garantisce uno stile di vita prestigioso (pur se in 2 km quadrati) e un clima mite. Attenzione: sono esclusi dal regime monegasco i cittadini francesi. (riproduzione riservata)