Ancora alta tensione in Medio Oriente: l'Iran ha lanciato una massiccia offensiva con droni contro le basi Usa in Bahrein, Kuwait e Qatar in risposta agli attacchi statunitensi contro 170 obiettivi militari lungo le coste iraniane, che hanno causato 14 morti.
Nel frattempo, si infiamma il fronte libanese: il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha smentito Donald Trump, escludendo il ritiro delle truppe dal Paese finché Hezbollah non sarà disarmato.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non sapere se Washington e l’Iran torneranno a una guerra su vasta scala, ma ha detto che l’Iran desidera «fortemente» raggiungere un accordo per porre fine all’escalation delle ostilità in Medio Oriente.
Già mercoledì sera, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One mentre lasciava la base aerea di Mildenhall, nel Regno Unito, il presidente aveva affermato che le forze americane avevano «appena colpito duramente l’Iran». «Dico che li abbiamo colpiti 20 a 1: ogni volta che ci colpiscono, noi li colpiamo 20 volte, e l’abbiamo fatto ieri sera», ha detto.
Alla domanda se Stati Uniti e Iran stiano per tornare a un conflitto militare su vasta scala, Trump ha risposto: «Non lo so», aggiungendo poi che se la guerra riprendesse, gli Stati Uniti «la vincerebbero molto rapidamente».
Il capo dell'Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) ha lanciato l'allarme: circa 6.000 marinai sono bloccati nell'area dello Stretto di Hormuz a causa dei continui scontri tra Stati Uniti e Iran.
«Questi attacchi sconsiderati hanno messo ancora una volta in grave pericolo la vita di marittimi innocenti. Nessun lavoratore del mare dovrebbe rischiare la propria incolumità solo per fare il proprio dovere», ha dichiarato Arsenio Dominguez a Nbc News. «Dietro i numeri ci sono persone in carne e ossa, e in molti casi le loro famiglie, che continuano a pagare il prezzo umano di questo conflitto».
Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi condotti dagli Stati Uniti – che hanno preso di mira anche due ponti ferroviari –, definendo un «falso pretesto» la tesi di Washington secondo cui l'operazione sarebbe una risposta ai raid contro le navi nello Stretto di Hormuz.
Secondo Teheran gli attacchi statunitensi, che hanno provocato almeno 14 morti e decine di feriti anche tra il personale militare, costituiscono una violazione della Carta delle Nazioni Unite e dell'accordo di cessate il fuoco.
Il ministro della Difesa di Israele, Israel Katz, ha smentito l'affermazione del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Israele si ritirerà a breve dal Libano.
«Non abbiamo chiesto il permesso a nessuno per entrare in Libano e non ci serve l'approvazione di nessuno per rimanerci», ha dichiarato Katz in una nota ufficiale. «È un nostro diritto, oltre che un dovere, proteggere i residenti della Galilea e tutti i cittadini israeliani dalle minacce esterne».
Mercoledì 9 luglio Trump aveva espresso la convinzione che Israele si sarebbe ritirato dal territorio libanese. Questa linea contrasta però con quanto ribadito dal primo ministro Benjamin Netanyahu e da altri esponenti del governo, i quali insistono sul fatto che i soldati non si muoveranno finché Hezbollah non sarà stato completamente disarmato.
L'esercito del Bahrein ha dichiarato che i propri sistemi di difesa aerea hanno «affrontato, intercettato e distrutto una serie di insidiosi attacchi aerei iraniani» avvenuti nelle prime ore del mattino.
La nota ufficiale è stata rilasciata dopo che le forze armate dell'Iran avevano rivendicato diversi attacchi con droni contro le basi militari statunitensi nel Golfo, situate in Bahrein, Kuwait e Qatar.
Le forze armate iraniane hanno annunciato di aver condotto una serie di attacchi con droni diretti contro «basi statunitensi e centri strategici» nella regione del Golfo.
I raid hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, un sito radar satellitare di preallarme in Qatar e alcuni depositi di carburante dell'esercito americano in Bahrein. Secondo quanto riferito dai comandi di Teheran, per l'operazione è stato impiegato «un gran numero di droni di vario tipo».
I vertici militari iraniani hanno poi aggiunto che le proprie forze armate «non permetteranno in nessun caso che i piani e le ambizioni del folle presidente degli Stati Uniti si realizzino, e difenderanno gli alti ideali della Rivoluzione Islamica fino alla vittoria finale».
Il ministero della Salute iraniano ha dichiarato che negli ultimi due giorni le forze statunitensi hanno colpito cinque province del Paese. Il bilancio provvisorio dei raid è di 14 vittime e 78 feriti.
Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti «hanno condotto un ulteriore ciclo di attacchi in territorio iraniano, con l'obiettivo di indebolire la capacità di Teheran di colpire le navi commerciali e i civili in transito nello Stretto di Hormuz», scrive lo stesso Centcom in una nota pubblicata su X.
I raid statunitensi, prosegue il comunicato, «hanno colpito circa 90 obiettivi militari lungo la costa iraniana, tra cui sistemi di difesa aerea, postazioni di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, infrastrutture navali e nodi logistici dell'esercito. Questa nuova ondata segue l'operazione offensiva completata con successo la notte precedente».
L'azione, conclude la nota, «è stata intrapresa per far pagare a Teheran il prezzo della violazione del cessate il fuoco, scattata dopo l'attacco iraniano a tre navi commerciali che navigavano nello Stretto di Hormuz». (riproduzione riservata)