Al via la tregua di 10 giorni tra Israele e Libano. Ad annunciarla il 16 aprile è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A confermarla Hezbollah con due comunicati con i quali il gruppo ha «preso atto» del cessate il fuoco, anche se non ha specificato se accetterà la tregua per l’intero periodo, ribadendo che le sue azioni si baseranno «sull’evolversi della situazione». A Beirut spari in aria hanno festeggiato l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Secondo il Dipartimento di Stato Usa, Israele manterrà il diritto di «adottare le misure atte all'autodifesa», ma non condurrà «operazioni offensive» contro obiettivi libanesi via terra, aria o mare. L’esercito libanese ha comunque denunciato nella notte alcuni attacchi israeliani, nonostante la tregua.
Ore 9:00 Conferenza a Parigi organizzata da Macron e Starmer
Il prezzo del gas crolla sotto i 40 euro in Europa, dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è completamente aperto alle navi commerciali durante il cessate il fuoco tra Libano e Israele. L’annuncio ha alimentato le speranze che una delle peggiori interruzioni dell’approvvigionamento energetico della storia recente possa attenuarsi, supportando le aspettative di una riduzione della tensione. I future del gas naturale a Ttf di Amsterdam terminano le contrattazioni in calo del 7,95% a 39,05 euro per megawattora.
Fonti iraniane smentiscono l’indiscrezione su una possibile trattativa tra Iran e Stati Uniti per la consegna di uranio arricchito in cambio dello sblocco di fondi congelati. Anche il Cremlino ha negato la ricostruzione.
Secondo Teheran, i negoziati con Washington proseguono ma senza progressi concreti, mentre le richieste americane vengono definite «irragionevoli». Restano quindi aperti i colloqui, ma senza un’intesa all’orizzonte.
Il presidente americano afferma che Teheran avrebbe accettato di interrompere l’arricchimento dell’uranio. «Hanno accettato tutto» ha dichiarato in un’intervista a NewsNation.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran avrebbe accettato di interrompere l’arricchimento dell’uranio nell’ambito dei colloqui in corso tra le parti.
Intervistato da NewsNation, e rispondendo a una domanda sui negoziati con Teheran, Trump ha affermato: «Sì», confermando che l’Iran avrebbe accettato lo stop al programma di arricchimento. Alla richiesta di ulteriori chiarimenti ha ribadito: «Sì. Hanno accettato tutto».
Il presidente ha poi aggiunto di non essere sorpreso dall’esito dei colloqui, senza fornire ulteriori dettagli sull’intesa o sulle condizioni dell’eventuale accordo.
Il secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran si terrà probabilmente il 19 aprile nella capitale pachistana Islamabad, secondo quanto riportato da Axios, citando una fonte. L’11 aprile i due Paesi si sono incontrati per negoziare a Islamabad e l’indomani il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che Iran e Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere un accordo.
L’Iran, «con l’aiuto degli Stati Uniti, ha rimosso, o sta rimuovendo, tutte le mine marine!». È quanto scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aggiungendo che «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz. Non verrà più utilizzato come arma contro il mondo!».
«Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, ho ricevuto una telefonata dalla Nato che mi chiedeva se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di stare lontani, a meno che non volessero solo riempire le loro navi di petrolio. Si sono rivelati inutili quando servivano, una tigre di carta!», si legge nel post del tycoon.
Il presidente francese Emmanuel Macron accoglie con favore l’annuncio dell’Iran sulla riapertura dello stretto di Hormuz, ma chiede che il passaggio sia «completo e incondizionato». Lo ha dichiarato al termine del vertice dei “volenterosi” a Parigi, sottolineando che la richiesta è condivisa da tutti i partecipanti all’incontro, ribadendo la necessità di garantire una piena libertà di navigazione in uno snodo strategico per il commercio globale.
