Guerra in Iran, Giorgetti avverte la Bce: sarebbe grave gestire il caro energia con una stretta monetaria
Guerra in Iran, Giorgetti avverte la Bce: sarebbe grave gestire il caro energia con una stretta monetaria
Durante la riunione dei ministri delle Finanze del G7, il ministro critica l'idea di una stretta monetaria come risposta alla crisi iraniana. I mercati vedono uno-due rialzi dei tassi Bce

di Francesco Ninfole 09/03/2026 17:30

Ftse Mib
44.024,96 17.40.00

-0,29%

Dax 30
23.409,37 18.00.00

-0,77%

Dow Jones
47.740,74 21.51.17

+0,50%

Nasdaq
22.695,95 22.11.41

+1,38%

Euro/Dollaro
1,1634 21.56.43

+0,35%

Spread
76,02 17.30.17

-0,77

l ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si schiera contro un aumento dei tassi da parte della Bce. «Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria», ha scritto Giorgetti sul profilo X del Mef, in merito al conflitto in Medio Oriente discusso durante il G7 dei ministri delle Finanze.

La guerra ha innescato un aumento dei prezzi del petrolio e del gas che, se duraturo, avrà un impatto sull’inflazione dell’Eurozona. La Bce dovrebbe «guardare oltre» un rialzo temporaneo dei prezzi, mentre potrebbe intervenire in caso di incremento stabile del carovita e delle aspettative sull’inflazione nel medio termine.

La crescita dell’Eurozona risentirà dell’aumento dei prezzi dell’energia che per l’Italia «distrugge potere acquisto delle famiglie e altera la competitività delle imprese», ha detto Giorgetti. «L’Italia è leader in Europa per produzione manifatturiera ma non ha indipendenza energetica: un mix che in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo diventa pericoloso. L’instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle aziende ma anche la nostra sicurezza economica».

Una stretta monetaria aggraverebbe ulteriormente la frenata economica. In una fase di stagflazione, come quella che rischia l’area euro (anche secondo la Commissione Ue), i banchieri centrali si trovano in una situazione complicata perché devono scegliere tra crescita e inflazione. Nell’Eurozona l’obiettivo primario è la stabilità dei prezzi.

Un fattore importante per la Bce sarà la durata del conflitto. Perciò secondo gli economisti Francoforte dovrebbe restare ferma nella prossima riunione del 19 marzo e aspettare di conoscere meglio gli sviluppi in Medio Oriente.

L’Italia rischia un rallentamento economico superiore alla media dell’area, a causa della maggiore dipendenza dai fornitori di energia esteri. Inoltre il costo di finanziamento del debito italiano è salito negli ultimi giorni: i tassi dei Btp a dieci anni sono arrivati ieri al 3,62%, rispetto al 3,27% pre-conflitto. In questa logica possono essere inserite le dichiarazioni di Giorgetti, anche se gli interventi politici nei confronti della Bce sono in contrasto con l’indipendenza della banca centrale.

I mercati considerano sempre più probabile una stretta Bce quest’anno. Gli operatori monetari sono arrivati a considerare due aumenti dei tassi, uno a giugno e uno a dicembre. In serata le attese si sono in parte ridimensionate, con l’attesa di un rialzo entro settembre e con la probabilità del 25% di una ulteriore stretta entro fine anno. I mercati escludono comunque un intervento già nella prossima riunione.

Le sfide di Christine Lagarde e della Bce

La guerra nel Medio Oriente potrebbe essere una nuova emergenza da affrontare per la presidente Bce Christine Lagarde, dopo la pandemia, la guerra in Ucraina e le tensioni commerciali per i dazi Usa. Lagarde ha confermato il 5 marzo che Francoforte è «in buona posizione» sui tassi e questo consentirà di «monitorare con attenzione e capire le conseguenze» del conflitto in Medio Oriente. Lagarde ha anche ribadito che la Bce prenderà decisioni «riunione per riunione», senza avere un percorso predefinito sui tassi.

Tra i membri Bce prevale la cautela sulle prossime mosse, anche se la Bundesbank ha detto che la posizione sarà rivalutata nella prossima riunione. L’esperienza della guerra in Ucraina potrebbe spingere i banchieri centrali a essere molto attenti ai rischi di inflazione nei prossimi mesi. Intanto il 19 marzo saranno pubblicate anche le nuove proiezioni economiche di Francoforte. (riproduzione riservata)