Notte di attacchi e contrattacchi in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran. Durissima la minaccia di Teheran: «Siamo pronti a distruggere tutte le infrastrutture del Medio Oriente» come rappresaglia contro gli Stati Uniti.
Nel frattempo, un sondaggio di YouGov e The Economist mostra il crescente scetticismo dei cittadini statunitensi verso il conflitto voluto da Donald Trump.
L’Iran «continua a dialogare con gli Stati Uniti d’America ed esprime la volontà di raggiungere un accordo con noi, poiché sta subendo colpi devastanti da parte delle nostre forze armate statunitensi. Il motivo, ed è importante che il popolo americano lo capisca, dei recenti attacchi nel corso degli ultimi giorni è che l’Iran ha violato il memorandum d’intesa che avevamo stipulato con loro. Nello specifico, nel memorandum d’intesa che hanno firmato, si impegnavano a non aprire il fuoco contro le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz. E purtroppo hanno preso la tragica decisione di farlo». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, durante un incontro con i giornalisti. «E il presidente Trump - ha aggiunto - non resterà a guardare e non permetterà che questi atti di terrorismo si verifichino nello Stretto senza assicurarsi che l’Iran ne paghi le conseguenze, ed è proprio ciò a cui stiamo assistendo in questo momento».
Il governo di Dubai ha smentito la notizia lanciata da Reuters in merito a esplosioni avvenute nel centro della città. L’agenzia aveva riferito che erano state uditi alcuni boati.
Proiettili statunitensi, intanto, avrebbero colpito aree nelle vicinanze dell’isola iraniana di Qeshm, nel sud del Paese. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Mehr.
Missili statunitensi hanno colpito alcune località vicino a Bandar Abbas. Lo scrive l'agenzia iraniana Fars. Un comunicato della provincia di
Hormozgan aggiunge che non si sono registrate vittime né danni a infrastrutture residenziali e commerciali a seguito degli attacchi americani.
L’Iran ha chiesto agli Houthi dello Yemen di tenersi pronti a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, rotta petrolifera del Mar Rosso, qualora gli Usa dovessero colpire infrastrutture energetiche iraniane. Lo riporta l’agenzia Reuters in esclusiva sul suo sito, citando due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale, secondo cui l’idea è stata discussa all'interno della leadership della Repubblica islamica e poi il messaggio è stato recentemente trasmesso agli Houthi. Non sono stati forniti dettagli su come sia stata trasmessa la richiesta, né se questa sia giunta dopo la minaccia del presidente Usa Donald Trump di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane, minaccia formulata martedì.
Il vicepresidente americano JD Vance ha accusato Israele di sostenere campagne volte a sabotare i negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. «Avete visto questa campagna molto discreta, ma estremamente ben finanziata, per cercare di far deragliare la negoziazione e far fallire l’accordo», ha detto Vance al podcast di Joe Rogan. «Un gruppo di persone che sono state letteralmente pagate da un ex membro della campagna elettorale di Trump, il quale a sua volta era stato pagato da certi elementi all'interno del governo israeliano. E queste persone mi stanno attaccando ferocemente», ha aggiunto.
