Trump apre ai colloqui con l’Iran, ma dipenderà dalle condizioni. Il presidente americano ha detto a Fox News di aver sentito che Teheran spinge per riprendere i negoziati, ma ha anche ribadito la sua insoddisfazione nei confronti del nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei: «Non credo che possa vivere in pace».
«Non abbiamo paura delle vostre minacce vuote». Su X il capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, risponde a muso duro a Trump. «Chi è più grande di voi non potrebbe eliminare l’Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati». Parole che arrivano dopo che il presidente americano ha minacciato di colpire più duramente l’Iran se avesse bloccato il flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.
Arrivano i primi tagli alla produzione di petrolio. Secondo Bloomberg l’Arabia Saudita ha ridotto la produzione tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato di 500-800 mila barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l’Iraq di circa 2,9 milioni. Ma il prezzo del greggio continua a scambiare il calo nonostante la possibile minore offerta: 92,5 dollari al barile il Brent (-6,5%) e 89,2 dollari al barile il Wti (-5,8%).
La Turchia si coordina con la Nato per predisporre un sistema di difesa aerea Patriot nella parte orientale del Paese, mossa necessaria per proteggere il suo spazio aereo dopo l’abbattimento di un missile iraniano nelle scorse ore. «Alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, sono state adottate le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e siamo in consultazione con la Nato e i nostri alleati», dichiara il ministero della Difesa della Turchia.
«L’offensiva contro l’Iran non è ancora conclusa». Lo dichiara il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. «Stiamo rompendo le loro ossa e non abbiamo ancora finito». Anche la risposta di Teheran va avanti. I Guardiani della rivoluzione dicono di aver colpito il quartier generale americano a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, regione autonoma ma non indipendente dall’Iraq, con cinque missili balistici. Intanto le vittime del conflitto salgono a 1.255, con oltre 12 mila feriti secondo il viceministro alla Salute iraniano, Ali Jafarian.
Undicesimo giorno della guerra tra Iran, Usa e Israele. Il conflitto va avanti tra bombardamenti reciproci mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, gli attacchi andranno avanti finché sarà necessario e i negoziati con gli Usa non sono più all’ordine del giorno dopo che Donald Trump ha dichiarato che la guerra finirà «molto presto».
In mancanza di segnali di de-escaltation, il prezzo del petrolio è arrivato il 9 marzo a sfiorare i 120 dollari al barile per poi ritracciare sotto i 100 dollari. Lo scatto del greggio si è abbattuto sulle borse, che in Europa hanno perso più di mille miliardi dall’inizio del conflitto.
Ma oggi, 10 marzo, le borse stanno rimbalzando grazie al calo del greggio, che in mattinata è tornato intorno ai 90 dollari al barile. Merito dell’intervento del G7, che oggi potrebbe rilasciare le scorte strategiche di petrolio per aumentare l’offerta sui mercati. (riproduzione riservata)