Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha illustrato la linea Usa fino alle elezioni di metà mandato (a novembre): evitare un'azione militare, aumentare la pressione economica, trasportare più petrolio possibile attraverso lo Stretto di Hormuz. Il tentativo di «porre fine alle legittime relazioni economiche dell'Iran con altri Paesi, dopo aver fallito nel raggiungere i propri obiettivi attraverso la guerra» è definita terrorismo in un lettera che l’Iran ha inviato all’Onu.
Il primo ministro del Qatar visiterà Teheran giovedì nel tentativo di rilanciare la diplomazia tra Usa e Iran.
Il Qatar, paese del Golfo confinante con l'Iran e alleato degli Stati Uniti, ha svolto un ruolo di mediatore tra le parti in conflitto e ha contribuito direttamente al raggiungimento del cessate il fuoco di giugno, che ha portato, seppur brevemente, alla sospensione delle ostilità.
«La produzione di petrolio è insufficiente e, a causa del blocco navale statunitense, non possiamo importarlo». Ad ammettere le difficoltà di Teheran nella gestione dei flussi di carburante è stato Mohammad Jafar Ghaempanah, vicepresidente per gli affari esecutivi dell’Iran, citato dall'agenzia di stampa ufficiale Irna. Le parole dell'esponente del fronte moderato confermano i problemi emersi negli ultimi giorni con lunghe file di automobilisti iraniani coda davanti alle stazioni di servizio.
Il Secret Service americano ha confermato di essere a conoscenza del video diffuso dai media di Stato iraniani contenente minacce contro Barron Trump, il figlio 20enne del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nel filmato, della durata di circa tre minuti e intitolato «Dove e come uccidere Barron Trump?», vengono mostrate immagini della sede della New York University frequentata dal giovane e si sostiene di aver individuato alcuni suoi account online e quelli di alcuni compagni di università. «Questo è solo l'inizio. Barron Trump, aspettaci!», si afferma nelle battute finali. Non è la prima volta che sui media iraniani compaiono minacce contro Trump e la sua famiglia. A luglio, l'agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, aveva pubblicato un filmato intitolato «Dove uccidere Melania?», mentre a Teheran era comparso un cartellone con l'immagine di Trump apparentemente morto in una bara e la scritta «We Kill Trump».
L'agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo (Ukmto) ha annunciato di aver ricevuto la segnalazione di un incidente avvenuto nello Stretto di Hormuz, dove una petroliera è stata centrata da un «proiettile sconosciuto». A bordo è scoppiato un incendio che è stato successivamente spento. «L'intero equipaggio è al sicuro - spiega l'Ukmto - e non si segnalano danni ambientali dovuti all'impatto». Le navi che transitano nello Stretto di Hormuz sono state regolarmente prese di mira dall'inizio dell'offensiva israelo-americana contro l'Iran, il 28 febbraio. Da allora, la Repubblica Islamica ha rivendicato il controllo di questa strategica via navigabile.
Gli Stati Uniti avrebbero fatto ricorso alla «guerra economica» contro l'Iran dopo aver ridotto le proprie scorte di armi strategiche durante il recente conflitto. Lo ha dichiarato Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (Irgc), citato dall'agenzia ufficiale Irna. «Gli Stati Uniti hanno subito una carenza di armi strategiche in seguito alla recente guerra contro l'Iran e per ricostituire alcune delle scorte esaurite potrebbero essere necessari anni», ha dichiarato Mohebbi ai giornalisti a Isfahan. «Washington si aspettava che con il passare del tempo le scorte di missili dell'Iran si esaurissero, ma le operazioni missilistiche iraniane sono proseguite - ha aggiunto il portavoce - la riduzione delle scorte americane di armi strategiche è stata una delle ragioni che hanno spinto Washington a ritirarsi».
Gli Stati Uniti non escludono nuove azioni militari contro l'Iran, anche nello Stretto di Hormuz. Lo ha affermato il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, dopo che Washington ha annunciato questa settimana nuove e pesanti sanzioni con l'obiettivo di aumentare l'isolamento economico di Teheran nel quadro della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. «La pressione economica, lo sappiamo, è ciò che in questo momento li colpisce maggiormente, ma non escludiamo in alcun modo il ricorso ad attacchi militari in qualsiasi punto dello Stretto di Hormuz», ha dichiarato Hegseth in un'intervista all'emittente americana Newsmax. Anche se il segretario di Stato statunitense Marco Rubio è stato chiaro: fino alle elezioni di metà mandato, di novembre, sarà da evitare un'azione militare mentre da aumentare la pressione economica.
L'Iran ha condannato l'ultima minaccia di sanzioni statunitensi in una lettera alle Nazioni Unite, definendola un «atto di terrorismo di Stato ed economico». Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato nella lettera, pubblicata su Telegram e dai media statali iraniani, che gli Stati Uniti stanno cercando di porre fine alle legittime relazioni economiche dell'Iran con altri Paesi «dopo aver fallito nel raggiungere i propri obiettivi attraverso la guerra». La lettera era indirizzata al Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e agli Stati membri dell'Onu. (riproduzione riservata)
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