Il Pakistan avrebbe consegnato a Teheran la proposta di accordo degli Usa, ma secondo Reuters le parti stanno ancora discutendo su dove incontrarsi. In parallelo Trump continua a inviare uomini nel Golfo. «Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare gli schieramenti di truppe», scrive su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Gli Usa hanno deciso di schierare altri 2 mila militari della 82esima divisione aviotrasportata, preludio a una possibile invasione. «Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra», avverte Ghalibaf.
L'ambasciatore iraniano in Pakistan nega che ci siano stati colloqui tra Washington e Teheran. «Abbiamo appreso anche noi questi dettagli dai media, ma secondo le mie informazioni - e contrariamente alle affermazioni di Trump - finora non si sono svolti negoziati, diretti o indiretti, tra i due Paesi», spiega Reza Amiri Moghadam. «È naturale, comunque, che i Paesi amici siano sempre impegnati in consultazioni con entrambe le parti per porre fine a questa illegittima aggressione».
L’Iran apre al Pakistan come mediatore con gli Usa. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, crede che Islamabad abbia «buone intenzioni. Abbiamo colloqui in corso anche con i nostri vicini e altri Paesi amici. Comprendiamo che i Paesi della regione siano preoccupati e tutti stanno cercando di contribuire». Per Baghaei, però, le aperture di Trump «non sono credibili. Sono stati loro a iniziare questa guerra e continuano ad attaccarci. Quindi qualcuno può davvero credere che la loro volontà di mediare sia credibile?». Baghaei ha ribadito inoltre «che non ci sono colloqui o negoziati in corso con gli Stati Uniti».
L’Iran deride gli Stati Uniti e i suoi tentativi di arrivare a un cessate il fuoco. «Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi? La nostra prima e ultima parola è la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: non scenderemo mai a compromessi con voi. Né ora, né mai», sono le parole alla tv di Stato del tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari.
La Cina esorta l’Iran a trattare con gli Usa. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha chiesto al suo omologo Abbas Araghchi di «avviare i colloqui di pace il prima possibile nell’interesse della nazione e del popolo iraniano, rispecchiando il desiderio generale della comunità internazionale». Per Wang «tutte le parti dovrebbero cogliere ogni opportunità e finestra di opportunità per la pace». La Cina aveva già condanna l’attacco americano e israeliano, astenendosi invece dal criticare esplicitamente la rappresaglia militare iraniana.
Gli Stati del Golfo non devono essere messi da parte nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. A chiederlo su X è l’ex primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, che ricorda come il futuro del Medio Oriente non possa essere plasmato senza il loro contributo. Per l’ex premier qatariota, inoltre, lo Stretto di Hormuz «non è una merce di scambio, né uno strumento di pressione» e deve rimanere aperto «senza condizioni o restrizioni. Qualsiasi tentativo di imporre un controllo unilaterale, o di trasformarlo in uno strumento di estorsione, rappresenta una minaccia diretta non solo per la regione, ma per l’economia globale».
I Paesi arabi scendono in campo come possibili mediatori tra Iran, Usa e Israele mentre il presidente americano Donald Trump ha inviato una bozza di accordo a Teheran con 15 punti, tra cui il divieto di possedere armi nucleari. Qualcosa si muove nel mentre nello stretto di Hormuz, dove il regime ha concesso alle navi dei Paesi amici di transitare anche se a pagamento.
Resta da vedere se queste aperture si trasformeranno in un cessate il fuoco o in un progetto di pace più ampio. Anche perché i bombardamenti reciproci proseguono e gli Usa stanno inviando truppe di terra nel Golfo. Gli spiragli hanno comunque concesso alle borse di respirare negli ultimi due giorni, ma i prezzi del petrolio restano in zona 100 dollari al barile e quelli del gas in area 50 euro al megawatt/ora. (riproduzione online)