Nuova escalation in Medio Oriente. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato al Congresso che la guerra contro l’Iran è ripartita. «Colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con Hormuz e presto anche l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain», è il messaggio arrivato dal leader dei repubblicani. Così, come riporta anche l’Ansa, nel Golfo ripartono anche i missili. Teheran ha colpito due petroliere emiratine, uccidendo una persona e ferendone altre otto. E avrebbe attaccato anche alcune strutture americane in Bahrein. Immediata la reazione del petrolio: il Brent viaggia intorno agli 85 dollari al barile (+3%).
Donald Trump ha fatto marcia indietro sulla proposta di imporre una tariffa del 20% alle navi in transito nello Stretto di Hormuz, spiegando di aver raggiunto un’intesa con i Paesi del Golfo che prevede “massicci” investimenti negli Stati Uniti in cambio della rinuncia al pedaggio.
Il presidente americano ha sottolineato di aver sentito «Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Baherein, Kuwait principalmente e altri. Ho parlato con tutti loro e vogliono investire di più negli Stati Uniti in un’ammontare record e questo sarebbe molto accettabile e in questo modo non c’è pedaggio» Trump ha ripetuto che non gli piace «il concetto di un pedaggio ma allo stesso tempo non è giusto che proteggiamo lo Stretto per il mondo intero» senza essere compensati per farlo.
Resta invece il blocco navale nei confronti dell’Iran: il traffico sarà consentito a tutte le navi, ad eccezione di quelle dirette verso porti iraniani, provenienti dall’Iran o che trasportano carichi riconducibili a Teheran, per le quali scatterà un «blocco totale». Secondo il presidente americano, la decisione è maturata dopo colloqui «molto proficui» con i leader della regione.
Il tycoon è poi parlando a Teheran dallo Studio Ovale, ha detto: «Volevo dare loro una possibilità di fare un accordo. Due giorni fa avevamo un accordo. Era stato fatto e improvvisamente non gli è piaciuto qualcosa. E hanno sparato per primi e è stato un grande errore da parte loro sparare per primi perché li abbiamo presi a randellate. Sono persone molto difficili».
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un nuovo monito all'Iran, avvertendo che un eventuale attacco contro Israele provocherebbe una reazione "molto più forte" rispetto al passato.
«Ho un messaggio per i leader iraniani: non contate sulla calma se ci attaccate», ha dichiarato durante una conferenza a Dimona, nel deserto del Negev, rilanciato dal Times of Israel. «Non aspettatevi che si ripeta quanto accaduto in passato, perché non ci sarà una ripetizione. La risposta precedente è stata abbastanza forte, ma qualsiasi ulteriore tentativo di danneggiarci incontrerà una risposta diversa, molto più forte.»
Netanyahu ha aggiunto che Israele è «pronto a ogni scenario» e ha ribadito la linea di fermezza del governo nei confronti di Teheran: «I giorni in cui qualcuno poteva attaccarci impunemente sono finiti. Lo abbiamo dimostrato affrontando l’asse del male in Iran e continueremo ad agire con decisione contro chiunque ci danneggi».
Gli Stati Uniti ritireranno le proprie forze militari dall'Iraq entro il 30 settembre, lasciando spazio a una maggiore presenza economica delle imprese americane. Lo ha annunciato il presidente Donald Trump durante l'incontro nello Studio Ovale con il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi.
«Siamo lì per aiutarli. Siamo lì per proteggerli se necessario, ma non pensiamo che sarà necessario», ha dichiarato Trump, spiegando che la presenza militare americana non è più indispensabile.
Il presidente ha inoltre sostenuto che il ridimensionamento dell'Iran abbia cambiato gli equilibri regionali. «L’Iran era il prepotente del Medio Oriente e rappresentava un grosso peso per l'Iraq. Ma non avranno più questo problema perché l’Iran è stato fortemente destabilizzato e la sua potenza militare è oggi solo una piccola frazione di quella che era quattro mesi fa», ha affermato.
Il premier iracheno Ali al-Zaidi ha confermato il calendario del ritiro, precisando che le truppe statunitensi lasceranno il Paese entro il 30 settembre, segnando l'avvio di una nuova fase nelle relazioni tra Washington e Baghdad, che l’amministrazione Trump punta a orientare maggiormente verso la cooperazione economica e gli investimenti privati.
