Ore decisive sul fronte mediorientale. Mentre la guerra è ormai arrivata al suo terzo mese, continuano il fuoco incrociato tra Usa e Iran e l’avanzata dell’esercito israeliano in Libano. Donald Trump si scaglia contro l’opposizione interna agli Usa: «Individui antipatriottici stanno sparlando negativamente della mia gestione delle trattative di pace», ha scritto su Truth.
Nuova fiammata del prezzo del petrolio con il Brent che, alle 9:30 di lunedì primo giugno, sale del 3% e sfiora i 94 dollari al barile.
Prosegue l'escalation tra Washington e Teheran mentre gli sforzi per raggiungere un accordo sulla fine della guerra non hanno ancora prodotto alcun risultato concreto e il presidente Usa, Donald Trump, ha chiesto ulteriori modifiche alla bozza di accordo con l'Iran. Nel frattempo, durante il weekend, gli Stati Uniti hanno colpito siti militari iraniani e i Pasdaran hanno risposto prendendo di mira una base americana in Medio Oriente.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha dichiarato di aver lanciato sabato e domenica «attacchi di autodifesa contro radar e siti di comando e controllo di droni iraniani a Goruk, in Iran, e sull'isola di Qeshm» in risposta alle «azioni aggressive dell'Iran, tra cui l'abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava su acque internazionali». I caccia statunitenscentcom, attacchi di autodifesa contro radar e siti comando dronii, ha fatto sapere il Comando, «hanno risposto prontamente eliminando le difese aeree iraniane, una stazione di controllo a terra e due droni d'attacco che rappresentavano una chiara minaccia per le navi in transito nelle acque regionali. Nessun militare americano è rimasto ferito».
Non è mancata la risposta di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che «l'azione aggressiva degli Stati Uniti» costituisce una violazione del cessate il fuoco e ha spinto l'Iran a colpire le posizioni in Kuwait, da cui è partito l'attacco statunitense. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Irgc), i cosiddetti Pasdaran, ha infatti detto di aver preso di mira una base aerea utilizzata dalle forze statunitensi per condurre un attacco all'isola di Sirik, nel sud dell'Iran. E il Kuwait, che ospita una base Usa, ha dichiarato che il suo sistema di difesa aerea ha intercettato attacchi missilistici e con droni.
Dopo una riunione, venerdì nella Situation Room della Casa Bianca, secondo quanto riportano i media Usa, Trump avrebbe richiesto delle modifiche alla bozza di accordo con l'Iran volto a porre fine ai combattimenti iniziati all'inizio di quest'anno. Le modifiche sarebbero legate allo Stretto di Hormuz e alla rimozione dell'uranio altamente arricchito, scrive Cbs News, aggiungendo che l'ultima versione dell'accordo prevede lo stop agli attacchi per 60 giorni, la riapertura dello Stretto e un quadro di riferimento per la ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano. Qualora la diplomazia dovesse progredire, l'accordo prevederebbe anche un potenziale allentamento delle sanzioni contro l'Iran, che potrebbe consentire a Teheran di accedere a miliardi di dollari di asset congelati.
Baqaei poco fa ha dichiarato che al momento non sono in corso discussioni con gli Stati Uniti sui dettagli del programma nucleare di Teheran. «Sappiamo quando è necessario intervenire in materia nucleare. Non ci sono negoziati sui dettagli del dossier nucleare. In questa fase, la nostra priorità è porre fine alla guerra», ha affermato, aggiungendo che il cessate il fuoco in Libano rimane una condizione fondamentale per un accordo con gli Usa. Il ritardo nel processo diplomatico per porre fine alla guerra, ha proseguito, può essere spiegato dalla mancanza di fiducia, dalle posizioni contraddittorie di Washington e dagli attacchi israeliani contro il Libano. «I negoziati sono iniziati in un clima di forte sospetto e sfiducia, e lo scambio di messaggi avviene in questa atmosfera», ha aggiunto, sottolineando che «l'altra parte cambia continuamente posizione e avanza richieste nuove o contraddittorie. È naturale che questa situazione prolunghi i negoziati».
Ieri Mohammad Bagher Ghalibaf, il capo negoziatore iraniano, ha dichiarato che Teheran non accetterà alcun accordo a meno che i diritti dell'Iran non siano pienamente garantiti. E il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato che "fino a quando non si giungerà a una conclusione chiara tutto ciò che viene detto è pura speculazione". Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, inoltre, il dibattito sul testo è ancora in corso ed entrambe le parti propongono regolarmente emendamenti. L'Iran vorrebbe che gli asset congelati venissero sbloccati prima di tenere colloqui sostanziali sul programma nucleare, riferiscono i media iraniani.
Durante un viaggio a Singapore nel fine settimana, il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ha però affermato che, qualora un accordo con l'Iran non soddisfacesse le aspettative del presidente, gli attacchi potrebbero riprendere. «Le nostre scorte sono più che adeguate a questo scopo, sia lì che nel resto del mondo, grazie al modo in cui bilanciamo munizioni di qualità superiore e munizioni più abbondanti», ha detto.
«L'accordo è vicino però non è stato ancora raggiunto e ci sono ancora ostilità in corso. Noi siamo grandi fan dell'accordo diplomatico, siamo preoccupati per il blocco di Hormuz. È importante che si raggiunga un accordo il prima possibile per scongiurare nuovi aumenti del petrolio e per scongiurare una crisi dei fertilizzanti». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al programma MorningNews su Canale 5.
Continua l’offensiva israeliana contro il Libano. In particolare, l’esercito di Gerusalemme ha conquistato il castello di Beaufort: il premier Benjamin Netanyahu l'ha definito una «svolta» nei combattimenti.
La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Dopo i negoziati di martedì a Washington, gli Usa dovrebbe annunciare un nuovo accordo di cessate il fuoco.
Il presidente Donald Trump sul suo social Truth si è scagliato contro i critici in merito alla sua gestione dei negoziati con l'Iran, che dovrebbero aprire, stando alle sue parola, a un futuro «positivo per gli Stati Uniti e per chi è con noi».
Trump ha detto che Teheran «vuole davvero raggiungere un accordo», ma i critici interni agli Stati Uniti, a suo dire, «sparlano negativamente» sulla sua gestione della guerra. «I Democratici, e vari Repubblicani apparentemente antipatriottici, non capiscono che per me è molto più difficile svolgere correttamente il mio lavoro e negoziare, quando i politicanti continuano a dire ripetutamente che dovrei muovermi più velocemente, o più lentamente, o entrare in guerra, o non entrare in guerra, o qualsiasi altra cosa?»
«Nello scorso fine settimana il Comando Centrale degli Stati Uniti ha condotto attacchi di autodifesa contro radar e siti di comando e controllo di droni iraniani a Goruk, in Iran». Lo ha scritto il Comando stesso su X.
Nel frattempo, lo Stato Maggiore dell’esercito kuwaitiano dichiara che le sue difese aeree «stanno attualmente affrontando attacchi missilistici e con droni ostili», secondo quanto riportato da Al-Jazeera. (riproduzione riservata)