Guerra in Iran, Meloni ribadisce: l’Italia non ne prenderà parte
Guerra in Iran, Meloni ribadisce: l’Italia non ne prenderà parte
La premier torna a definire l’intervento unilaterale di Usa e Israele contro Teheran fuori dalla cornice del diritto internazionale. Pronte misure contro i rincari dei prezzi e minacce terroristiche

di Silvia Valente 11/03/2026 11:04

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In Medio Oriente è in atto «una crisi complessa, certamente tra le più complesse degli ultimi decenni, in quanto investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei». Ma soprattutto «siamo di fronte a un’evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto un punto di svolta ben preciso, ovvero l’anomalia dell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante». Così la premier Giorgia Meloni ha voluto iniziare le sue comunicazioni in Aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026 e sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.

La destabilizzazione globale derivante dall’invasione russa dell’Ucraina ha avuto le sue ripercussioni in Medio Oriente, con una data di inizio chiara: «Il 7 ottobre 2023». Il giorno «dell’attacco barbaro, folle, al territorio israeliano da parte di Hamas» reso «possibile anche dal sostegno» fornito «dall’Iran a questo gruppo terroristico, lo stesso sostegno fornito a Hezbollah in Libano; agli Houthi in Yemen», ha aggiunto la presidente del Consiglio.

In questo quadro di crisi «le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l'intervento americano e israeliano contro il regime iraniano» a cui «l'Italia non prende parte e non intende prendere parte» ha ribadito la premier.

La scelta da compiere è tra due opzioni non positive. «Non sottovalutiamo gli impatti diretti soprattutto di carattere economico che quel conflitto può generare per l'Italia, ma dall'altra parte sappiamo che si tratta di conseguenze che non sono neanche paragonabili ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i paesi del Golfo e si dota dei missili a lungo raggio con testate atomiche. Sono queste le nostre valutazioni e le ragioni della nostra prudenza».

Il rischio nucleare in Iran

Quella in Iran è «un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata nei mesi scorsi a evitare insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar. Ricordo che per due volte abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare e che dall’inizio abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto. A lungo abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano», ha ricostruito Meloni.

Se da una parte l’Iran ha sempre negato di «volersi dotare dell’arma nucleare», dall’altra, la Repubblica Islamica - come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi - procedeva ad arricchire l’uranio fino a una purezza del 60%, «un livello che qualsiasi esperto della materia riconosce essere molto più alto di quello necessario per gli usi civili del nucleare e molto vicino a quello necessario a fabbricare una bomba atomica». E «non essendo stati parte diretta dei negoziati non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza ma neanche per smentire le affermazioni degli Stati Uniti sull'indisponibilità dell'Iran a chiudere un accordo». Quel che è certo è che «non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell'arma nucleare, unita a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l'Italia e l'Europa».

Dall’attacco congiunto di Israele e Usa del 28 febbraio il governo italiano si è tenuto «in continuo contatto» con i leader mediorientali e i principali alleati sin dall'inizio della crisi per «coordinare le iniziative». E «ho promosso un coordinamento con Germania, Francia e Regno Unito» per «coordinare le risposte nazionali», ha detto la premier, spiegando che l’intento è «favorire iniziative che possano riportare la stabilità nell'area». Quindi di certo «non siamo isolati».

L’Italia supporta i Paesi del Golfo

Sempre con lo sguardo al conflitto in Iran, «come già discusso in Parlamento, stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto gli altri principali Paesi europei - in particolare Regno Unito, Francia e Germania». E questo «non soltanto perché si tratta di Nazioni amiche e partner strategici dell'Italia, ma anche perché in quell'area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere, senza contare che, nel Golfo, sono di stanza circa 2.000 soldati italiani». Inoltre, ha continuato Meloni, «come sapete, abbiamo inviato una nostra unità navale a Cipro per sostenere un partner europeo che ha visto il proprio territorio colpito da parte iraniana. Un atto dovuto di solidarietà europea, ma anche di prevenzione».

Quanto invece alle basi militari statunitensi sul territorio nazionale italiano, la loro «concessione dipende da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore». Secondo quegli patti, «ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano, semplificando, dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe, sempre in virtù di quegli accordi, al governo». Ma, su questo punto, «ribadisco con chiarezza la posizione che il governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al parlamento», ha evidenziato la premier, pur chiarendo che «a oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso».
 

Allo stesso modo Meloni ha precisato che «l’Italia non è e non entrerà in guerra» ma «intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Usa e Israele volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei bambini». E «ci impegneremo per far continuare il lavoro sul piano diplomatico per vedere se e quando dovessero esistere i margini per un ritorno della diplomazia, un obiettivo che però è impossibile sino a quando l’Iran continua con i suoi attacchi ingiustificati verso i Paesi del Golfo».

Gli effetti del conflitto in Iran sull’Italia

Il governo, ha assicurato la premier, «sta dedicando la massima attenzione alle possibili ricadute economiche di questa crisi. Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi».

In particolare «sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile». Il meccanismo - ha spiegato Meloni - la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione consente di utilizzare la parte di maggiore Iva derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise. «È lo strumento della sterilizzazione che era presente anche nel nostro programma, e la sua attivazione è tra le contromisure che siamo chiaramente pronti a prendere».

