Guerra in Iran, la diretta | Trump: penso che la tregua sia finita. Nuovi bombardamenti Usa, petrolio in rialzo del 6,5%
Guerra in Iran, la diretta | Trump: penso che la tregua sia finita. Nuovi bombardamenti Usa, petrolio in rialzo del 6,5%
Gli Stati Uniti hanno colpito oltre 80 obiettivi in Iran. Crosetto: nessun italiano coinvolto. Dallo Stretto di Hormuz non passano navi, tornano i timori sulle forniture. Petrolio Brent attorno ai 78 dollari e gas oltre 48 euro

di Francesca Gerosa 08/07/2026 08:05

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Ore 7:45 Nuova ondata di bombardamenti Usa, Teheran attacca Kuwait e Bahrein

Ore 9:30 Teheran ai Paesi del Golfo: non permettete agli Usa di usare i vostri territori contro l’Iran

Prima del vertice di Ankara il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato in merito alla tregua con l’Iran: «Penso che sia finita». Ha poi aggiunto: «Queste persone non mi piacciono, è una perdita di tempo».

I nuovi scontri tra Usa e Iran fanno ulteriormente alzare i prezzi del petrolio. Dopo il +3% registrato nella giornata del 7 luglio, durante la mattina dell’8 luglio Wti e Brent crescono di oltre il 6,5%, arrivando rispettivamente a 74 e 78 dollari al barile.

Ore 9:30 Teheran ai Paesi del Golfo: non permettete agli Usa di usare i vostri territori contro l’Iran

Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti e Israele di aver violato il memorandum d'intesa tra Teheran e Washington per porre fine alla guerra.

I «ripetuti» attacchi statunitensi contro l'Iran, la decisione di Washington di reintrodurre le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, l'interferenza americana negli accordi di Teheran per lo Stretto di Hormuz e i continui attacchi israeliani contro il Libano hanno reso «inefficace» l'intesa.

Attacchi statunitensi che hanno ucciso un membro dei pasdaran, per mezzo di un drone, nella città di Bandar Mahshahar.

Il ministero ha inoltre avvertito gli altri Paesi della regione di non permettere che il loro territorio venga utilizzato dagli Stati Uniti per lanciare attacchi contro l'Iran. Questo è probabilmente un avvertimento rivolto al Bahrein e al Kuwait, che l'esercito iraniano ha preso di mira con attacchi di rappresaglia questa mattina.

Nella dichiarazione diffusa dai media iraniani, il ministero degli Affari esteri ha affermato che «i ripetuti attacchi illegali contro l'Iran, unitamente alla decisione di ieri sera del dipartimento del Tesoro statunitense di revocare la licenza per la vendita di petrolio iraniano - a cui il governo degli Stati Uniti è vincolato dall'articolo 10 del memorandum d'intesa - la violazione degli accordi iraniani nello Stretto di Hormuz e la continuazione delle aggressioni militari e degli atti terroristici del regime israeliano contro il Libano, hanno reso inefficaci parti importanti e fondamentali del memorandum sulla fine della guerra. La responsabilità delle pericolose conseguenze di questa escalation delle tensioni ricade sul regime americano rinnegato».

Il ministero ha sottolineato inoltre con forza l'obbligo giuridico internazionale di tutti gli Stati, in particolare dei Paesi confinanti situati sulla costa meridionale del Golfo Persico, di impedire agli aggressori di utilizzare il loro territorio e le loro infrastrutture per compiere atti aggressivi contro la Repubblica islamica, e ha ribadito he qualsiasi cooperazione nella commissione del crimine di aggressione contro l'Iran costituisce complicità e partecipazione al crimine.

Il Kuwait condanna gli attacchi iraniani

Il ministero degli Esteri del Kuwait ha espresso «la più ferma condanna e denuncia dei ripetuti attacchi iraniani» avvenuti questa mattina sul territorio del Paese.

In una dichiarazione su X si legge che «il protrarsi di questi attacchi sfacciati, in un momento in cui sono in corso sforzi regionali e internazionali volti alla de-escalation, costituisce un sistematico indebolimento di tali sforzi e si scontra con la volontà internazionale di sostenere questa linea d'azione».

L'Iran ha affermato di aver preso di mira basi Usa in Kuwait in risposta agli attacchi statunitensi contro le sue province meridionali.

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Nuovi attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran in risposta a quelli contro le petroliere nello Stretto di Hormuz, attacchi «assolutamente necessari», secondo il segretario generale della Nato, Mark Rutte. «Quando è in vigore un cessate il fuoco e l’Iran lo sta sostanzialmente violando, ritengo sia assolutamente fondamentale che gli Stati Uniti reagiscano con fermezza», ha spiegato Rutte.

Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha precisato di aver colpito «oltre 80 obiettivi» in Iran, prendendo di mira sistemi di difesa aerea iraniani, reti di comando e controllo, siti radar costieri, sistemi missilistici antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni dei Guardiani della rivoluzione islamica all'interno e nei pressi dello Stretto. In risposta le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno colpito siti militari statunitensi in Bahrein e Kuwait. 

Crosetto: nessun italiano coinvolto

Il  ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, sta seguendo da Ankara, dove si trova per il vertice Nato, l'evolversi della situazione nell'intera area del Medio Oriente. «La priorità assoluta resta la sicurezza dei nostri militari e di tutto il personale italiano impegnato nei teatri operativi internazionali. Desidero rassicurare che, allo stato attuale, il personale della Difesa italiana non risulta coinvolto negli eventi in atto», ha precisato Crosetto.

Dallo Stretto di Hormuz non passano navi

Non c’è più sicurezza nello Stretto di Hormuz e almeno quattro petroliere hanno fatto marcia indietro dopo aver tentato di attraversarlo. I dati di Lseg e Kpler mostrano che una nave cisterna battente bandiera indiana, che trasportava 2 milioni di barili di greggio kuwaitiano caricati alla fine della scorsa settimana, ha effettuato l’8 luglio un'inversione di marcia al largo della punta dell’Oman.

Da quando il conflitto è iniziato alla fine di febbraio, almeno 16 carichi di gas naturale liquefatto provenienti da Ras Laffan e 10 dal terminale di Das Island dell’Adnoc negli Emirati Arabi Uniti hanno attraversato lo Stretto. Tuttavia, si tratta ancora di una frazione delle circa 7 milioni di tonnellate metriche che in media vengono solitamente spedite ogni mese da entrambi i centri di esportazione. Si è inoltre formata una coda di più di 10 navi vuote in attesa di essere caricate a Ras Laffan. Mentre oltre 50 navi a vuoto controllate da QatarEnergy e Adnoc sono ferme nel Golfo del Medio Oriente, in India e nello Stretto di Malacca.

I prezzi del petrolio e del gas si infiammano

Gli Usa hanno anche reintrodotto sanzioni sulle vendite di greggio, alimentando i timori che la fragile tregua tra i due Paesi si stia sgretolando e che le forniture dal Medio Oriente possano nuovamente subire interruzioni. Così i prezzi del petrolio tornano a infiammarsi: il future sul greggio Brent sale del 3,29% a 76,60 dollari al barile e quello sul Wti del 3,31% a 72,77 dollari al barile.

Entrambi erano già saliti del 3% il 7 luglio, dopo che gli Stati Uniti hanno revocato la licenza generale che autorizzava la vendita del greggio iraniano. Anche il prezzo del gas schizza oltre 48 euro: ad Amsterdam i contratti Ttf salgono del 4% a 48,5 euro.

«Sebbene la revoca non cambi in modo sostanziale le dinamiche del mercato petrolifero, è importante dal punto di vista del sentiment degli investitori. Aumenta il rischio di una rottura dell’accordo temporaneo tra Stati Uniti e Iran», hanno dichiarato gli strategist delle materie prime di Ing.

«L’attuale escalation ricorda al mercato quanto sia ancora fragile il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz», ha commentato Saul Kavonic, esperto di MST Marquee. «Questo rappresenta un segnale contrarian rispetto al sentiment prevalente secondo cui il mercato potrebbe essere inondato da un eccesso di offerta, situazione che potrebbe spingere alcuni operatori con posizioni corte record a ricoprire le proprie posizioni», ha aggiunto. Secondo Kavonic, se le tensioni dovessero proseguire e il traffico attraverso la via marittima rimanesse al di sotto del 50% dei livelli precedenti alla guerra, le conseguenti restrizioni sull’offerta potrebbero sostenere prezzi del petrolio più elevati.

L’Iran sta rivendicando il controllo dello Stretto e ha ordinato alle navi di utilizzare una rotta più vicina alle proprie coste invece di quella più vicina all’Oman. Gli Stati Uniti insistono affinché lo Stretto rimanga libero per tutti, come era prima dell’inizio del conflitto. Dall’inizio della guerra, diversi Paesi hanno ridotto le proprie scorte strategiche per compensare la carenza di approvvigionamenti.

Le scorte statunitensi di petrolio greggio sono diminuite nuovamente la scorsa settimana, secondo quanto riferito da fonti di mercato che hanno citato i dati dell’American Petroleum Institute. Gli analisti interpellati da Reuters si aspettavano una riduzione delle riserve di greggio di 2,4 milioni di barili nella settimana terminata il 3 luglio. (riproduzione riservata)