Guerra in Iran, Moody’s: ecco tutti i rischi per l’economia italiana
Guerra in Iran, Moody’s: ecco tutti i rischi per l’economia italiana
Effetti negativi sull’inflazione e sulle prospettive di crescita economica dell’Italia, nonché di conseguenza sulle valutazioni delle agenzie di rating

di Silvia Valente  01/04/2026 13:32

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«Un conflitto prolungato, compresi gravi e duraturi disagi nello Stretto di Hormuz, porterebbe a un aumento sostenuto e significativo dei prezzi di petrolio e gas, con effetti negativi sull’inflazione e sulle prospettive di crescita economica dell’Italia» nonché di conseguenza sulle valutazioni delle agenzie di rating. Questo perché, spiegano gli analisti di Moody’s nell’aggiornamento della Credit Opinion sull’Italia, Roma dipende fortemente dalle importazioni di energia: le importazioni nette hanno rappresentato il 74% del consumo energetico italiano nel 2024, quasi 20 percentuali in più della media dell’Unione europea ferma al 57%. E in particolare l’Italia è uno dei Paesi europei più esposti alle importazioni energetiche della regione del Golfo: nel 2024 le importazioni di gas dal Qatar hanno rappresentato il 12% delle importazioni totali di gas, mentre il 19% delle importazioni italiane di petrolio e prodotti petroliferi proveniva dalla regione.

Alla luce degli attacchi congiunti degli Stati Uniti e di Israele lanciati il 28 febbraio, gli analisti hanno quindi «leggermente ridotto la nostra previsione di crescita del pil reale per il 2026 allo 0,7% dallo 0,8%, aumentato la previsione di inflazione al 2,1% dall’1,8% e lasciato invariate le previsioni per il 2027».

Il deficit è invece stimato al 2,9% nel 2026. Inoltre il surplus delle partite correnti dell'Italia, che ha raggiunto l'1,2% del pil nel 2025, «potrebbe calare allo 0,4% nel 2026, a causa dell'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia per la guerra, la persistente incertezza sul commercio globale e sui dazi statunitensi», si legge nel report.

Restando sulle dinamiche internazionali, «un marcato deterioramento della situazione geopolitica in Europa, con prove concrete di un indebolimento del sostegno da parte degli alleati principali, in particolare gli Stati Uniti, eserciterebbe una pressione al ribasso sull’outlook o sul rating» dell’Italia.

Non si prevedono rischi politici

Non preoccupa invece gli analisti di Moody’s la vittoria del No al referendum perché «pur rappresentando una sconfitta per il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, visto che la sua sopravvivenza politica non era legata all’esito del referendum, riteniamo che il rischio per la stabilità politica e la continuità delle politiche sia limitato». Non viene ignorato il fatto che «è aumentato il rischio di elezioni anticipate» ma «manteniamo la nostra visione di base secondo cui il Presidente del Consiglio Meloni completerà il suo mandato e il governo rimarrà in gran parte concentrato sul completamento della sua agenda di riforme», si legge ancora nel documento.

Bisogna accelerare sul Pnrr

Decisivo, in positivo, per l’Italia dovrebbe essere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Le spese dei fondi europei sinora ottenuti hanno raggiunto quota 105 miliardi alla fine del 2025, «il che significa che il ritmo della spesa dovrà accelerare nel 2026 per utilizzare pienamente le risorse del Pnrr e massimizzare l’impatto sulla crescita economica». Gli analisti però aggiungono che «sebbene l’Italia sia tenuta a rispettare tutte le tappe e gli obiettivi del Pnrr entro agosto 2026, diverse riforme strutturali più ampie sono state collegate dalla Commissione Europea a un arco temporale più lungo, fino al 2028».

Per Moody’s «un consolidamento fiscale continuativo basato su aumenti sostenibili delle entrate o sul contenimento della spesa sarebbe positivo, in quanto porterebbe a un miglioramento sostenibile della traiettoria del debito». Sulle riforme, si osserva, «progressi più rapidi nell'affrontare le sfide strutturali relative al mercato del lavoro e alla capacità di innovazione, insieme a investimenti privati più consistenti rispetto a quanto attualmente ipotizzato, sarebbero anch’essi positivi per il credito, in quanto indicherebbero una maggiore resilienza economica che potrebbe ridurre la vulnerabilità dell'andamento del debito agli shock». E la capacità dell'economia italiana di «rimanere resiliente allo shock geopolitico in corso sarebbe positiva per il credito», aggiungo gli analisti. (riproduzione riservata)