Il presidente francese ha inoltre evidenziato come il progetto di una missione di sicurezza a guida franco-britannica sia «ancora più legittimo», in quanto contribuirebbe a consolidare nel breve periodo gli impegni annunciati e a garantirne la tenuta nel lungo termine. L’operazione, ha precisato, sarà distinta dalle parti coinvolte nel conflitto.
La Germania è pronta a partecipare alla missione internazionale per garantire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, ma solo a precise condizioni giuridiche. Lo ha chiarito il cancelliere Friedrich Merz al termine del vertice dei “volenterosi” a Parigi.
Intervenendo accanto al presidente francese Emmanuel Macron, al premier britannico Keir Starmer e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Merz ha sottolineato che Berlino richiede «una forte base giuridica» per un eventuale coinvolgimento.
In particolare, il cancelliere ha indicato come necessari sia il via libera del Parlamento tedesco sia una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Quanto al possibile contributo operativo, la Germania potrebbe essere impegnata in attività di sminamento nell’area.
«L’Italia è pronta a fare la sua parte» ma «è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva: mi pare che anche su questo ci fosse questa mattina pieno accordo». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al termine della Conferenza di Parigi.
La libertà di navigazione nello stretto di Hormuz è «una questione assolutamente centrale» per l’Italia, l’Europa e l’intera comunità internazionale ha detto la premier, per la quale si tratta innanzitutto di difendere «un principio cardine del diritto internazionale», valido per tutti i passaggi strategici da cui dipendono le catene globali di approvvigionamento, ma anche di una questione con un impatto economico rilevante.
Meloni ha ricordato che attraverso lo stretto di Hormuz transita circa il 20% dei consumi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto, sottolineando inoltre il ruolo cruciale di altre merci strategiche come i fertilizzanti, da cui dipende la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto nei contesti più vulnerabili.
«Nel quadro che ho appena disegnato, l’Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione unità navali, chiaramente sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali», ha concluso la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Prenderà forma nei prossimi giorni la missione internazionale guidata da Regno Unito e Francia per garantire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz. L’annuncio è arrivato dal premier britannico Keir Starmer al termine del vertice di Parigi dei cosiddetti “volenterosi”.
«La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro a Londra e in quella sede definiremo la composizione della missione», ha spiegato Starmer parlando con la stampa, aggiungendo che «oltre una dozzina di Paesi hanno già proposto di contribuire» alla forza multinazionale per la sicurezza marittima nello stretto.
Crollo dell’8% per il prezzo del gas sul Ttf di Amsterdam subito dopo la notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz al passaggio di navi commerciali. Il future a un mese viene scambiato a quota a 39 euro a megawattora.
«Lo Stretto di Hormuz è completamente aperto e pronto per il transito, ma il blocco navale rimarrà pienamente in vigore nei confronti dell’Iran, solo fino a quando le nostre transazioni con non saranno completamente concluse. Questo processo dovrebbe procedere molto rapidamente, poiché la maggior parte dei punti sono già stati negoziati». Lo scrive su Truth il presidente Usa, Donald Trump.
A Parigi prende il via il vertice dei cosiddetti “volenterosi”, una coalizione di circa cinquanta Paesi pronti a valutare una missione per garantire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz. Il presidente francese Emmanuel Macron, padrone di casa, ha aperto i lavori all’Eliseo accogliendo il principale co-promotore dell’iniziativa, il premier britannico Keir Starmer.
Al tavolo siedono anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, mentre gli altri partecipanti – provenienti da Europa, Medio Oriente, Asia e America Latina – sono collegati in videoconferenza. Secondo fonti dell’Eliseo, si tratta di una platea ampia che include una cinquantina tra Paesi e organizzazioni internazionali, con oltre trenta rappresentati a livello di capi di Stato e di governo. Gli Stati Uniti non partecipano all’iniziativa e non saranno coinvolti nella missione in discussione.
Petrolio in calo dopo che Axios ha riportato che, nell’ambito di un accordo tra Stati Uniti e l’Iran, Washington potrebbe sbloccare 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, in cambio della rinuncia da parte di Teheran delle proprie scorte di uranio arricchito. Il Wti cede oltre il 5% a 89,8 dollari mentre il Brent perde il 4,3% a 95 dollari al barile.