Il Kuwait sta affrontando una nuova ondata di attacchi provenienti dall'Iran in risposta ai raid Usa. Lo comunicano le forze armate del Paese, riferendo che stanno intercettando i nuovi attacchi. Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno intensificato i propri raid contro l'Iran nel contesto dello scontro fra i due Paesi sullo Stretto di Hormuz; Teheran risponde attaccando i vicini Paesi del Golfo.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha parlato nella notte con il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. Secondo quanto riporta il Jerusalem Post, Katz ha informato Hegseth sulle operazioni israeliane in Siria, Gaza e Libano. Il ministro ha sottolineato la determinazione di Israele a rimanere nelle zone di sicurezza in Siria, Gaza e Libano per proteggere i confini israeliani e le comunità limitrofe dalle «minacce poste dalle forze jihadiste», citando questo come una lezione fondamentale degli eventi del 7 ottobre. «Non abbiamo mai chiesto agli Stati Uniti di agire al nostro posto lungo i nostri confini. Ci impegniamo a proteggere i residenti di Israele da ogni minaccia, ed è ciò che intendiamo fare», ha dichiarato. Hegseth ha poi informato Katz sulle operazioni militari statunitensi in Iran e i due hanno concordato di proseguire la cooperazione tra i due Paesi in risposta a qualsiasi possibile sviluppo.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu non si recherà negli Stati Uniti la prossima settimana, poiché i funerali per il senatore Lindsey Graham sono stati rinviati alla fine del mese. Lo ha annunciato l’ufficio del Primo Ministro.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che l'Iran ha rilasciato una cittadina statunitense «ingiustamente» detenuta nel Paese dal dicembre 2024. «Ora è al sicuro fuori dall'Iran, e in buone condizioni. Gli Stati Uniti apprezzano il gesto di buona volontà da parte dell'Iran», ha scritto il presidente sulla piattaforma sociale Truth. L'avvocato della donna, Dena Karari, ha confermato sulle piattaforme sociali che è stata liberata dopo essere stata trattenuta con accuse definite infondate e che sta facendo ritorno negli Stati Uniti. Era stata fermata con l’accusa di spionaggio e collaborazione con uno Stato ostile. Secondo un funzionario statunitense citato dall’emittente televisiva Cnn, fino al mese scorso Washington seguiva il caso di almeno sei cittadini statunitensi detenuti in Iran, due dei quali erano ufficialmente considerati vittime di detenzione arbitraria.
Il fronte interno statunitense si spacca: cresce il dissenso nell'opinione pubblica americana. Un sondaggio condotto da YouGov e The Economist rivela che la maggior parte dei cittadini statunitensi boccia l'intervento militare. Il 57% degli intervistati ritiene che la decisione di scatenare la guerra contro l'Iran sia stata un errore, a fronte di un 27% che la difende come una scelta corretta.
Il sondaggio fotografa anche un forte pessimismo sulla durata del conflitto: il 46% degli americani è convinto che le ostilità si trascineranno ancora per almeno un anno o più. Crolla l'ottimismo: solo l'8% degli intervistati crede che la guerra si concluderà entro un mese (o che sia già finita), un dato in drastico calo rispetto al 20% registrato lo scorso marzo.
I Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniani hanno dichiarato di aver sferrato un secondo, durissimo colpo contro la base aerea di Sheikh Isa, in Bahrein. Secondo fonti di Teheran, questo nuovo raid avrebbe «completamente distrutto» i radar di ricognizione e controllo aereo, oltre alle stazioni di pompaggio del carburante destinate ai caccia statunitensi.
L’esercito iraniano ha giustificato l'azione definendola una risposta diretta ai recenti raid americani in Iran, che avrebbero costretto all'evacuazione un ospedale oncologico infantile ad Ahvaz e colpito un impianto idrico per i pellegrini di Karbala nella provincia di Ilam.
Teheran alza la posta in gioco e minaccia una devastazione totale delle infrastrutture mediorientali.
Il generale di brigata Ebrahim Zolfaghari, portavoce del Comando Centrale Khatam al-Anbiya, ha lanciato un ultimatum chiarissimo ai microfoni dei media di Stato iraniani: se Donald Trump darà seguito alle sue minacce colpendo il territorio iraniano, la risposta sarà totale.
Le parole del generale: «Tutte le infrastrutture della regione saranno rase al suolo sotto i colpi d'acciaio delle forze armate iraniane. Non ne rimarrà traccia, come se non fossero mai esistite».
Nel corso della notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 luglio le forze statunitensi hanno colpito l'Iran occidentale. La tv di Stato iraniana Irib ha confermato un «attacco nemico» avvenuto nella notte nella contea di Kabudarahang, situata nella provincia occidentale di Hamadan. Secondo quanto riferito da un alto funzionario governativo, i bombardamenti hanno preso di mira diverse località, ma al momento non si registrerebbero vittime.