Ha preso il via a Roma un nuovo round di negoziati diretti fra Libano e Israele, con la mediazione degli Stati Uniti. Lo indica il sito di Haaretz, precisando che i colloqui a livello di ambasciatori si tengono presso la sede dell'ambasciata americana. Quello odierno è il sesto round negoziale dopo l'accordo quadro dello scorso 26 giugno e cinque diverse sessioni di colloqui a Washington con l'obiettivo di mettere fine alla guerra.
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Un portavoce dell’esercito iraniano ha ribadito che Teheran non cambierà idea sul blocco nonostante i tentativi degli Stati Uniti di assumere il controllo della rotta marittima. «Hormuz non verrà mai riaperto a causa di guerre, aggressioni e trasgressioni americane», spiega il portavoce, parole riportate dalla televisione di stato iraniana e rilanciate da Sky News. «Il rispetto dei diritti del popolo iraniano è l’unica via per riaprire lo Stretto di Hormuz».
Teheran ha colpito una base aerea statunitense in Giordania, affermando che la struttura era stata utilizzata in attacchi contro l’Iran. In una dichiarazione rivolta al popolo giordano, le Guardie Rivoluzionarie hanno aggiunto però di non nutrire alcuna ostilità nei confronti della Giordania e hanno esortato i giordani a chiedere la rimozione delle basi militari statunitensi. I pasdaran hanno inoltre accusato gli Stati Uniti di aver utilizzato basi in Giordania durante precedenti attacchi contro l’Iran.
«Oggi, alle 16:45 (ora della costa orientale degli Stati Uniti), il Comando Centrale americano ha avviato la terza notte consecutiva di attacchi contro l’Iran, su disposizione del commander-in-chief». Lo scrive il Centcom su X.
Non solo gli Emirati. Teheran avrebbe colpito anche alcuni depositi di armi, un centro per le comunicazioni satellitari e l’edificio residenziale delle forze americane in Bahrein. Lo comunica la Guardia rivoluzionaria iraniana. «Nel secondo ciclo di attacchi missilistici e con droni, l’Iran ha colpito la Quinta flotta della Marina statunitense in Bahrein, danneggiando un deposito di carburante, un radar Patriot, un radar di controllo aereo e un sistema radar di allarme C-Ram. Il centro di controllo e monitoraggio per le imbarcazioni a guida autonoma è stato completamente distrutto», si legge nella nota.
Una dozzina di jet statunitensi sono in volo al largo della costa degli Emirati Arabi Uniti, nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, e sopra l'Arabia Saudita, pronti a colpire l’Iran. Lo riporta la Cnn.
Gli iraniani reagiscono alle minacce di Trump e attaccano due petroliere degli Emirati nello Stretto di Hormuz. «Il Ministero della Difesa annuncia che le petroliere nazionali Mombasa e al-Bahiyah sono state colpite da due missili da crociera iraniani mentre transitavano nella rotta di navigazione meridionale dello Stretto di Hormuz, nelle acque territoriali dell'Oman», si legge in una nota di Abu Dhabi. Durante il bombardamento è morto un membro dell’equipaggio e altri otto sono rimasti feriti. Il Ministero della Difesa degli Emirati ha condannato «questo flagrante attacco, considerato una grave e chiara violazione del diritto internazionale, che minaccia la sicurezza e la stabilità della regione». E si è «riservato pienamente il diritto di rispondere a questa escalation».
«Il nuovo conflitto contro l'Iran sarà molto veloce. Attacchiamo stanotte e colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con lo Stretto di Hormuz». Trump rompe gli indugi dallo Studio Ovale e rilancia la guerra contro Teheran. «Hanno violato l’accordo, hanno scoperto che c’era qualcosa che non gli piaceva e noi non intendiamo accettarlo. Alla fine finiremo per controllare tutto quello che stanno facendo: è folle e molto stupido». Il presidente americano comunque non chiude a un accordo: «È ancora possibile ma Teheran non avrà l’arma nucleare». (riproduzione riservata)