Ancora stallo nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, con la Russia di Vladimir Putin che prova ad accreditarsi come mediatore. Teheran vorrebbe dividere i negoziati in due parti, ottenendo prima il controllo militare dello Stretto di Hormuz (sempre chiuso) e rinviando a un successivo momento l’intesa sul nucleare.
Così Washington rischia di restare impantanata in Medio Oriente, possibile fallimento che ha spinto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a dire che l’Iran «ha umiliato» gli Usa. Vista la situazione, il prezzo del petrolio è di nuovo in rialzo: la mattina del 28 aprile il Brent sale a 111 dollari al barile (+2,8%) e il Wti arriva a un passo dai 100 dollari al barile (+2,4%).
Gli Emirati Arabi Uniti lasciano l’Opec e l’Opec+, infliggendo un duro colpo al gruppo di esportatori di petrolio e al loro leader de facto, l’Arabia Saudita. La decisione è arrivata dopo che gli Emirati, uno dei più importanti alleati di Washington, hanno criticato gli altri Stati arabi per non averli proteggetti a sufficienza dagli attacchi iraniani.
L’uscita degli Emirati rappresenta quindi una grande vittoria per Trump, che ha accusato l’organizzazione di «derubare il resto del mondo», gonfiando i prezzi del petrolio. Questo addio potrebbe indebolire l’Opec, che ha cercato di restare unito nonostante i disaccordi interni su una serie di questioni, come le quote di produzione.
L’Iran vieta le esportazioni di acciaio. Lo ha comunicato l’agenzia di stampa Fars, dopo che le due maggiori acciaierie del Paese avevano annunciato all’inizio di aprile che avrebbero fermato la produzione dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele. La Khuzestan Steel Company, nel sud-ovest dell’Iran, e la Mobarakeh Steel Company, nella provincia centrale di Isfahan, erano state bombardate a fine di marzo. Lo stop all'export è scattato domenica 26 aprile. Tra la fine di marzo 2025 e la fine di gennaio 2026, l’Iran ha esportato materiale per un valore di 6,1 milioni di dollari.
Stati Uniti e Iran non sarebbero così lontani da un accordo, come invece potrebbe sembrare, dopo il mancato incontro di Islamabad: è quanto riporta la Cnn, citando fonti dell’amministrazione Trump. I colloqui si stanno concentrando su un processo in più fasi, in cui la prima parte riguarderebbe il ritorno allo status quo prebellico e la riapertura dello Stretto di Hormuz senza restrizioni né pedaggi. La questione del programma nucleare iraniano verrebbe invece affrontata in seguito.
Oggi, 28 aprile, i leader del Consiglio di cooperazione del Golfo si riuniscono a Gedda, in Arabia Saudita, per un vertice straordinario sulla situazione nella Regione, il primo dall’inizio della guerra in Iran. A quanto riferito dalla televisione al Arabiya, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha accolto il principe ereditario kuwaitiano Sabah Khaled al-Hamad al-Sabah, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e il re del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifa. Gli Emirati Arabi Uniti, secondo la Reuters, sono rappresentati dal ministro degli Esteri, Abdullah bin Zayed bin Sultan Al Nahyan.
Il gruppo hacker Handala ha divulgato dati personali di 2.379 militari statunitensi in servizio nel Golfo Persico. Lo riporta Press Tv. Handala ha annunciato non solo di aver catalogato i nomi e le identità di decine di migliaia di soldati americani nella Regione, ma anche di aver raccolto informazioni precise sulle loro famiglie, gli indirizzi di residenza, sulle basi militari, gli spostamenti quotidiani, le abitudini di acquisto e persino sulle attività notturne.
Per la prima volta dall’inizio della guerra una nave carica di gas naturale liquefatto ha lasciato il Golfo Persico. Lo ha riferito il sito di analisi Kpler. La Mubaraz, controllata dalla compagnia petrolifera nazionale emiratina Adnoc, ha attraversato Hormuz con 132.890 metri cubi di gnl a bordo. La nave ha caricato il gas sull’isola di Das, negli Emirati Arabi Uniti, il 2 marzo. Alla fine di marzo ha staccato il transponder per un mese e ieri ha ricominciato a trasmettere il suo segnale dal largo della costa indiana. Anche una superpetroliera della raffineria giapponese Idemitsu ha attraversato lo Stretto di Hormuz con 2 milioni di barili di greggio.
