Un «D-Day economico» e un «isolamento su scala senza precedenti». Nel pieno dello stallo dei negoziati, il presidente americano Donald Trump alza nuovamente la pressione sull’Iran e annuncia quella che definisce l’operazione economica «più devastante mai intrapresa contro qualsiasi Paese». Il presidente non ha però fornito dettagli sulla nuova strategia, limitandosi ad avvertire che banche, imprese, aeroporti e governi che continueranno a sostenere Teheran dovranno affrontare «enormi conseguenze economiche».
Intanto, secondo Axios, da circa due mesi le forze armate americane gestiscono in segreto un corridoio marittimo lungo la costa dell’Oman, nel tratto meridionale dello Stretto di Hormuz. Ogni notte vi transiterebbero tra 15 e 20 petroliere, per un flusso che può arrivare a 10 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi la metà dei volumi precedenti alla guerra.
L’operazione sarebbe stata resa possibile dal forte indebolimento dei sistemi radar e di sorveglianza marittima iraniani dopo la campagna militare americana. Gli Usa non si limiterebbero a proteggere le petroliere già cariche, ma accompagnerebbero anche le navi vuote nel Golfo per consentire loro di caricare il greggio e uscire nuovamente attraverso lo stretto.
Sul fronte economico, Trump ha messo nel mirino il contrabbando di petrolio, i trasferimenti finanziari, le società di copertura e le reti navali utilizzate per aggirare le sanzioni. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato del «più grande isolamento economico coordinato nella storia», avvertendo gli alleati che chi continuerà a fare affari con l’Iran rischierà di essere colpito direttamente da Washington.
L'obiettivo americano è esercitare una pressione economica senza precedenti su Teheran e, almeno per ora, evitare una nuova escalation militare su larga scala. Ma il corridoio di Hormuz resta esposto: se l’Iran riuscirà a ricostruire le proprie capacità di sorveglianza, il vantaggio informativo degli Stati Uniti potrebbe ridursi e rendere molto più rischioso il passaggio delle petroliere.
«È meglio porre fine alla guerra oggi, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l’America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo». Lo ha dichiarato, secondo l’agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alla 31 Assemblea Generale dell'Associazione Islamica della Società Medica Iraniana.
Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha annunciato che è stata richiesta l'emissione di un mandato di cattura per perseguire il primo ministro israeliano Benajamin Netanyahu, accusato da Ankara di "genocidio" nell'ambito dell'intercettazione della Flotilla per Gaza.
La Marina statunitense sta valutando la possibilità di cambiare il nome a una portaerei in costruzione, originariamente destinata a onorare un marinaio afroamericano celebrato per il suo eroismo durante l’attacco a Pearl Harbor. Lo hanno riferito alla Cnn tre fonti a conoscenza di discussioni interne. Durante il primo mandato del presidente Donald Trump, la Marina aveva annunciato che la portaerei di classe Ford si sarebbe chiamata USS Doris Miller, in onore di un marinaio che aveva contribuito a difendere le forze statunitensi dall’attacco giapponese. Non è chiaro quale nome la Marina intenda assegnare alla portaerei, sebbene due delle fonti abbiano affermato che ci sono state discussioni interne sulla possibilità di intitolarla a Trump. Sarebbe una mossa senza precedenti - sottolinea la Cnn - intitolare una portaerei a un presidente in carica.
Pechino ha dichiarato che le «sanzioni e le pressioni» statunitensi non sono la soluzione, dopo che gli Stati Uniti hanno esortato i loro alleati e la Cina a unire le forze per piegare economicamente l’Iran. «Le sanzioni e le pressioni non risolveranno il problema», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante una conferenza stampa». La Cina invita tutte le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso i canali politici e diplomatici», ha aggiunto.
«Gli Stati Uniti sono entrati in una nuova fase» della guerra contro l’Iran, e la pressione economica è ora lo «strumento più efficace» per raggiungere gli obiettivi americani. Così il vice presidente americano JD Vance in un’intervista al podcast 'Clay Travis and Buck Sexton Show'. «Ci troviamo ora in una sorta di nuova fase in cui lo strumento più efficace a nostra disposizione è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro», ha affermato Vance. «Continueremo su questa strada», ha aggiunto. «Se riusciremo a estrarre abbastanza petrolio e gas da garantire ad alcuni americani un po’ di sollievo alla pompa e un alleggerimento dei prezzi dell’energia», ha affermato Vance, ciò »eserciterebbe anche una forte pressione economica» sull’Iran e ne modificherebbe i calcoli.
«Abbiamo spazzato via l’Iran. Lo abbiamo spazzato via militarmente». Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervistato dall’ex avvocato Michael Cohen e suo grande accusatore nel processo sui rapporti del tycoon con la pornostar Stormy Daniels.«Hanno qualche drone, qualche missile. La loro capacità di costruire è molto bassa adesso rispetto a cinque mesi fa; sono in cattiva forma, l’inflazione è al 3%, la loro moneta non ha valore, l’esercito non viene pagato - continua il capo della Casa Bianca, parlando sempre di Teheran -. La ragione per cui l’ho fatto - non avevamo scelta e lo rifarei cento volte - è non possono avere l’arma nucleare e non l’avranno» aggiungendo che «gli Stati Uniti controllano sostanzialmente lo Stretto di Hormuz e presto ne avranno il pieno controllo».(riproduzione riservata)