Un drone (e non un missile) ha colpito la base militare italiana a Erbil, in Iraq, alle 23:30 di mercoledì 11 marzo. Lo ha confermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che esclude feriti tra i militari italiani, né feriti tra il personale italiano. «Stanno tutti bene», ha affermato. Intanto l’intensificarsi degli attacchi iraniani e la decisione del governo statunitense di sospendere le scorte militari per le petroliere che attraversano la zona stanno sollevando la prospettiva di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz.
La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, sarebbe in coma in ospedale. A rilanciare la voce è stato il britannico Daily Mail, dopo che la nuova guida suprema dell'Iran ha diffuso oggi il suo primo messaggio alla nazione. Secondo il tabloid, Mojtaba è in terapia intensiva all’ospedale universitario Sina, nel centro di Teheran, e ha perso una gamba nell’attacco in cui è rimasto ferito. Una sezione della clinica è stata sigillata per sorvegliare la Guida Suprema dell’Iran. Mojtaba non è apparso in pubblico per l’appello rivolto oggi alla nazione e le sue parole sono state lette alla tv di Stato da una giornalista.
«Sono stati fatti studi sull'apertura di altri fronti in cui il nemico ha poca esperienza ed è vulnerabile; questi potranno essere attivati se la guerra continuerà e se le circostanze lo richiederanno», ha affermato la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel suo primo discorso pubblico.
Allo stesso tempo, l’esercito della Repubblica islamica dell’Iran ha fatto sapere che eseguirà l’ordine della guida suprema di chiudere lo Stretto di Hormuz e lancerà attacchi «potenti» contro il nemico. Lo ha detto il comandante della Marina del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc, pasdaran), Alireza Tangsiri. «Eseguendo gli ordini della Guida suprema di mantenere la strategia di chiudere Hormuz, abbiamo lanciato attacchi potenti contro l'aggressore», ha scritto Tangsiri su X.
Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso «come leva contro i nemici», così come «dovranno essere chiuse le basi» americane nella regione che continueranno a essere obiettivo degli attacchi iraniani «nonostante l’amicizia con i Paesi che le ospitano». Il sangue versato in questi giorni dagli iraniani «sarà vendicato», in particolare quello dei bambini della scuola di Minab, e «i risarcimenti saranno riscossi». Sono gli annunci, le promesse e le minacce della Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel suo primo messaggio - audio e non video - alla nazione.
La Turchia sta parlando sia con Washington che con Teheran nel tentativo di porre fine alla guerra in corso in Medio Oriente, ha dichiarato il ministro
degli Esteri Hakan Fidan. «Siamo in un momento in cui abbiamo più che mai bisogno di negoziati e dialogo. Stiamo parlando con la parte iraniana e con quella americana», ha aggiunto: «Questa guerra dovrebbe finire il prima possibile».
È stato un attacco deliberato quello della scorsa notte al contingente italiano a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dal momento che si tratta di una base Nato, «quindi anche americana», e che nei giorni scorsi erano già avvenuti tentativi di attacco. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al Tg1, confermando che il contingente non ha riportato alcun danno, dal momento che erano già state attuate «tutte le condizioni di sicurezza» e che i militari erano entrati in aree protette dopo l'allarme. «Abbiamo preferito lasciare in quella base il personale rimasto in missione perché più sicuro degli alberghi», ha spiegato il ministro.
Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di avere preso di mira il sito di Talegan, «utilizzato per lo sviluppo di armi nucleari a Teheran». «Negli ultimi anni questo sito è stato utilizzato per sviluppare esplosivi e condurre test nell'ambito del progetto Amad» per lo sviluppo di armi nucleari, si legge in una nota. L'Idf aveva già colpito il sito a sud di Teheran nell'ottobre 2024 ma da allora «ha scoperto che il regime terroristico iraniano aveva tentato di ricostruirlo, quindi è stato nuovamente preso di mira».
