Il governo Meloni «si appresta ad aggiornare le proprie previsioni macroeconomiche nella medesima direzione seguita dai principali organismi internazionali e dai previsori nazionali», ossia a ribasso. Lo ha confermato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Volendo però precisare che «il quadro delineato dalle più recenti evidenze statistiche non indica un deterioramento strutturale dell’economia italiana, che anzi ha dimostrato una significativa resistenza sul mercato del lavoro, nella gestione della finanza pubblica e nel sistema produttivo, anche allo shock sul commercio internazionale delle nuove politiche sui dazi». Ma «le revisioni in ribasso delle prospettive di crescita risultano limitate e ascrivibili prevalentemente a fattori esogeni e temporanei, in primis all’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e alla conseguente crisi energetica».
Tanto che, ha precisato Giorgetti, «in assenza del riacutizzarsi della crisi energetica, lo scenario macroeconomico avrebbe mostrato segnali di progressivo miglioramento, tanto che alcuni organismi internazionali stavano valutando una revisione verso l’alto delle prospettive di crescita per l’Italia, a conferma della sostanziale tenuta e resilienza della nostra economia». I dati relativi alla fine del 2025 mostrano, infatti, una fase di espansione moderata: nel quarto trimestre del 2025 il pil è cresciuto dello 0,3 % congiunturale e dello 0,8 % su base annua, in linea con quanto previsto dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica.
Il governo, assicura il titolare di Via Venti Settembre, «conferma l’impegno a perseguire una strategia di prudenza di bilancio e di sostegno mirato a famiglie e imprese, salvaguardando la sostenibilità del debito pubblico nel medio periodo». Per quanto riguarda l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, i conti Istat di inizio marzo indicano un rapporto deficit/pil delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1 % nel 2025 (in realtà 3,07%), ma «siamo in attesa delle valutazioni da parte di Eurostat nella terza decade di aprile, questione estremamente rilevante per le decisioni da assumere».
Giorgetti ha poi aggiunto che «non sono certo sporadici i casi in cui le periodiche e pessimistiche previsioni formulate anche in sede internazionale hanno sottostimato l’andamento del pil dell’Italia e sono state successivamente superate dai dati a consuntivo». Insomma non si è mostrato del tutto pessimista.
Per quanto il governo sia «pienamente consapevole delle numerose pressioni sulla finanza pubblica esercitate da esigenze di transizione strutturale, cui più di recente si aggiungono quelle legate alla crisi energetica innescata dallo scoppio della guerra in Medio Oriente». Infatti «ci siamo mossi su una duplice linea: quella delle riforme strutturali, contenute nel decreto energia, e quelle emergenziali e temporanee, che hanno caratterizzato i provvedimenti per fronteggiare in via emergenziale il caro carburanti».
In particolare è stato tagliato fino al 1° maggio il prezzo di diesel e benzina di 25 centesimi al litro ed è stato introdotto un meccanismo diretto a prevenire comportamenti speculativi. Un approccio «prudente ma deciso che il governo intende calibrare progressivamente le misure in base alla persistenza e alla volatilità delle dinamiche dei prezzi».
Questi «interventi emergenziali si affiancano alle misure a sostegno dei redditi e a per il supporto al sistema produttivo che son state già varate in sede di legge d bilancio e nei decreti adottati da inizio anno. Si pensi al decreto energia, che ha introdotto disposizioni per la revisione strutturale di una serie di meccanismi finora vigenti, nonché alle misure di incentivo per le imprese», ha ricordato Giorgetti.
L’evoluzione del contesto internazionale verrà, dunque, costantemente monitorata e «il governo è pronto ad intervenire sia sul lato della domanda sia su quello dell’offerta, consapevole che le misure dal lato dell’offerta richiedono più tempo per produrre effetti».
Giorgetti però evidenzia che «qualora la crisi internazionale non evolva positivamente, le misure adottate dai singoli Stati dovranno necessariamente inserirsi nell’ambito di una strategia europea, che stiamo sollecitando e promuovendo».
Da un lato, «si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea, così come fu fatto per la pandemia, con misure eccezionali fra le quali ho già condiviso con alcuni partner europei la proposta di prevedere una tassazione degli extra profitti generati nel settore dagli aumenti dei prezzi dei carburanti e dell’energia». Dall’altro lato, «il perdurare della crisi imporrà di ragionare in maniera seria e costruttiva su una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita, prevista dall’articolo 25 del Regolamento 1263/2024. Ricordo che la Commissione ha già avuto modo di esprimere cautela sulla possibilità di attivazione di tali clausole alla luce dell’attuale contesto, ma resta il fatto che in determinate condizioni, come nel caso di prolungato stress sulle finanze pubbliche del nostro Paese o di recessione severa nell’area, l’attivazione di tali clausole debba essere considerata una possibilità realistica, nonché esplicitamente prevista dalla nuova governance europea», ha aggiunto il ministro.
Da non scordare poi che «qualora la situazione economica dovesse aggravarsi ulteriormente andranno previsti interventi, dall’Italia già richiesti in sede di Consiglio Europeo, diretti a rivedere l’attuale quadro regolatorio, in primo luogo quello dell’Ets, del quale appare urgente sospendere temporaneamente l’applicazione con riguardo alla produzione di elettricità da fonti termiche fino al riallineamento globale dei prezzi dell’energia». (riproduzione riservata)