Lo Stretto di Hormuz resta completamente aperto al traffico commerciale per tutta la durata della tregua. Lo ha annunciato su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, precisando che, «in linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate il fuoco, sulla rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione porti e dall’Organizzazione marittima della Repubblica islamica dell’Iran».
La misura si inserisce nel quadro dell’intesa di cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, che, secondo quanto stabilito, resterà in vigore fino al 21 aprile, contribuendo a ridurre temporaneamente le tensioni in una delle aree più sensibili per il traffico energetico globale.
Una petroliera battente bandiera di Hong Kong, la Ava 6, ha attraversato lo Stretto di Hormuz entrando nel Golfo di Oman, in quello che potrebbe rappresentare un nuovo test del blocco statunitense contro i traffici legati all’Iran.
Secondo il South China Morning Post, la nave è partita dagli Emirati Arabi Uniti e ha completato il transito tra mercoledì e giovedì, come confermato anche dai dati di tracciamento marittimo. Tuttavia, resta incerto se il passaggio costituisca o meno una reale violazione del blocco, poiché l’area di interdizione si troverebbe più propriamente nel Golfo di Oman.
Il passaggio dell’Ava 6 rappresenta almeno il secondo transito di una petroliera collegata alla Cina attraverso lo stretto da quando è iniziato il blocco americano. La Rich Starry, una petroliera cinese sottoposta a sanzioni Usa, avrebbe attraversato martedì lo stretto di Hormuz in direzione est verso il golfo di Oman, per poi invertire la rotta e rientrare successivamente attraverso lo stretto, sempre in base ai dati della società di Chongqing. Oggi la Rich Starry risultava nel golfo Persico secondo MarineTraffic.
La chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe innescare uno shock energetico globale con effetti ben oltre l’attuale aumento dei prezzi, mettendo a rischio la stessa disponibilità di energia per diversi Paesi. Lo ha dichiarato il ministro delle Finanze del Qatar, Ali bin Ahmed al Kuwari, intervenendo a un evento organizzato dal Fondo monetario internazionale a Washington. «L’impatto completo deve ancora arrivare, e non è lontano», ha affermato Al-Kuwari, avvertendo che entro «uno o due mesi» le conseguenze economiche di un conflitto con l’Iran potrebbero diventare «massicce» a livello globale. Il ministro ha spiegato che l’attuale aumento dei prezzi dell’energia rappresenta solo «la punta dell’iceberg», sottolineando come il rischio non riguardi più solo i costi, ma anche l’accesso alle forniture.
Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer lavoreranno oggi a Parigi con una «trentina di partecipanti» alla definizione di una missione per la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz, una volta che il fragile cessate il fuoco tra Iran e Stati uniti sarà consolidato. Alla conferenza prenderanno parte in presenza, oltre a Macron e Starmer, anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Gli altri partecipanti, descritti dalla presidenza francese come Paesi «europei, mediorientali, asiatici e perfino latino-americani», si collegheranno invece in videoconferenza.
Sviluppi in direzione di un accordo con l’Iran potrebbero essere imminenti e un secondo round negoziale potrebbe tenersi già questo fine settimana. È quanto ha lasciato intendere il presidente americano Donald Trump, secondo quanto riferisce la Cnn. «Conseguiremo la vittoria, molto presto», ha affermato il leader della Casa Bianca, secondo cui Teheran è ora disposta a fare concessioni negate due mesi fa, con riferimento in particolare a un accordo in base al quale l’Iran non possiederebbe armi nucleari e consegnerebbe la propria «polvere nucleare».
«L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro!». Lo ha scritto il presidente Usa Donald Trump in un post pubblicato su Truth a commento di un articolo del Guardian sul «no» di Roma all’uso della base di Sigonella per alcuni aerei americani nell’ambito della guerra in Iran. (riproduzione riservata)