L’Iran ha accusato Stati Uniti e Israele di terrorismo di Stato. «Il mondo oggi li vede come simboli del terrorismo di Stato», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. L’Iran ha accusato anche l’Ue di «ipocrisia» sulle sanzioni imposte a Teheran per il mancato rispetto dei diritti umani. Le misure «non hanno mai riguardato i diritti umani, ma sono state concepite per calpestare i diritti fondamentali dei cittadini iraniani». Per Baqaei, inoltre, il sequestro di petroliere in acque internazionali per mano degli Stati Uniti «è a tutti gli effetti di un atto di pirateria».
Secondo il capo del Mossad, David Barnea, l’agenzia è diventata più offensiva, è penetrata «nel cuore dei segreti del nemico» e ha condotto operazioni «rivoluzionarie» in Iran. «Abbiamo ottenuto informazioni strategiche e tattiche nel cuore dei segreti del nemico. Abbiamo dimostrato nuove e innovative capacità operative nei paesi bersaglio», ha dichiarato il capo del Mossad. Per Barnea queste operazioni hanno contribuito a rendere possibili gli attacchi «nel cuore di Teheran», a «sventare i piani di alti ufficiali» e agli sforzi per garantire la superiorità aerea di Israele e difendere il fronte interno.
Gli Usa sanno che l’Iran non vuole armi nucleari, ma non possono accettare che Teheran sia libero nelle sue scelte. «Dicono no all’energia atomica, mentre settant’anni fa gli americani incoraggiavano l’Iran nucleare», ha ricordato il vice portavoce presidenziale Seyyed Mehdi Tabatabai su X. «Sanno che l’Iran vuole l’energia atomica solo per scopi pacifici. Quindi non hanno problemi con un Iran nucleare, ma non possono tollerare un Iran indipendente. Nelle parole di ieri del ministro degli Esteri americano, questa visione è evidente».
Gli Stati Uniti non raggiungeranno un accordo con l’Iran a meno che non sia vantaggioso per loro e per il resto del mondo. Lo ha dichiarato al New York Times la portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales: «Gli Stati Uniti non negozieranno attraverso la stampa: siamo stati chiari sulle nostre linee rosse e il presidente concluderà solo un accordo che sia positivo per il popolo americano e per il mondo».
Secondo l’Iran gli Stati Uniti non sono più in grado di «dettare» ciò che gli altri Paesi devono fare. La valutazione di Teheran giunge mentre Washington sta valutando una nuova proposta iraniana per porre fine alla guerra in Medio Oriente. «Gli Stati Uniti non sono più in grado di dettare la propria politica a nazioni indipendenti», ha detto il portavoce del ministero della Difesa, Reza Talaei-Nik, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato. La stessa fonte ha affermato che Washington «accetterà di dover abbandonare le sue richieste illegali e irrazionali».
La guerra in Medio Oriente sta avendo un «impatto sproporzionato» sull’Asia-Pacifico. Lo sottolinea il ministro degli Esteri australiano, Penny Wong, dal Giappone, al quale ha promesso stretta collaborazione per «affrontare le difficoltà globali». I due Paesi continueranno a coordinarsi per rispondere alla chiusura dello Stretto di Hormuz e «al suo impatto sproporzionato sulla Regione».
«Penso che gli iraniani facciano sul serio riguardo a tirarsi fuori dal pasticcio in cui si trovano. Tutti i problemi che avevano prima dell’inizio di questo conflitto sono ancora lì o peggiori, ma ora hanno metà dei missili, nessuna fabbrica e nessuna marina». Lo dichiara il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, a Fox News. Se non verrà raggiunto un accordo sarà il presidente Trump a decidere cosa succederà.
«Il livello di sanzioni contro l’Iran è straordinario, il livello di pressione è straordinario, e penso che se ne possano applicare altri», spiega Rubio, che chiarisce come «il blocco nello Stretto di Hormuz non è contro la navigazione in generale, ma contro le navi iraniane, perché non possono essere gli unici beneficiari di un sistema illegale, illecito e ingiustificato di pedaggi e controllo negli stretti».
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sembra orientato a respingere l’ultima proposta negoziale iraniana, esaminata il 27 aprile con i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale. Lo riferiscono alla Cnn fonti ben informate. Trump teme di indebolire la posizione degli Usa nella trattativa se accetterà la riapertura dello Stretto di Hormuz e il rinvio dell’intesa sul programma nucleare, come proposto da Teheran. Anche un funzionario americano ha ribadito a Reuters che il presidente non intende affrontare il dossier sull’atomica in una trattativa separata. (riproduzione riservata)