La guerra in Medio Oriente sta causando la «più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale», costringendo i produttori di petrolio del Golfo a tagliare la produzione. Lo
indica l'Agenzia internazionale per l'energia. Nel suo ultimo report mensile, l'Aie riferisce che la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati, un volume pari a quasi il 10% della domanda mondiale.
Contro la base militare italiana colpita ieri a Erbil sarebbe finito un drone e non un missile. Lo scrive l’Ansa citando fonti informate, secondo cui il drone, uno shahed, forse non era diretto all'interno della base ma avrebbe perso quota finendo contro un mezzo militare. Il contingente italiano è rimasto incolume e resta attualmente nel bunker.
Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato che la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, è ferito ma ha assicurato che si sente bene. Ieri la Cnn ha riportato che Khamenei ha subito una frattura al piede e altre lievi ferite nel primo giorno di bombardamenti di Usa e Israele in Iran, quando è stato ucciso il padre Alì Khamenei e sua moglie.
«Ferma condanna per l'attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l'Ambasciatore d'Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria». Lo afferma su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo che un missile ha colpito la base italiana a Erbil.
«La base di Camp Singara era in condizioni di preallarme per la situazione di crisi in atto e, verso le 8.30 locali, è stato attivato l'allarme della coalizione per una minaccia aerea. E tutti quanti, seguendo procedure già rodate tra tutto il personale, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. E poco prima dell’una, c'è stata una minaccia aerea: è ancora è in fase di accertamento la tipologia della minaccia, sia un drone o un missile, e ha colpito la base italiana e ha provocato alcuni danni a infrastrutture e materiali della base. Il personale sta bene, era protetto all'interno dei bunker, stanno tutti bene». Lo dice in collegamento con Sky Tg24 il comandante dell'italian national contingent di Erbil, nel kurdistan iraqeno, colonnello Stefano Pizzotti.
L'intensificarsi degli attacchi iraniani e la decisione del governo statunitense di sospendere le scorte militari per le petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz stanno sollevando la prospettiva di una chiusura prolungata che soffocherebbe le esportazioni attraverso la più importante rotta di trasporto energetico del mondo. Lo riporta il Wall Street Journal.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha pubblicato un elenco di potenziali obiettivi per l'Iran, tra cui le sedi di giganti tecnologici come Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo e in Israele. «Con l’espansione della guerra regionale verso la guerra infrastrutturale, la portata dei potenziali obiettivi dell'Iran si sta gradualmente ampliando», ha riportato Tasnim.
«Potremmo smantellare la loro capacità elettrica in un'ora e ci vorrebbero 25 anni per ricostruirla». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero colpire infrastrutture critiche in Iran, tra cui i sistemi energetici. Il presidente ha poi aggiunto che l’Iran è «vicino alla sconfitta. Questo non significa che ci fermeremo immediatamente, ma loro lo sono».
I primi 6 giorni di guerra contro l'Iran sono costati agli Stati Uniti oltre 11,3 miliardi di dollari. Lo ha riferito il Pentagono al Congresso degli Stati Uniti. Si tratta di una somma che destinata ad aumentare vertiginosamente e che non includono molte delle spese per il rafforzamento militare. Contemporaneamente il Dipartimento di Stato ha approvato lo stanziamento di un massimo di 40 milioni di dollari dal bilancio di emergenza per finanziare i voli di evacuazione per i cittadini americani che si trovano Medio Oriente.
Il petrolio supera i 100 dollari al barile nonostante lo sblocco delle riserve. Il prezzo del Brent del Mare del Nord, il benchmark globale per il petrolio, è salito sopra i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte per scongiurare una carenza globale. Intorno alle 03:00 GMT, il prezzo del Brent è salito del 9,3% a 100,50 dollari al barile, mentre il WTI, il benchmark statunitense, ha raggiunto i 94,92 dollari, in rialzo dell'8,8%, secondo quanto riporta Afp. (riproduzione riservata)