Nella notte italiana tra il 25 e il 26 maggio gli Stati Uniti hanno condotto «attacchi di autodifesa» nel sud dell'Iran contro siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane intorno allo Stretto di Hormuz, poche ore dopo l’arrivo in Qatar dei negoziatori iraniani per i colloqui sulla cessazione del conflitto.
«Il tempo non si fermerà e le nazioni e le terre della regione non faranno più da scudo delle basi americane. Non saranno più un rifugio sicuro per il male e a non potranno più ospitare basi militari nella regione», ha affermato l’ayatollah Mojtaba Khamenei nel suo messaggio in occassione dell’Hajj, l’annuale pellegrinaggio islamico verso La Mecca. A riportarlo è l’agenzia Irna.
«Con sincerità e onestà, invito tutti i paesi e i governi islamici all’amicizia e alla cooperazione per il bene comune, affinché possiamo lavorare insieme per promuovere la Ummah islamica (la comunità dei fedeli, ndr.) e risolvere i problemi del mondo islamico», ha proseguito Khamenei.
«L’uranio arricchito (polvere nucleare!)» dall'Iran «verrà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere riportato in patria e distrutto oppure, preferibilmente, in accordo e coordinamento con la Repubblica Islamica dell'Iran, distrutto in loco o in un altro luogo accettabile, con la Commissione per l'Energia Atomica, o organismo equivalente, presente come testimone di tale processo ed evento».
Lo ha dichiarato il presidente statunitense, Donald Trump, in un post su Truth, dopo che i media arabi, citando fonti di alto livello, hanno affermato che l’Iran sarebbe «pronto a rimuovere l’uranio altamente arricchito dal suo territorio e pone come condizione che venga trasferito in Cina».
Tra gli obiettivi «figuravano siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine», ha dichiarato da Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale dell'esercito statunitense (Centcom), che ha specificato che «il Comando centrale degli Stati Uniti continua a difendere le nostre forze, pur mantenendo la moderazione durante il cessate il fuoco in corso». Secondo il New York Times, che cita un alto funzionario militare statunitense, prima dei raid statunitensi alcuni missili terra-aria iraniani avrebbero minacciato alcune delle navi da guerra della Marina statunitense presenti nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico per far rispettare il blocco navale contro le imbarcazioni iraniane.
In seguito ai nuovi raid statunitensi, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito ai cronisti che lo hanno intervistato in India, dove era in visita di Stato, che un accordo è ancora possibile. «Vedremo se riusciremo a fare progressi. Credo che ci sia molto scambio di opinioni su alcuni punti specifici del documento iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni». (riproduzione riservata)