«Sei pazzo ma cosa c...o fai! Senza di me saresti in galera». Queste alcune delle frasi della telefonata di fuoco tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanhayu. Il tycoon si è arrabbiato con il suo alleato per i continui attacchi dell’Idf in Libano che hanno portato allo stallo nei negoziati. Teheran infatti si è alzata dal tavolo e ha minacciato la chiusura anche dello stretto di Bab el-Mandeb oltre a quello di Hormuz.
L’agenzia nazionale di stampa libanese ha comunicato che «il quarto round di negoziati libanesi-israeliani è iniziato poco fa presso la sede del Dipartimento di Stato americano a Washington, dopo l'arrivo delle delegazioni partecipanti».
La società Msc ha confermato che ieri la sua nave Msc Sariska V è stata colpita da due proiettili nei pressi del porto di Um-Qasr, in Iraq. «Tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro, illesi e hanno agito con eccezionale professionalità durante tutto l’incidente per mettere in sicurezza la nave e il suo carico», fa sapere in una nota il gruppo fondato da Gianluigi Aponte.
I pasdaran hanno rivendicato l’attacco. La nave portacontainer è stata definita di «proprietà statunitense». Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha dichiarato che si tratta di una rappresaglia diretta per un attacco statunitense alla nave iraniana Lian Star nel Mar di Oman
Il premier israeliano Benjamin Netanhayu, ieri sera durante la cerimonia per il commiato del capo del Mossad, ha detto che il regime di Teheran non tornerà mai più come prima: «Chiunque sia impegnato in attività contro Israele sappia che i suoi piani falliranno e il prezzo che pagherà sarà altissimo. L'Iran ha già pagato un prezzo molto alto. Le fondamenta del regime del terrore in Iran sono crollate. Non tornerà più quello di prima e, ve lo dico, alla fine crollerà».
«Se l’Iran si arrende, ammette che la sua Marina è andata perduta e giace sul fondo del mare, e che la sua Aeronautica non è più con noi, e se tutto il suo esercito esce da Teheran, armi a terra e mani alzate, ognuno gridando 'Mi arrendo, mi arrendo' mentre sventola selvaggiamente la bandiera bianca, e se tutta la sua restante leadership firma tutti i necessari 'Documenti di Resa', e ammette la sua sconfitta di fronte alla grande potenza e forza dei magnifici Stati Uniti, il fallimentare New York Times, il China Street Journal (Wsj!), la corrotta e ormai irrilevante Cnn, e tutti gli altri membri dei media delle fake news, titoleranno che l’Iran ha ottenuto una vittoria magistrale e brillante sugli Stati Uniti, ma non c’è stata storia. I Dumacrat e i media hanno perso completamente la testa. Sono impazziti del tutto». Lo scrive il presidente Trump in un post su Truth.
Hezbollah rivendica gli attacchi contro un obiettivo israeliano avvenuti nella mattinata del 2 giugno nel Libano meridionale, così come di altri attacchi avvenuti la sera dell’1 giugno, dopo che Donald Trump aveva promesso la cessazione delle ostilità tra le due parti. «I combattenti della Resistenza islamica hanno preso di mira un carro armato Merkava (...) con un attacco missilistico diretto», che ne ha provocato la distruzione, ha scritto Hezbollah su Telegram, affermando di combattere contro «l’avanzata delle forze israeliane» a Hadatha, nel Libano meridionale.
«Nella mia conversazione con il mio fratello, il signor Nabih Berri, presidente del Parlamento libanese, ho sottolineato che se i crimini del regime sionista in Libano dovessero continuare, non solo interromperemo il processo di dialogo, ma ci opporremo con fermezza». Lo scrive su X il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore iraniano con gli Usa, riguardo all’invasione israeliana del Libano. «Lunga vita alla resistenza. Lunga vita alla difesa della patria. Lunga vita alla fratellanza tra i popoli iraniano e libanese».
L’accordo con l’Iran potrebbe arrivare nel corso della «prossima settimana» (la seconda di giugno). Lo ha detto Trump in un’intervista ad Abc, sottolineando che un’intesa potrebbe essere migliore di una vittoria militare. «Sembra mettersi bene», spiega il presidente americano. «Un accordo di pace potrebbe essere persino migliore di una vittoria militare. Non è una cosa semplice. Per loro non è una cosa facile. Non è facile neanche dal nostro punto di vista, ma stiamo ottenendo quello che ci serve». (riproduzione riservata)