L’Iran ha «respinto le condizioni statunitensi per i negoziati», fa sapere la tv di Stato di Teheran, aggiungendo che il presidente Usa Donald Trump «ha esteso unilateralmente» il cessate il fuoco. Il regime dichiara che «non appena verrà revocato il blocco, si terrà a Islamabad il prossimo ciclo di negoziati». Il vicepresidente JD Vance ha annullato il viaggio in Pakistan.
«Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, la nostra spesa per l’importazione di combustibili fossili è aumentata di oltre 24 miliardi di euro. Si tratta di più di 500 milioni di euro al giorno. Questi costi gravano attualmente sulle famiglie e sulle imprese in tutta Europa», lo ha detto Dan Jorgensen, Commissario europeo per l’Energia.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita il gruppo di monitoraggio Vortexa, almeno 34 petroliere collegate all'Iran hanno eluso il blocco statunitense dall'inizio del provvedimento. Secondo il rapporto, 19 delle imbarcazioni sono uscite dal Golfo Persico attraverso il blocco, mentre 15 vi sono entrate dal Mar Arabico dirigendosi verso l'Iran. Sei delle petroliere in partenza trasportavano petrolio greggio iraniano, per un carico totale di circa 10,7 milioni di barili.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha riferito di aver avuto una conversazione telefonica con il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. Secondo quanto riportato sul canale Telegram del capo della diplomazia di Teheran, c'è stato uno «scambio di opinioni sugli ultimi sviluppi regionali e sulle questioni relativa al cessate il fuoco e ai negoziati».
«Le Guardie Rivoluzionarie hanno affrontato l’aggressione criminale e terroristica degli Stati Uniti e del regime sionista, portandoli a commettere errori di valutazione e a chiedere un cessate il fuoco all'Iran. Siamo pronti a difendere il Paese e a creare sorprese che superino la comprensione e i calcoli del nemico guerrafondaio e traditore». È quanto riporta l’Ansa citando un comunicato stampa le Guardie Rivoluzionarie. «Siamo determinati a continuare la lotta contro i nemici e pronti ad affrontare con decisione, in modo definitivo e immediato qualsiasi minaccia o ripetizione dell'aggressione nemica. In un nuovo ciclo di possibili scontri militari, infliggeremo colpi devastanti e inimmaginabili alle rimanenti risorse nemiche nella regione»
«Gli Stati Uniti devono cessare la loro 'violazione del cessate il fuoco' prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati». Lo ha affermato l’ambasciatore iraniano all'Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, così come riportato da Al-Jazeera. «Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad», ha aggiunto, «l’Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l'aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l'Iran è pronto anche a quella».
«L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!). Dicono di volerlo chiudere solo perché io l'ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente salvare la faccia». Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth.
Ufficialmente continua a brandire la minaccia di nuovi attacchi, ma il presidente americano Donald Trump vorrebbe finire una volta per tutte la guerra in Iran. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha raccontato le ore frenetiche che hanno preceduto la proroga del cessate il fuoco con Teheran. Durante gli incontri di ieri, i consiglieri hanno spiegato a Trump che il governo iraniano non è compatto sulla linea da tenere e che esiste una fazione più intransigente, allineata con i Pasdaran, che non vuole piegarsi alle richieste del presidente. Tanto da sollevare dubbi che l’Iran sia davvero in grado di negoziare e attenersi a qualsiasi impegno. Anche se Trump ha minacciato di riprendere la campagna militare, le fonti del Wsj hanno riferito che il presidente è apparso cauto sulla prospettiva di ricominciare le ostilità e prolungare un conflitto che è molto impopolare tra gli americani. Da qui la decisione di tenere sotto pressione l’Iran finché non farà una proposta concreta di accordo. Sarà allora che il presidente deciderà se i negoziati potranno andare avanti o se le ostilità riprenderanno. (riproduzione riservata)
Articolo in aggiornamento