Sui prezzi dell’energia, «c’è poi un livello che dipende dall’Unione Europea, con particolare riferimento al sistema di tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets», ha ricordato la premier. Ma intanto «il governo ha recentemente varato un decreto energia di grande rilevanza per ridurre in modo strutturale il prezzo dell’energia per famiglie e imprese, un’iniziativa che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di adottare, che ha scontentato le grandi aziende energetiche ma in compenso è stato accolto con grande favore da tutto il mondo produttivo».

Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, «il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili».

Non si può neanche sottovalutare le ricadute del conflitto sulla sicurezza interna italiana. Ecco che «il governo si è immediatamente attivato per rafforzare la sicurezza interna, a partire dal presidio degli obiettivi sensibili, contro eventuali rischi di terrorismo collegati a possibili cellule dormienti o gruppi solidari. Tanto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza quanto il Comitato di analisi strategica antiterrorismo sono di fatto riuniti permanentemente».

La propaganda russa è ancora forte in Italia

Sempre in tema di difesa, il consiglio europeo parlerà ancora una volta del conflitto in Ucraina «che purtroppo è entrato nel suo quinto anno». In questo lungo periodo, «la posizione italiana non è mai cambiata: l'Italia resta fermamente al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni, a sostegno della sua integrità territoriale, della sua sovranità e della sua indipendenza, come ho avuto modo di ribadire al presidente Zelensky in occasione del nostro ultimo contatto, avvenuto giovedì scorso». Si tratta non solo di «un dovere morale, ma anche di una necessità strategica. Sostenere l'Ucraina, come ho detto molte volte, significa difendere la sicurezza dell'intero continente europeo».

Determinanti in questa direzione sono, secondo Meloni, sia il 20simo pacchetto di sanzioni europee per «ridurre ulteriormente le entrate che alimentano la macchina bellica del Cremlino» sia il compromesso raggiunto in Ue sul nuovo prestito a Kiev «strumento fondamentale per la sopravvivenza dell'Ucraina».

La propaganda russa resta purtroppo «molto forte anche in Italia» che però «viene smentita dai fatti: dopo mesi di scarsissimi progressi sul campo, nel mese di febbraio 2026 la Russia ha perso più territori di quanti ne abbia conquistati».

Centrale il piano di azione sui droni dell’Ue

È sempre più attuale e urgente «la prontezza della difesa europea» in particolare per quanto riguarda il piano di azione sui droni e sulla sicurezza anti-droni, «cui l’Italia, con le eccellenze della propria industria della difesa, potrà dare un contributo essenziale».

Dal canto suo l’Italia «prosegue nel percorso di rafforzamento della sua difesa, anche grazie all’approvazione dei finanziamenti agevolati previsti dal programma Safe (Security Action for Europe), con l’assegnazione di 14,9 miliardi di euro a progetti che abbiamo attentamente selezionato per massimizzare lo sviluppo dell’industria della difesa nazionale e le ricadute occupazionali, privilegiando lo sviluppo di strumenti dual use, utilizzabili, cioè tanto a scopo militare quanto civile».

L’importanza della competitività europea

In un contesto complesso «instabile e imprevedibile» come quello attuale, l’Europa «non può più permettersi di auto-sabotare la propria competitività con burocrazia,dazi interni o posizioni ideologiche».

Meloni ribadisce che la competitività deve essere la priorità. Ecco che la premier ricorda di aver «lanciato con il Cancelliere Merz un documento bilaterale per un rilancio della competitività europea, basato su quattro priorità chiare: la semplificazione e il taglio della burocrazia europea; il rafforzamento del mercato unico; il rilancio dell’industria automobilistica nel segno della neutralità tecnologica; e una politica commerciale ambiziosa basata su regole condivise e pari condizioni». Con attenzione in particolare alle piccole e medie imprese.

Da notare inoltre che «competitività e politiche tradizionali non sono in contrasto, sono invece due facce della stessa medaglia: la coesione, infatti, contribuisce alla competitività e rafforza il Mercato interno, assicurando al contempo la convergenza dei territori». 

Con l’ombra dei dazi Usa e l’assetto geopolitico, risulta fondamentale anche rafforzare il quadro relativo al commercio internazionale, secondo tre direttrici, ha spiegato Meloni. «Uno: consolidare gli accordi esistenti, a partire da quello con gli Stati Uniti, a seguito della nota sentenza della Corte Suprema e delle successive decisioni dell’amministrazione americana, e dal recente accordo Ue-Mercosur, che la Commissione ha annunciato di voler attuare in via provvisoria. Due: giocare un ruolo proattivo nella definizione di nuovi accordi, a partire da quello storico con l’India. Tre: rafforzare il principio di reciprocità, come meritoriamente fa il nuovo Regolamento, che vieterà l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli trattati con antibiotici e pesticidi banditi in UE, e il sistema dei controlli doganali, per garantire parità di condizioni tra i nostri produttori e quelli extra-europei». Un tema su cui «l’Italia è da sempre all’avanguardia, tanto da avere proposto Roma come sede della nuova Agenzia europea delle Dogane: una sfida complessa ma motivante, su cui il Governo è impegnato insieme a Roma Capitale». (riproduzione riservata)